Economia e Logistica

CARO VIAGGI

Il turismo diventa un bancomat

Il governo aumenta l’imposta di soggiorno: più soldi allo Stato, meno risorse al turismo. Alberghi e associazioni contro una tassa che penalizza il settore

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Nel decreto «Anticipi» approvato ieri dal Consiglio dei ministri arriva la proroga per il 2025 delle misure incrementali sull’imposta di soggiorno. Una decisione che, dietro la facciata della solidarietà e del sostegno ai più fragili, si traduce in un ulteriore balzello per chi viaggia e per gli operatori del turismo. La novità principale è che il 30% del gettito extra sarà incamerato dallo Stato, destinato al fondo per l’inclusione delle persone con disabilità e a quello per l’assistenza ai minori. Peccato che, così facendo, si svuoti di senso l’imposta stessa, nata per finanziare servizi legati al turismo locale.

Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale Jfc, nel 2025 gli incassi raggiungeranno un nuovo record: 1,186 miliardi di euro, +15,8% rispetto al 2024. Di questi, 48,6 milioni finiranno direttamente nelle casse statali, mentre ai Comuni resterà la parte restante. Ma il paradosso è che – come denuncia Confindustria Alberghimeno del 20% del gettito viene realmente utilizzato per migliorare i servizi turistici. Il resto? Disperso in spese comunali di tutt’altra natura. Nel 2026, poi, la tassa potrebbe salire ulteriormente: fino a 5 euro a notte in Lombardia e Veneto, dove le città olimpiche avranno la facoltà di aumentarla per finanziare gli eventi di Milano-Cortina 2026. Una scelta che fa infuriare gli operatori, già provati dai rincari e dal calo della competitività.

Durissimo il commento del Codacons: «Qualsiasi aumento della tassa di soggiorno si tradurrebbe in un enorme regalo per i Comuni e in un danno per il turismo. Nessuno sa come vengano usate queste risorse: manca del tutto una rendicontazione pubblica e trasparente». Anche l’Anci, pur rappresentando i Comuni, ha espresso forti perplessità. Il presidente Gaetano Manfredi ha parlato di una “soluzione tampone e incerta”, che “scarica sui bilanci comunali una spesa che spetta allo Stato”. Un’ammissione chiara: si usa una tassa turistica per coprire buchi sociali. Sulla stessa linea la Federalberghi, che invita il Governo a «ridurre la pressione fiscale, non ad aumentarla». «Il Giubileo è alle battute finali – si legge nella nota – ma la fame di denaro dei Comuni e dello Stato continua a galoppare».

In sintesi: mentre il turismo italiano vive un momento di ripresa, lo Stato e gli enti locali preferiscono tassare invece che investire.

Enrico Foscarini, 15 ottobre 2025

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