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Auto, la crisi di Suez fa scattare l’allarme pezzi di ricambio. Ecco i marchi più colpiti

Si allungano sia i tempi di consegna delle vetture nuove sia quelli di riparazione in carrozzeria. I maggiori problemi per Dr, MG, Lynk & Co, SsangYong, Nissan e Renault

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auto senza pezzi di ricambio © MarkRubens e Creativa Images tramite Canva.com

La crisi del Mar Rosso sta per travolgere l’industria dell’auto e la sua filiera. Lo choc nella disponibilità di merci provocata dagli attacchi dei ribelli Houthi alle navi portacontainer in transito nel Canale di Suez sta provocando ritardi nelle consegne e carenza di pezzi di ricambio.

Il tutto ricade sugli automobilisti almeno in due modi:

  • chi ha acquistato una vettura nuova sta subendo uno slittamento dei tempi di consegna;
  • chi ha portato il proprio veicolo dal meccanico o in carrozzeria, deve accettare il disagio di tempi di riparazione più lunghi.

Il tutto con il pericolo strisciante che l’incremento dei costi di trasporto e delle polizze assicurative subiti dai big della navigazione si riverberi sulle case produttrici e quindi favorisca un generalizzato rincaro dei listini al consumatore con una nuova stangata. Si stima che il conflitto in corso ci stia già costando 100 milioni al giorno.

Di certo nel frattempo, scrive Federcarrozzieri che ha lanciato l’allarme si assiste a un crescente numero di furti di vetture nelle città. “Numerose componenti delle automobili oggi in circolazione viaggiano su nave e non possono essere sostituiti da pezzi prodotti negli stabilimenti europei”, sottolinea Davide Galli che presiede l’associazione delle autocarrozzerie italiane.

Ma quali sono i pezzi di ricambio che scarseggiano a magazzino a causa della crisi dello Yemen? Si tratta dei cosiddetti “laminati”, ossia  – prosegue Galli – i cofani motore, i parafanghi, le portiere e altri parti di scocca della carrozzeria.

Tutti elementi essenziali per il lavoro delle carrozzerie perché proprio queste sono le parti dell’auto che più di frequente si danneggiano in caso di sinistro stradale. Se mancano a magazzino o si allungano i tempi di consegna da parte del fornitore, quindi, l’intero processo di riparazione si interrompe. Con l’esito di lasciare l’automobilista a piedi o costringerlo ad affittare una vettura.

Vediamo allora quali sono le case automobilistiche che stanno pagando un dazio più elevato alla crisi di Suez in termini di logistica. Secondo un’indagine condotta dalla stessa  Federcarrozzieri tra i propri associati sul territorio, al momento sono coinvolte la gran parte delle auto dal Dna asiatico.

In particolare, appaino in difficoltà gli automobilisti che hanno scelto le vetture di Dr, MG, Lynk & Co, SsangYong e Nissan; a cui aggiunge la francese Renault. In tutti questi casi i tempi di attesa per la consegna dei ricambi alle autocarrozzerie variano da un minimo di 15 giorni a un massimo di 60 giorni.

Va da sè che senza una rapida soluzione anche militare della ribellione degli Houthi, la domanda di pezzi di ricambio supererà di molto l’offerta. Con l’effetto di svuotare definitivamente le scorte e far salire i prezzi.

A quel punto sarebbe inevitabile un effetto a catena sull’inflazione, con il risultato di dare la scusa alla Bce per ritardare ancora il taglio dei tassi di interesse, già procastinato a questa estate.  E possiamo immaginare che i falchi del rigore tedeschi avrebbero facilmente la meglio su Christine Lagarde che si è già vista bollare come “inadeguata” al proprio ruolo di presidente persino dai dipendenti dell’Eurotower.

Per approfondire leggi anche come il governo ha spinto all’angolo Stellantis per centrare l’obiettivo di un produrre un milione di auto in Italia. Qui invece ecco la figuraccia rimediata dagli Agnelli con il marchio Fiat che ha perso il primato delle vendite nel nostro Paese dopo 96 anni. Qui, infine, il cortocircuito logico della Norvegia che fa l’ambientalista con le vettura a spina ma si finanzia con il petrolio.

Senza contare la piaga dei furti su commissione, anch’essi sempre più frequenti con la crisi di Suez. Come dimostrano le numerose auto che arrivano in carrozzeria depredate di pezzi come parafanghi, marmitte, specchietti, fanali, e altre componenti divenute ormai “rare” sul mercato a causa dell’allungamento dei tempi di consegna delle forniture, dato che la gran parte delle navi provenienti dall’Asia si spinge fino al Capo di Buona Speranza e risale il continente africano pur di evitare i missili dei terroristi.

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