Stellantis archivia un terzo trimestre 2025 positivo, con ricavi in aumento del 13% a 37,2 miliardi di euro e vendite in crescita a 1,3 milioni di unità. Il gruppo conferma le stime finanziarie per l’anno, prevedendo un miglioramento dei ricavi netti, del margine operativo rettificato e del flusso di cassa industriale netto.
Nonostante i numeri incoraggianti, il titolo in Borsa ha perso quasi il 9% dopo la presentazione dei conti. Gli analisti guardano con preoccupazione agli oneri una tantum previsti e all’incertezza sull’utile operativo, che misura la redditività reale del gruppo.
L’amministratore delegato Antonio Filosa parla di “risultati incoraggianti” e sottolinea la crescita in Nord America e Medio Oriente, dove Stellantis continua a investire. Meno brillanti, invece, i risultati nei mercati italiano e francese e nel segmento dei veicoli commerciali leggeri.
Italia in affanno: fermate e cessioni
Mentre i conti globali migliorano, l’Italia resta ai margini. A Cassino, lo stabilimento dove si producono Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale, resterà fermo sedici giorni a dicembre per la lunga pausa natalizia. Le fermate coinvolgeranno tutti i reparti, inclusi quelli storicamente più stabili come le Presse.
A settembre Stellantis ha annunciato la cessione di VM Motori a Marval, società piemontese controllata dal fondo Azzurra Capital. Si tratta della quarta dismissione di un asset industriale storico dopo Magneti Marelli, Comau e Iveco, confermando il progressivo ridimensionamento della presenza manifatturiera italiana del gruppo.
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Investimenti e futuro: il baricentro si sposta a Sud
Mentre gli stabilimenti italiani rallentano, Stellantis guarda al Nord Africa. Il gruppo investirà 1,2 miliardi di euro in Marocco, portando la capacità produttiva della fabbrica di Kenitra da 200 mila a 535mila veicoli l’anno. L’impianto produrrà anche minicar elettriche Fiat Topolino, Citroën Ami e Opel Rocks-e, con oltre 3.000 nuovi posti di lavoro.
L’obiettivo è chiaro: ridurre i costi e aumentare la competitività. Entro il 2030 Stellantis prevede di acquistare oltre 6 miliardi di euro in componenti locali, spostando una parte sempre maggiore della catena del valore fuori dall’Italia.
Un gruppo sempre meno italiano
Tra investimenti in Nord Africa, fermate in Italia e la vendita di storici marchi nazionali, Stellantis appare sempre meno italiana. Un’evoluzione che divide: da un lato la ricerca di efficienza globale, dall’altro la preoccupazione per posti di lavoro e futuro dell’industria automobilistica italiana.
Come sottolineano anche molte voci del settore, la “fabbrica Italia” sembra ormai una filiale secondaria del colosso nato dalla fusione tra Fiat-Chrysler e PSA. I conti sorridono, ma il cuore produttivo si allontana sempre più da casa.
Enrico Foscarini, 31 ottobre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


