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Accise, la proroga del taglio funzionerà così

Ecco costi, coperture e impatto su benzina, diesel e GPL del decreto che estende i benefici al 22 maggio

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Il governo ha deciso di prorogare il taglio delle accise sui carburanti per altre tre settimane, mantenendo la misura attiva fino al 22 maggio 2026 nel tentativo di arginare almeno parzialmente l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici su famiglie e imprese.

La proroga sarà realizzata attraverso due distinti provvedimenti per ragioni procedurali. Il primo decreto è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 30 aprile ed è già operativo dal 2 maggio fino al 10 maggio. Successivamente, una seconda misura ministeriale estenderà il beneficio fiscale fino alla scadenza prevista, una volta definita con precisione la disponibilità delle risorse derivanti dall’extragettito IVA generato proprio dall’aumento dei prezzi.

Da Palazzo Chigi viene chiarito che il secondo intervento arriverà non appena saranno completate le verifiche sulle maggiori entrate fiscali, attese entro circa dieci giorni. In questo modo, l’esecutivo punta a garantire continuità a una misura che, pur temporanea, rappresenta una parziale restituzione ai contribuenti di una parte del surplus fiscale accumulato dallo Stato.

Come cambiano le aliquote su benzina, diesel, GPL e gas naturale

Il decreto-legge ridetermina temporaneamente le accise su diversi carburanti, riducendo il peso fiscale per contenere i rincari.

Per il periodo compreso tra il 2 maggio e il 10 maggio 2026, la benzina passa a 622,90 euro per mille litri, mentre il diesel viene fissato a 472,90 euro per mille litri. Riduzioni confermate anche per il GPL, con aliquota a 242,77 euro per mille chilogrammi, mentre il gas naturale utilizzato come carburante resta esentato, con accisa azzerata.

L’intervento coinvolge anche biocarburanti come HVO e biodiesel, con una rimodulazione che punta a evitare distorsioni di mercato e a mantenere competitività nelle alternative energetiche.

Coperture finanziarie e logica economica del provvedimento

L’operazione ha un costo stimato di 146,5 milioni di euro per il 2026, coperto principalmente attraverso l’utilizzo di maggiori entrate già incassate dallo Stato. Una scelta che conferma come la pressione fiscale indiretta sui carburanti generi un extragettito significativo nei momenti di rialzo dei prezzi.

In sostanza, una parte delle maggiori risorse prelevate automaticamente attraverso IVA e accise viene redistribuita per attenuare l’impatto fiscale sui consumatori, pur senza affrontare strutturalmente il nodo dell’elevata tassazione energetica italiana.

Una misura tampone che non risolve il problema fiscale

La proroga del taglio rappresenta un intervento emergenziale utile nell’immediato, ma non modifica il problema di fondo: il costo dei carburanti in Italia continua a essere fortemente influenzato da una componente fiscale elevata che pesa su cittadini, lavoratori e sistema produttivo.

Il decreto conferma ancora una volta come il governo preferisca agire attraverso misure temporanee anziché avviare una revisione strutturale della fiscalità energetica. Una strategia che offre sollievo nel breve periodo ma lascia irrisolto il tema centrale della competitività economica e del potere d’acquisto.

Entrata in vigore immediata

Il provvedimento è entrato in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e sarà ora sottoposto al Parlamento per la conversione definitiva in legge.

Per automobilisti, imprese di trasporto e consumatori, il beneficio sarà immediatamente percepibile, anche se limitato nel tempo, in attesa di capire se l’evoluzione dei mercati energetici richiederà ulteriori interventi nelle prossime settimane.

Enrico Foscarini, 3 maggio 2026

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