
Secondo un’elaborazione de Il Sole 24 Ore su dati Crif e Istat 2023, un consumatore tipo in Italia dovrebbe accantonare l’equivalente di 17 mensilità di stipendio per estinguere i debiti residui tra mutui e prestiti.
La simulazione, che ipotizza di destinare interamente la retribuzione al rimborso delle pendenze, fornisce un indicatore della sostenibilità del credito. In linea generale, la rata mensile non dovrebbe superare un terzo dello stipendio netto, ma la realtà mostra differenze marcate tra le province.
Le famiglie più esposte si trovano a Rimini, dove occorrono 29,8 mensilità per azzerare i debiti, seguita da Prato e Grosseto con circa 27 mesi. All’opposto, nelle province di Frosinone e Biella bastano poco più di 13 stipendi.
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Il livello di indebitamento riflette la geografia economica del Paese: in Trentino Alto Adige il debito medio raggiunge i 49.226 euro, in Lombardia i 40.294, mentre in Calabria scende a 19.292 euro, meno della metà. Le differenze derivano soprattutto dal costo degli immobili e dalla diffusione dei mutui, ma anche da fattori culturali e reddituali, come la propensione al risparmio o la permanenza più lunga nella casa dei genitori.
Le province toscane risultano le più vulnerabili: a Prato, Grosseto e Livorno il rapporto tra debiti residui e redditi annui supera il 130%, segnale di uno squilibrio tra esposizione e capacità di rimborso. Al contrario, a Trento e Bolzano il debito incide rispettivamente solo per il 73% e il 58% degli stipendi medi.
Nonostante il calo del potere d’acquisto e l’incertezza economica, gli italiani non smettono di ricorrere al credito. A giugno 2025, secondo Crif, il 59,6% della popolazione aveva almeno un finanziamento attivo, con un aumento del 13,1% rispetto all’anno precedente.
In sintesi, la fotografia del 2025 mostra un’Italia divisa: al Nord debiti più alti ma anche redditi maggiori, al Sud esposizione più bassa ma potere d’acquisto limitato. Un equilibrio precario che conferma quanto la sostenibilità finanziaria delle famiglie sia oggi una sfida cruciale per l’economia nazionale.
Enrico Foscarini, 13 ottobre 2025
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