Energia

IL FATTO

Decreto Energia fermo, mancano le risorse

Pesano anche i vincoli Ue. Confermato solo il bonus da 55 euro, restano incerte le misure per le imprese

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il decreto Energia si è arenato ancora una volta. Le risorse per finanziare gli aiuti contro il caro energia non ci sono, almeno non nella forma immaginata dai tecnici del ministero dell’Ambiente, e la bozza del provvedimento è stata accantonata. Una frenata che ha irritato Palazzo Chigi, dove – spiegano fonti di governo – il decreto era stato sollecitato già dall’estate e più volte rimaneggiato nel tentativo di trovare una quadra finanziaria.

La premier Giorgia Meloni è intervenuta direttamente, con una telefonata al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, chiedendo di arrivare rapidamente a una soluzione. Tuttavia, dopo un primo tentativo di spacchettare il decreto e poi di riunificarlo, il testo è tornato al punto di partenza. La manovra di bilancio, infatti, non ha previsto coperture specifiche per il taglio delle bollette e questo ha reso l’operazione ancora più complessa.

Bonus bollette confermato, ma la platea è limitata

Nel quadro di incertezza generale, l’unica misura che sembra consolidata riguarda le famiglie. L’ultima bozza del decreto prevede per il 2026 un contributo straordinario di circa 55 euro annui sulla bolletta elettrica, destinato ai nuclei considerati vulnerabili. Si tratta di famiglie con Isee fino a 15 mila euro oppure con almeno quattro figli a carico e Isee inferiore a 20 mila euro.

Il bonus si aggiunge a quello sociale già esistente e dovrebbe interessare circa 4,5 milioni di famiglie, per un costo complessivo di 250 milioni di euro a carico della Cassa per i servizi energetici e ambientali. Un intervento che, però, viene giudicato insufficiente di fronte all’aumento strutturale dei prezzi dell’energia.

Imprese in difficoltà, le misure sono tutte da riscrivere

Il vero problema del decreto Energia riguarda le imprese, soprattutto le piccole e medie aziende e i grandi energivori. Le norme ipotizzate dal ministero dell’Ambiente sono progressivamente uscite dall’articolato, a partire dalla cosiddetta norma “spalma-incentivi”, bocciata dai tecnici del Mef. L’idea prevedeva di diluire nel tempo gli oneri di sistema legati ai vecchi incentivi alle rinnovabili, attraverso una cartolarizzazione che avrebbe coinvolto Cdp, con l’obiettivo di ridurre i costi in bolletta. Il progetto è stato però messo da parte senza opposizioni formali da parte di Palazzo Chigi.

Anche le altre ipotesi sono naufragate. Una delle più discusse prevedeva di compensare il differenziale di prezzo tra il mercato italiano del gas e quello di Amsterdam, stimato in circa 2 euro per megawattora, ma la proposta è stata abbandonata per problemi di copertura e per il rischio di distorsioni del mercato.

Prezzi dell’energia e vincoli europei sugli aiuti di Stato

A complicare ulteriormente il quadro è il rischio di incompatibilità con le norme Ue sugli aiuti di Stato, particolarmente severe quando si tratta di vantaggi competitivi decisi per via statale. È lo stesso ostacolo che rende difficile anche l’estensione della Zes unica a tutto il territorio nazionale.

Gli economisti Alessandro Valfrè e Gilberto Turati, in uno studio dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, ricordano che l’esperienza della Zes nel Mezzogiorno ha prodotto risultati significativi, con 28 miliardi di investimenti generati a fronte di 5 miliardi di crediti d’imposta. Tuttavia, spiegano che un’estensione generalizzata sarebbe in contrasto con le linee guida europee sugli aiuti regionali e di Stato. Più realistico, secondo gli studiosi, sarebbe replicare strumenti come lo Sportello unico digitale per ridurre la burocrazia anche nel resto del Paese.

Il confronto politico e le critiche delle imprese

Sul piano politico, il dossier sul decreto Energia resta delicato. Alle accuse di immobilismo mosse dalle opposizioni, il deputato di Forza Italia Luca Squeri replica che “non è assolutamente vero che le bollette delle famiglie italiane sono le più care in Europa, in Germania gli utenti domestici pagano più di noi”. Allo stesso tempo, però, ammette le difficoltà delle imprese energivore, penalizzate da un costo dell’elettricità “condizionato dal vincolo del gas come fonte di produzione”.

Secondo Confindustria, il prezzo dell’energia per le imprese italiane resta mediamente più alto del 30% rispetto alla media Ue, un divario che rischia di pesare sulla competitività del sistema produttivo. Finché il decreto Bollette resterà bloccato, il piccolo aiuto promesso continuerà a non arrivare, lasciando famiglie e aziende in attesa di risposte concrete.

Enrico Foscarini, 11 gennaio 2026

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