Il 5 novembre 2025, dopo oltre 24 ore di intensi negoziati, i ministri dell’ambiente dei 27 Paesi Ue hanno raggiunto un accordo a maggioranza qualificata sulla revisione della Legge Europea sul Clima, introducendo un obiettivo intermedio vincolante: ridurre le emissioni nette di gas serra (GHG, prevalentemente CO2) del 90 per cento entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990.
I dettagli dell’accordo
Quanto approvato dal Consiglio dei ministri Ue dell’ambiente prevede i seguenti capisaldi:
- Riduzione del 90 per cento delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990.
- Fino a un massimo del 5 per cento di crediti internazionali, generati cioè sotto l’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, utilizzabili ai fini del calcolo della riduzione delle emissioni di CO2.
- Possibilità di aggiungere un ulteriore 5 per cento di crediti se gli assorbimenti naturali (foreste, suoli) non raggiungeranno i target attesi.
- Rinvio al 2028 della Direttiva EU-ETS2, come chiesto da Polonia e Ungheria.
L’esito della votazione a maggioranza qualificata (almeno 15 Paesi + 65 per cento popolazione) è stato il seguente: favorevoli (21 Paesi, 81,9 percento popolazione): tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Portogallo, Slovenia. Contrari (4): Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Astenuti (2): Belgio e Bulgaria (equivalenti a voto contrario).
In tal proposito, vale la pena citare la surreale dichiarazione del nostro ministro Gilberto Pichetto Fratin che, a caldo, ha detto: “Buon compromesso, riconosciute le nostre istanze su più crediti del carbonio, biocarburanti e flessibilità ETS”.
Ma stendiamo un velo pietoso su tali parole e vediamo quali saranno i prossimi passi:
- 10 novembre 2025: voto in Commissione ENVI.
- 24-27 novembre 2025: voto in plenaria a Strasburgo.
Le reazioni politiche
Vale infine la pena menzionare le reazioni dei vari gruppi politici al Parlamento europeo:
- Verdi/ALE e The Left: paradossalmente, contrari all’accordo perché lo definiscono “90 per cento solo sulla carta”, chiedendo di chiudere tutte le scappatoie.
- S&D (socialisti): spaccati, ma in passato favorevoli alla riduzione del 90 per cento senza scappatoie.
- Renew (liberali): favorevoli al target ma critici sui crediti.
- EPP (centrodestra, include Forza Italia): largamente favorevoli al compromesso.
- Patriots for Europe ed ECR (destra, includono FdI e Lega): favorevoli alle flessibilità, alcuni vorrebbero abbassare il target.
Dulcis in fundo, le principali ong tra cui WWF, Greenpeace e Carbon Market Watch, si sono dette fermamente contrarie a questa proposta lasciandosi andare a dichiarazioni che hanno dell’incredibile, parlando di “obiettivo svuotato”, di “carbon laundering offshore” e di “tradimento della scienza”. Parole che lasciano intendere molto bene chi siano i veri pasdaran della fuffa finto-green in Europa.
Una “sconfitta di Pirro”
Ma nessuna delle parti in causa si è in realtà resa conto che quanto approvato dai ministri Ue dell’ambiente è una vera e propria “sconfitta di Pirro”, un’antifrasi che rende molto bene il ginepraio entro cui ci stiamo infilando.
Infatti, in cambio dello slittamento al 2028 dell’entrata in vigore della direttiva EU-ETS2 – per intenderci quella che estende il trading delle quote del carbonio anche ai settori dei trasporti privati, del riscaldamento, dello smaltimento rifiuti e del traffico marittimo, nonché cancella le quote assegnate finora a titolo gratuito (per chi volesse approfondire, link qui) – i ministri dell’ambiente dei 27 Paesi Ue hanno votato l’ennesima follia in salsa finto-green. Una votazione che molti commentatori nel dibattito pubblico – ingenuamente o in malafede – hanno scambiato per una vittoria del buon senso rispetto agli oltranzismi “green” pensando che questa proposta rappresenti un’attenuazione della cosiddetta “strategia net zero 2050”.
In realtà, però, ciò che è stato appena votato dai ministri dell’ambiente è di gran lunga più restrittivo della “Net Zero 2050” stessa e ve lo dimostro con qualche conto della serva e aiutandomi con un grafico.
