Geo-Logistica

Panama: la Cina è di nuovo vicina e il piano Usa torna in bilico

La Cosco pronta e entrare nella compagine che sembrava essere tutta filoamericana (Blackrock e MSC); Forse Trump a temere Pechino sui mari non ha tutti i torti

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Di certo la vicenda Panama e i suoi sviluppi hanno assunto un valore del tutto particolare, portando in superficie ciò che in molti già adombravano come una realtà acquisita del mercato dei traffici marittimi. Ovvero che gli equilibri geopolitici sempre più delicati che caratterizzano ormai da mesi anche il confronto fra blocchi, incidono ormai in modo palese e difficilmente contestabile anche sulle scelte strategiche delle principali compagnie di trasporto container e su quelli (talora gli stessi) delle società che gestiscono il maggior numero di porti sulle rotte strategiche del mondo.

Quando MSC insieme con Blackrock aveva annunciato l’acquisto dei porti di CK Hutchison e in particolare dei due hub posti agli ingressi (Atlantico e Pacifico) del canale di Panama, commentatori scafati e illustri si erano sperticati a sottolineare la totale coincidenza di fini e obiettivi fra Gianluigi Aponte (numero uno di MSC) e la Presidenza americana a trazione Trump. E in effetti come non cadere in questa deduzione logica dopo che lo stesso Aponte un paio di anni prima aveva pubblicamente annunciano la sua “mission” di diga contro l’espansione marittima e commerciale cinese e che in questa ottica andava certo letta l’acquisizione di Bollorè Logistics Africa, il gruppo che controlla oltre a termina portuali, compagnie di autotrasporto, società ferroviarie ma anche un numero notevole di Dogane proprio dei Paesi africani in cui i cinesi hanno avviato una politica di appropriazione di risorse e gangli economici vitali.

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E poco importava che MSC continuasse a commissionare navi in Cina, anche dopo un preciso warning di Donald Trump, intenzionato a tassare le navi made in China che scalassero nei porti americani. Ma ora a sorpresa la compagnia cinese Cosco sarebbe intenzionata a rientrare in gioco, secondo fonti autorevoli, proprio nei porti che venivano dati per “venduti” agli yankees e ai loro amici svizzero-italiani; CK Hutchison sarebbe oggetto di un ritorno di interesse della compagnia di Stato cinese Cosco che figura anche al terzo posto nel mondo nel mondo nella classifica tracciata da Drewry dei principali container terminal operators. E non è detto che la presenza di Cosco nella cordata debba essere alternativa a quella di MSC che, con un’offerta di 22,8 miliardi formulata da TIL (la holding portuale del gruppo ginevrino di Aponte) sembrava ormai prima per distacco nell’operazione che le avrebbe portato in dote 47 porti.

Secondo un report di Bloomberbg è più che probabile il coinvolgimento della cinese Cosco che molti esperti di geopolitica individuano come la punta di diamante commerciale sui mercati, ma anche come il cavallo di troia militare di Pechino per un posizionamento strategico (vedi il porto di Djbuti, dove a fianco del terminal container è celata una base cinese per sottomarini, oppure il Pireo di crescente importanza strategica in un Mediterraneo inquieto). L’accordo esclusivo fra Hutchison e Blackrock per passare “dal compromesso all’atto di vendita” scade a luglio e l’inserimento di Cosco shipping ports, sarebbe incompatibile con Blackrock. E con Msc? Il gruppo di Aponte approdato nella settima posizione nella classifica mondiale dei terminal operator è certo sotto i riflettori; e non potrebbe essere altrimenti visto che la classifica capeggiata da PSA (Singapore) con la Cosco (39 porti per un traffico di 124 milioni di teu) saldamente terza, mentre un altro gruppo super-cinese, China Merchant, occupa il secondo gradino del podio. Senza contare le partecipazioni cinesi in terminal e società gestite da operatori europei.

Forse Trump a esprimere qualche preoccupazione per il controllo globale di cantieri navali e porti ad opera di Pechino, così folle come alcuni vorrebbero dipingerlo non è. E certo se anche gli alleati più fidali cedessero alla tentazione di far prevalere sullo spirito di squadra la pura strategia commerciale le cose si complicherebbero ulteriormente.

A detta degli esperti si innescherebbe inevitabilmente un nuovo risiko di alleanze “para portuali” con gruppi come DP World o la stessa Psa che potrebbero scoprire l’interesse per accordi e forse partnership societarie sino a ieri improponibili.

Lo sapevi che...

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