Dall’altra parte dell’Atlantico si festeggia: il Wall Street Journal descrive la Francia come “la nuova Italia” e arriva a chiedersi se Parigi dovrà bussare al Fondo Monetario Internazionale. È un sarcasmo che graffia, ma che coglie un punto essenziale: la Francia non è più la colonna solida dell’Europa. La sua debolezza istituzionale e finanziaria, sotto gli occhi del mondo, mina l’intero progetto europeo.
Il peccato originale: piegarsi alla Germania
Per capire come si è arrivati a questo punto bisogna guardare a Berlino. La Francia ha accettato senza fiatare l’egemonia tedesca, facendo proprie le ricette di Angela Merkel. Parigi, invece di difendere una visione autonoma, ha scelto la complicità. È un errore che oggi esplode con tutta la sua violenza: mentre Berlino si riorganizza, Parigi si ritrova con un’economia fragile, una società divisa e un presidente isolato.
Gli errori strategici di Merkel che hanno travolto l’Europa
Tre scelte della cancelliera tedesca hanno segnato l’Europa intera:
- L’austerity post-2009. La crisi finanziaria fu affrontata imponendo sacrifici feroci ai Paesi del Sud Europa. I Piigs furono messi in ginocchio, ma anche la Francia ne subì le conseguenze con stagnazione economica e perdita di competitività.
- L’apertura incontrollata delle frontiere nel 2015. Presentata come un gesto umanitario, divenne il detonatore di tensioni sociali e di ondate populiste che hanno destabilizzato l’Unione.
- La transizione verde imposta dall’alto. Un progetto nobile ma realizzato senza gradualità, che ha colpito famiglie e imprese con costi insostenibili. I Gilet Jaunes furono la prova plastica di una società che non reggeva più il peso delle scelte tedesche.
Dai Piigs a Parigi: il conto arriva per tutti
In un primo momento queste politiche sembravano colpire solo i Paesi più deboli: Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna furono costretti a piegarsi a ricette lacrime e sangue. La Francia, protetta dal suo legame privilegiato con Berlino, pensava di restare al riparo. Macron si è illuso che la “pacchia” potesse continuare, immaginando che Parigi fosse destinata a giocare per sempre il ruolo di socio forte al fianco della Germania. Oggi scopre che non è così: le stesse dinamiche che hanno devastato i Piigs stanno travolgendo anche la République.
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Una crisi con radici tedesche
Non è la prima volta che la Francia si ritrova soffocata dal peso della Germania. Negli anni ’80, Mitterrand fu costretto a rinnegare il suo programma socialista per piegarsi alla disciplina del marco. Oggi Macron vive una versione aggiornata di quella resa: non più per difendere la moneta, ma per tentare di salvare una credibilità politica ed economica ormai evaporata.
Macron, l’illusione del partner privilegiato
Il presidente francese ha interpretato il suo ruolo con ingenuità: anziché contestare gli squilibri generati da Berlino, ha pensato di rafforzarli. Ha cercato di mostrarsi come il fedele scudiero della Germania, convinto che la sua lealtà sarebbe stata ripagata. La realtà è che oggi Parigi è sola, senza strumenti e senza strategia, e paga sulla propria pelle le conseguenze delle scelte sbagliate accettate in passato.
Il prezzo della sudditanza
Il declino francese non è soltanto un problema nazionale: è la crisi della seconda gamba dell’Europa. Quando cade Parigi, cade l’intero equilibrio comunitario. Ma se questa crisi ha un colpevole, il filo porta dritto a Berlino e alle scelte di Merkel. Macron ha soltanto prolungato l’illusione, credendo che la Francia potesse beneficiare di un sistema costruito per servire la Germania. Oggi, però, il tempo della pacchia è finito.
Enrico Foscarini, 9 settembre 2025
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