I dati quantitativi
Calcoliamo preliminarmente a quale valore assoluto di emissioni di CO2 dovremmo arrivare nel 2040 per rispondere a questa folle proposta, tenendo conto che il valore di riferimento sono le emissioni del 1990, che in Italia furono 438,207 milioni di tonnellate annue.
Prendendoci tutte le scappatoie possibili, cioè sia quella del 5 per cento di “bonus” legato ai crediti internazionali (offset extra-Ue, art. 6 Accordo Parigi), che dell’ulteriore “bonus” del 5 per cento nel caso in cui gli assorbimenti naturali non dovessero raggiungere le aspettative (potrete scommetterci sin da ora che sarà così!), entro il 2040 dovremmo ridurre le emissioni dell’80 per cento (90 per cento – 5 per cento – 5 per cento) rispetto al valore del 1990; dovremmo cioè raggiungere il valore di 87,641 milioni di tonnellate annue di emissioni di CO2.
Prendiamo adesso il grafico dell’andamento delle emissioni di CO2 in Italia dal 1900 ad oggi e aggiungiamovi le proiezioni di tre possibili scenari: trend forzato di riduzione dell’80 per cento delle emissioni di CO2 al 2040, trend “naturale” di riduzione delle emissioni di CO2 e trend forzato di riduzione delle emissioni di CO2 “Net Zero Strategy 2050”.

1. Trend forzato di riduzione dell’80 per cento (caso migliore)
La proposta approvata dai 27 ministri dell’ambiente, considerati i due bonus del 5 per cento descritti sopra, porterebbe le emissioni di CO2 dagli attuali 304 milioni di tonnellate agli 87,641 milioni di tonnellate nel 2040 calcolati più sopra, per una riduzione di circa 13,5 milioni di tonnellate annue per ogni anno. Proiettando sul grafico tale andamento (linea rossa tratteggiata), scopriamo che, in questa configurazione, raggiungeremmo emissioni zero addirittura nel 2046, ben quattro anni prima di quanto previsto dalla “Net Zero Strategy 2050”!
2. Trend “naturale” di riduzione delle emissioni
Negli ultimi venti anni, le emissioni di CO2 si sono ridotte di circa 200 milioni di tonnellate a seguito di:
– Deindustrializzazione conseguente alle follie “green”: circa il 45 per cento.
– Riduzione dei consumi conseguenti all’impoverimento della popolazione: circa il 25 per cento.
– Diffusione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile: circa il 30 per cento.
Auspicando vivamente che nei prossimi decenni vi sia finalmente uno stop al declino socio-economico in atto da vent’anni e, quindi, ai processi di deindustrializzazione e di impoverimento della popolazione, possiamo dire che il trend dell’ultimo ventennio della quota di riduzione delle emissioni di CO2 legato alle tecnologie rinnovabili sia stato il 30 per cento del totale, cioè circa 3 milioni di tonnellate l’anno in meno ogni anno.
Proiettando tale riduzione fino al 2050 (linea verde tratteggiata), al 2040 giungeremmo in “evoluzione naturale” a circa 251 milioni di tonnellate l’anno che, rispetto alla baseline del 1990, rappresenterebbe una riduzione del 43 percento, troppo poco rispetto alla proposta approvata dai 27 ministri Ue dell’ambiente.
3. Trend forzato di riduzione delle emissioni (“Net Zero Strategy 2050”)
Ma la cosa più sbalorditiva, che è poi la cartina al tornasole di come tutti si stiano affannando a prendere posizione su questa vicenda senza alcuna reale cognizione di causa e senza alcun conto numerico, si ha andando a prendere in considerazione il trend di riduzione previsto dalla “Net Zero Strategy 2050”, il quale prevedrebbe l’azzeramento delle emissioni nette di gas serra entro il 2050, appunto.
Ipotizzando una riduzione lineare dal valore odierno di emissioni (304 milioni di tonnellate) a zero nel 2050 (linea nera tratteggiata), nel 2040 giungeremmo con questa modalità di evoluzione forzata al valore di emissioni di 117 tonnellate di CO2 l’anno, il che costituirebbe, rispetto alla baseline del 1990, una riduzione del 73 per cento, inferiore al più ottimistico valore dell’80 per cento previsto dalla proposta approvata dai 27 ministri Ue dell’ambiente!
Come abbiamo visto, quindi, non c’è proprio nulla di cui gioire: in realtà, siamo (saremmo) caduti dalla padella nella brace!
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