Economia

IL CASO

Pornotax anche per i creator di Onlyfans

La tassa etica si applica anche ai forfettari, ma il Fisco ora valuta la pornografia caso per caso. Ecco cosa rientra nell’imposta e cosa ne resta fuori

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La chiamano tassa etica, ma il suo nome è pornotax e per chi vive producendo contenuti online nel mondo adult la questione è molto più concreta di qualsiasi dibattito di principio. Negli ultimi mesi l’Agenzia delle Entrate aveva chiarito che l’imposta si applica anche alle partite Iva in regime forfettario. Poi, la svolta: rispondendo a un interpello, il Fisco ha precisato che la definizione di contenuto pornografico sarà valutata caso per caso, una decisione che potrebbe cambiare in modo significativo il peso fiscale per migliaia di creator digitali.

Cos’è la tassa etica e perché esiste

La tassa etica o pornotax nasce con la Finanziaria 2006, durante il governo Berlusconi III. È un’imposta aggiuntiva del 25% sui redditi derivanti dalla produzione, distribuzione, vendita o rappresentazione di materiale pornografico. Non riguarda tutte le partite Iva, ma solo chi esercita attività considerate appartenenti al settore pornografico come liberi professionisti, titolari di reddito d’impresa o società di persone.

Il nodo sta proprio nel definire cosa sia realmente pornografico. Il riferimento tecnico è il Dpcm del 13 marzo 2009, che include giornali, opere teatrali, letterarie, audiovisive o multimediali in cui compaiono atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti. Un limite che, almeno sulla carta, sembra chiaro, ma che nella pratica digitale odierna richiede interpretazioni più flessibili.

Come funziona

Questa imposta non sostituisce le tasse ordinarie, ma si aggiunge ad esse. Per chi opera in regime ordinario o semplificato, la base imponibile è costituita dal reddito netto dell’attività pornografica. Per i forfettari, invece, l’Agenzia ha chiarito che si applica il meccanismo tipico del regime agevolato: si considera la parte di ricavi relativa all’attività soggetta alla tassa, si applica il coefficiente di redditività e sul reddito risultante si calcola il 25%.

Le critiche non mancano. Numerosi esperti sostengono che la tassa etica violi il principio di proporzionalità contributiva previsto dall’articolo 53 della Costituzione e che rappresenti un forte incentivo all’evasione. Secondo i Radicali italiani è una misura che penalizza una categoria già fragile: la definiscono una norma discriminatoria e incostituzionale che va superata.

Perché riguarda anche i forfettari

Per molto tempo i creator adult in regime forfettario hanno ritenuto di essere esclusi da questo balzello, affidandosi all’idea che l’imposta sostitutiva al 15% (o 5%) inglobasse ogni altra forma di tassazione. Con la risposta n. 285 del 4 novembre, però, il Fisco ha sottolineato che la pornotax non viene sostituita dall’imposta del forfettario: conta cosa fai, non il regime in cui ti trovi.

Secondo stime di Fiscozen, su circa 85mila creator italiani attivi su OnlyFans, oltre 45mila operano in regime forfettario e potrebbero essere interessati da controlli qualora i loro contenuti ricadessero nella definizione di pornografia adottata dall’Agenzia.

Per comprendere l’impatto reale, basta un esempio. Una persona in forfettario al 5%, con coefficiente di redditività del 67%, che incassa 10mila euro interamente da materiale pornografico, dovrebbe versare circa 335 euro di imposta sostitutiva, 1.747 euro di contributi Inps e 1.675 euro di tassa etica. Un’aggiunta tutt’altro che trascurabile.

Che cosa resta fuori

La posizione dell’Agenzia delle Entrate ha però subito una significativa evoluzione. Rispondendo all’interpello presentato da Fiscozen, ha spiegato che la natura dei contenuti dovrà essere valutata caso per caso. Non è sufficiente essere presenti su piattaforme come OnlyFans per ricadere automaticamente nella tassa etica: ciò che conta è la presenza di atti sessuali espliciti e non simulati e il contesto in cui sono inseriti.

La commercialista Elena Battistini chiarisce che, seguendo questa interpretazione, resterebbero fuori dall’imposta «foto di piedi, mani o altri contenuti fetish che non mostrano atti sessuali espliciti, scene di autoerotismo, semplice nudità o simulazioni di atti sessuali». Mancano infatti gli elementi necessari per rientrare nella definizione di pornografia richiamata dal Fisco.

Il fronte politico

Parallelamente, anche il dibattito politico si è acceso. I Radicali Italiani hanno lanciato la campagna L’etica non si tassa, descrivendo la norma come un ostacolo che «colpisce un’intera categoria di lavoratrici e lavoratori». L’obiettivo è rimuovere gli “ostacoli morali e fiscali” che gravano sul settore, coinvolgendo i creator stessi, i parlamentari sensibili al tema e l’opinione pubblica.

In uno Stato liberale la sfera morale è strettamente privata e l’invasività dello Stato non può essere considerata positiva tanto più che la nostra Costituzione garantisce il diritto alla riservatezza.  Ove talune condotte ledessero la civile convivenza, sarebbero censurate da un apparato normativo tutt’ora in vigore. Il problema riguarda, dunque, l’aver aperto le porte del Fisco al nostro privato con la pornotax, inizialmente concepita per colpire pubblicazioni, supporti audiovisivi e altro materiale sexy. Ora che Internet ha cambiato tutto, esiste un grimaldello che consente di valutare come imponibile anche il tipo di attività performate in Italia su piattaforme come OnlyFans. Ci consentiamo di avanzare un suggerimento non richiesto all’Agenzia delle Entrate e all’amministrazione fiscale: si usi la massima attenzione. Come la pornotax originaria – che ha un gettito risibile e, pertanto, non rappresentato separatamente nel Bollettino mensile – ha prodotto risultati magri favorendo l’emigrazione di quel tipo di industria cinematografica verso Paesi dell’Est Europa a bassa tassazione, allo stesso modo l’applicazione odierna potrebbe determinare il cambio di domicilio dei creator perdendo in un sol colpo gettito Irpef e Iva oltre alla sovrattassa.

Enrico Foscarini, 30 novembre 2025

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