L’Unione europea prepara l’ennesimo balzello sui consumatori. Domani, durante il Consiglio Ecofin, i 27 ministri dell’Economia dovrebbero dare il via libera politico all’abolizione della franchigia doganale sui piccoli pacchi extra-Ue di valore inferiore a 150 euro. Una misura che, nelle intenzioni di Bruxelles, punta a “mettere ordine nel diluvio di spedizioni di basso valore”, ma che di fatto trasformerà ogni piccolo acquisto online in una spesa aggiuntiva.
L’obiettivo è “mettere ordine nel diluvio di spedizioni di basso valore”, spesso provenienti da grandi piattaforme di e-commerce cinesi come Temu e Shein. La misura punta a contrastare concorrenza sleale, frodi doganali e impatti ambientali generati dal frazionamento delle spedizioni.
L’Italia è in pressing da tempo, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti tra i principali promotori. “Servono regole europee forti e veloci per arginare l’aggressione extraeuropea che sta invadendo con prodotti a basso costo e senza rispetto delle regole il nostro mercato”, ha dichiarato. Il ministro auspica che i colleghi dell’Ecofin “trovino l’accordo non solo per approvare la direttiva ma anche per far anticipare la sua applicazione già a partire dal 2026”.
Attualmente l’entrata in vigore della misura è prevista per il 2028, ma Italia e Francia spingono per un anticipo di due anni, così da includere la tassa anche nelle rispettive manovre finanziarie. In Italia, si valuta un contributo fisso di 2 euro per ogni pacco sotto i 2 kg, un’ipotesi che potrebbe rientrare nella prossima legge di bilancio.
Concorrenza sleale e impatto ambientale
Secondo la Commissione europea, fino al 65% dei piccoli pacchi extra-Ue risulta sottovalutato per evitare i dazi all’importazione. Con la nuova direttiva, i dazi saranno applicati dal primo euro di valore, uniformando il sistema a quello dell’Iva per le merci importate.
Questa riforma doganale mira anche a ridurre le emissioni dovute al trasporto massivo di pacchi di basso valore, fenomeno che favorisce il cosiddetto “ultra fast fashion” e la produzione a ciclo rapidissimo di capi usa e getta, ma molti osservatori vedono l’ennesima stretta protezionista destinata a colpire i consumatori, più che i colossi dell’e-commerce.
La posizione del settore moda
Il mondo della moda, invece, applaude. “Non c’è tempo da perdere. E su questo fronte apprezziamo l’intenzione della maggioranza di affrontare in questa manovra di bilancio gli effetti sulla sostenibilità economica e ambientale generati dall’ultra fast fashion”, ha dichiarato Giulio Felloni, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio.
Felloni aggiunge: “Oltre all’introduzione di un contributo per ogni spedizione proveniente da Paesi extra-UE sotto i 150 euro, Federazione Moda Italia-Confcommercio propone un pacchetto di norme per il contrasto del fenomeno dell’ultra fast fashion e per la tutela dei negozi di moda e dell’intera filiera del Made in Italy”.
Una tassa tra geopolitica e consumatori
La misura europea si inserisce in un contesto globale di guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Bruxelles segue la scia di Washington, che ha recentemente eliminato le esenzioni doganali sotto gli 800 dollari. Dietro la narrativa della “leale concorrenza” e della “sicurezza dei consumatori”, secondo alcuni analisti, si nasconde una strategia geopolitica che rischia di penalizzare le famiglie europee, soprattutto quelle a basso reddito che acquistano prodotti economici online.
Enrico Foscarini, 13 novembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


