LO SCENARIO

Mps-Mediobanca, le ipotesi dei pm di Milano e i nuovi equilibri

L’indagine scuote il sistema finanziario italiano, Generali in primis, e riguarda anche l'uso del Golden Power da parte del governo

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La nuova indagine della Procura di Milano sull’operazione con cui Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha conquistato Mediobanca riporta in superficie tensioni, strategie e rapporti incrociati che potrebbero ridisegnare il controllo del Leone di Trieste.

Il cuore del fascicolo sono conversazioni e ricostruzioni investigative che delineano, secondo i pm, un progetto coordinato per consolidare il peso di Caltagirone e Delfin sugli snodi strategici della finanza italiana.

Le intercettazioni

Il 18 aprile, all’indomani dell’assemblea Mps decisiva per l’aumento di capitale, i toni confidenziali tra Francesco Gaetano Caltagirone e l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio raccontano un clima di intesa. L’imprenditore, racconta il Corriere della Sera, saluta il banchiere con un festoso «Ma lei è il grande comandante? Come sta?», ricevendo un entusiasta «Molto bene! Abbiamo fatto una bella operazione».

Caltagirone risponde con «mi pare fantastico, le faccio i complimenti perché è stato molto…», mentre Lovaglio ribatte schermendosi: «il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l’incarico… ha ingegnato una cosa perfetta». Il costruttore chiude: «È andata come doveva», e il banchiere completa la frase: «come meritavamo».

Sono scambi che, insieme alla ricostruzione del «costante investimento a scacchiera» nelle partecipazioni finanziarie, hanno spinto gli inquirenti a contestare i reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.

L’ipotesi dei pm: scalare Mediobanca per arrivare a Generali

Secondo la Procura, dal 2019 sarebbe stato avviato un progetto per «acquisire il controllo di Mediobanca in funzione di ottenere il controllo di Generali» senza comunicarlo al mercato né alle autorità. L’operazione chiave è stata l’Opas da 13,2 miliardi, realizzata in carta contro carta: 2,3 nuove azioni Mediobanca per ogni titolo portato in adesione a Mps.

Grazie a questa manovra, tra fine 2024 e ottobre 2025 Mps – all’epoca con lo Stato come principale azionista – ha conquistato la maggioranza di Mediobanca fissando la soglia di successo al 35%, pari alla quota riconducibile al blocco Caltagirone-Delfin.

Il controllo di Mediobanca è strategico: la banca d’affari possiede il 13,2% di Generali, dove Caltagirone detiene il 6,8% e Delfin il 10%, consolidando un fronte vicino al 30% del capitale.

La responsabilità amministrativa

L’indagine tocca anche gli enti, in base alla legge 231/2001. I pm Gaglio e Polizzi indagano come persone giuridiche il gruppo Caltagirone e la lussemburghese Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio guidata da Francesco Milleri, oggi primo azionista privato di Mps con il 17,5%.

Il ruolo del governo

A pesare è anche la procedura con cui, il 13 novembre 2024, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha venduto il 15% di Mps tramite Banca Akros. Gli inquirenti ritengono che la modalità scelta, pur presentata come una gara competitiva, sia stata costruita affinché gli acquirenti fossero proprio i soggetti che avrebbero beneficiato della futura conquista di Mediobanca.

Secondo la Procura, questo avviene in un contesto dove emergono profili di «conflitto di interesse» per la doppia veste del governo: azionista rilevante di Mps e titolare del Golden Power, potere utilizzato in passato – come nel caso dello stop alla scalata Unicredit su Banco Bpm – ma non in questa operazione.

Lovaglio

Il 5 luglio, parlando con un manager, Lovaglio appare certo del vantaggio accumulato: «Abbiamo il 35 in mano, abbiamo già il controllo, l’avete capito o no?». Aggiunge che Mps punta al 60%, avvertendo chi critica l’operazione: «noi abbiamo il 35, e questo è un messaggio vero».

Gli effetti su Generali

L’inchiesta arriva in un momento cruciale per Generali, dove la stabilità raggiunta dopo anni di tensioni tra grandi soci ora rischia di indebolirsi. Mps controlla, tramite Mediobanca, oltre il 13% del Leone; Caltagirone il 6,68%; Delfin il 10,05%. Sommando anche Benetton, Fondazione Crt e UniCredit, si arriva a un blocco vicino al 40%, decisivo per le prossime scelte strategiche.

Il 19 dicembre il cda del gruppo assicurativo dovrà decidere sul rinnovo della partnership con Natixis, tema da sempre divisivo tra gli azionisti privati. E nel frattempo Bruxelles ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora sull’uso del Golden Power, aprendo un nuovo fronte che potrebbe limitare i margini di intervento del Mef nelle grandi partite finanziarie.

Enrico Foscarini, 28 novembre 2025

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