Il grande risiko bancario italiano entra in una nuova fase. Con la decisione di Banco Bpm di interrompere le consultazioni con Monte dei Paschi di Siena, l’ipotesi di una fusione alternativa all’offerta di Intesa Sanpaolo esce di scena, lasciando alla banca guidata da Carlo Messina una posizione decisamente più favorevole nella corsa a Siena. Sullo sfondo, però, restano aperte le partite che riguardano Crédit Agricole, sempre più influente all’interno di Piazza Meda, e Unicredit, che dopo il successo nell’operazione Commerzbank continua a essere indicata dagli osservatori come uno dei possibili protagonisti del consolidamento bancario europeo e italiano.
Banco Bpm archivia il progetto con Mps
Il consiglio di amministrazione di Banco Bpm, riunito il 31 luglio, ha deciso all’unanimità di interrompere il confronto avviato con Montepaschi dopo la lettera inviata lo scorso 7 giugno. Nella nota diffusa al termine della riunione il gruppo milanese ribadisce che il progetto presentava “un forte razionale strategico e industriale” e avrebbe potuto dare vita a “un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia“, ma constata anche che “non si siano ad oggi verificate le condizioni per giungere a un accordo condiviso tra le parti“.
Poche ore dopo è arrivata anche la presa d’atto di Mps, che ha comunicato di aver recepito le considerazioni formulate da Crédit Agricole e la successiva decisione del consiglio di amministrazione di Banco Bpm, confermando di voler proseguire nell’attuazione del proprio piano industriale e nell’integrazione con Mediobanca, senza escludere ulteriori opzioni strategiche nell’interesse degli azionisti.
L’effetto immediato è evidente: venendo meno l’unica alternativa industriale credibile costruita nelle ultime settimane, Intesa Sanpaolo resta oggi la candidata più accreditata per portare a termine l’operazione su Monte dei Paschi.
Il peso crescente di Crédit Agricole
A imprimere la svolta è stato soprattutto Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con il 29,3% del capitale. Le dichiarazioni dell’amministratore delegato Olivier Gavalda hanno chiarito senza particolari ambiguità la posizione della banca francese.
“Non abbiamo ricevuto alcun progetto, né alcuna informazione su una potenziale fusione tra Mps e Bpm“, ha spiegato il manager durante la presentazione dei risultati semestrali, aggiungendo che, in assenza di un progetto concreto, non era possibile valutarne la capacità di creare valore per gli azionisti.
Il passaggio che ha attirato maggiormente l’attenzione del mercato è però un altro. “Con il 29,3% del capitale di Bpm siamo indispensabili. Questo significa che nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi“, ha affermato Gavalda, sottolineando il ruolo determinante assunto dal gruppo francese negli equilibri di Piazza Meda.
Ancora più significativa è apparsa l’indicazione sul futuro. Per Crédit Agricole “lo scenario preferito” resta infatti una possibile aggregazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, ipotesi che consentirebbe al gruppo transalpino di rafforzare ulteriormente la propria presenza nel mercato italiano.
Una linea confermata anche dalla deputy general manager Clotilde Langevin, secondo cui l’Italia rappresenta “un mercato strategico” nel quale il gruppo intende continuare a crescere. La manager ha inoltre precisato che, almeno per il momento, “non abbiamo ancora chiesto alla Bce l’autorizzazione ad assumere il controllo di Banco Bpm“, pur ribadendo che la partecipazione del 29,3% rende Crédit Agricole “un attore chiave in questo contesto“.
Castagna, Lovaglio e una partita sempre più difficile
L’idea di costruire un’alternativa all’operazione di Intesa era nata all’inizio di giugno, quando Giuseppe Castagna aveva proposto a Luigi Lovaglio una fusione tra pari. L’iniziativa era arrivata poche ore prima dell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Montepaschi e puntava a costruire un secondo percorso di consolidamento.
Nelle settimane successive il dialogo tra Piazza Meda e Siena è proseguito, ma le difficoltà non sono mai mancate. Da una parte la complessità industriale dell’operazione, dall’altra il crescente peso dell’azionista francese hanno progressivamente ridotto gli spazi di manovra fino alla decisione definitiva arrivata con il consiglio di amministrazione di fine luglio.
Per Intesa Sanpaolo si apre una fase più favorevole
Il ritiro di Banco Bpm modifica inevitabilmente gli equilibri del risiko. L’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps non incontra più un’alternativa costruita attorno a Piazza Meda e questo rende il percorso della banca guidata da Carlo Messina potenzialmente meno accidentato.
Naturalmente il successo dell’operazione dipenderà ancora dall’esito dell’Opas e dalle valutazioni degli azionisti, oltre che dagli aspetti regolamentari e Antitrust. Tuttavia, la rinuncia di Banco Bpm elimina uno degli elementi di maggiore incertezza che aveva caratterizzato le ultime settimane.
In pista anche Unicredit
Il risiko, però, è tutt’altro che concluso. Molti osservatori continuano infatti a ritenere che Unicredit possa tornare protagonista anche sul mercato italiano.
Dopo aver consolidato la propria posizione in Commerzbank, il gruppo guidato da Andrea Orcel dispone infatti della solidità patrimoniale necessaria per valutare nuove operazioni di crescita. In questo contesto, una Banco Bpm destinata a rimanere autonoma potrebbe rappresentare un’opzione da monitorare con attenzione, soprattutto se il consolidamento del settore dovesse entrare in una nuova fase.
Negli ultimi mesi, inoltre, i rapporti tra Unicredit e il ministero dell’Economia appaiono meno tesi rispetto al passato, mentre la banca continua a guardare con interesse alle opportunità offerte dal mercato italiano. Per questo motivo il capitolo Banco Bpm potrebbe non essere definitivamente chiuso.
Il risiko entra nella fase decisiva
Con l’uscita di scena dell’ipotesi Banco Bpm-Mps, il quadro si è semplificato ma non si è ancora definito. Intesa Sanpaolo vede oggi una strada più libera verso Montepaschi, Crédit Agricole consolida il proprio peso all’interno di Piazza Meda e Unicredit resta una presenza che il mercato continua a osservare con attenzione.
Il consolidamento bancario italiano, insomma, è entrato nella sua fase più delicata. Le prossime settimane diranno se gli attuali equilibri saranno confermati oppure se il risiko riserverà ancora nuove mosse.
Enrico Foscarini, 1 agosto 2026
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