IL PARADOSSO

Bustine monodose, il bando Ue è l’ennesima follia green

L’Unione vieta i mini-contenitori nei ristoranti: mentre Cina e India inquinano senza limiti, Bruxelles colpisce imprese e consumatori europei

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bustine monodose ursula von der leyen

Dopo aver messo in ginocchio il settore automobilistico, l’Unione Europea trova un nuovo bersaglio simbolico della sua crociata ambientalista: le bustine monodose di ketchup, maionese, senape, sale, zucchero e olio. A partire dal 12 agosto 2026, nei ristoranti europei queste confezioni spariranno dai tavoli per effetto del nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), approvato e reso immediatamente applicabile in tutti gli Stati membri.

Una scelta che Bruxelles giustifica come necessaria per ridurre i rifiuti, ma che suona sempre più come l’ennesima dimostrazione di una politica ambientale scollegata dalla realtà economica globale.

Il regolamento che cambia le abitudini (e complica la vita)

La norma vieta l’uso di imballaggi monouso per il consumo sul posto nel settore della ristorazione, bollando le bustine individuali come imballaggi “superflui” e difficilmente riciclabili. Bar, trattorie, fast food, mense e hotel dovranno adeguarsi a dispenser, contenitori condivisi o sistemi riutilizzabili, con costi aggiuntivi, problemi igienici e maggiori responsabilità operative.

Il principio è chiaro: l’UE decide cosa è accettabile servire a tavola e in quale formato, imponendo un modello unico dall’alto. Il regolamento non si limita ai ristoranti, ma si estende anche a shampoo e detergenti negli hotel, che dovranno essere sostituiti da dispenser fissi. Un altro tassello di quella che viene presentata come “economia circolare”, ma che sempre più spesso si traduce in micro-regolazione ossessiva.

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Il paradosso ambientale europeo

Secondo la Commissione europea, ogni cittadino UE produce oltre 186 chili di rifiuti da imballaggio all’anno, un dato usato per giustificare restrizioni sempre più invasive. Peccato che, mentre Bruxelles si concentra sulle bustine di maionese, Cina e India continuino a inquinare a ritmi esponenziali, costruendo centrali a carbone e producendo emissioni che annullano qualsiasi sacrificio europeo.

Il messaggio implicito è chiaro: l’Europa deve “dare l’esempio”, anche se questo significa penalizzare le proprie imprese e i propri consumatori senza alcun impatto reale sull’ambiente globale. Una strategia che molti operatori del settore definiscono apertamente “una misura ideologica, scollegata da qualsiasi analisi costi-benefici”.

Ambientalismo ideologico contro libertà economica

Il PPWR si inserisce nel solco del Green Deal europeo, una cornice sempre più rigida che pretende di rieducare comportamenti, consumi e modelli di business. Il risultato è un’Europa che regolamenta tutto, ma innova poco, che tassa e vieta, mentre perde competitività e attrattività.

Vietare le bustine monodose non salverà il pianeta, ma renderà più complessa la vita di migliaia di piccoli esercenti e ridurrà la libertà di scelta dei consumatori. È l’ennesima prova di una Unione Europea che preferisce combattere simboli anziché affrontare i veri nodi dell’inquinamento globale, rifugiandosi in decisioni a basso rischio politico e ad alto impatto mediatico.

E mentre il mondo corre, l’Europa continua a discutere di ketchup.

Enrico Foscarini, 26 gennaio 2026

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