La straordinaria crescita della domanda di mobilità in Europa negli ultimi venticinque anni rappresenta una delle più grandi dimostrazioni di vitalità del nostro sistema economico. Con i passeggeri del trasporto aereo quasi raddoppiati, il traffico ferroviario in crescita del 47% e la mobilità su gomma al +26%, il mercato chiede a gran voce reti sempre più moderne e integrate. Lo studio di McKinsey presentato a Roma durante gli Stati Generali dei Trasporti e della Logistica organizzati da Confindustria evidenzia come questa pressione sugli asset esistenti sia in realtà un formidabile volano di sviluppo per il futuro. Davanti a un fabbisogno europeo per la rete Ten-T stimato in 845 miliardi di euro, l’apporto dei grandi operatori privati e industriali diventa il fattore decisivo per superare i limiti della spesa pubblica tradizionale e garantire la massima competitività ai corridoi economici continentali.
Un piano di investimenti da 550 miliardi
Per agganciare stabilmente la ripresa e assecondare le transizioni tecnologiche in atto, l’Italia si prepara a mettere in campo una stagione di investimenti senza precedenti: nei prossimi quindici anni il fabbisogno per le infrastrutture di trasporto salirà a circa 550 miliardi di euro, un balzo in avanti nettissimo rispetto ai 340 miliardi del quindicennio precedente. Questa cifra imponente incide per oltre un terzo sul totale degli investimenti infrastrutturali programmabili nel Paese, stimati tra i 1.500 e i 2.000 miliardi di euro. L’emergere di un gap di finanziamento potenziale superiore ai 200 miliardi non è un freno, bensì una straordinaria occasione per sbloccare l’enorme liquidità privata presente nel Paese. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha tracciato una rotta chiaramente attrattiva indicando che, a fronte di 1.500 miliardi di euro fermi sui conti correnti degli italiani, basterebbe canalizzare anche solo l’1% verso investimenti produttivi per mobilitare 15 miliardi all’anno, un grande piano di rilancio nazionale sostenuto anche dalla dote di 240 miliardi dei fondi pensione.
I campioni industriali guidano la modernizzazione del Paese
La logistica e i trasporti si confermano come i principali moltiplicatori della crescita nazionale, capaci di generare un incremento dell’1% del Pil attraverso un deciso upgrade del sistema e delle reti intermodali. I grandi player e i concessionari sono già pronti a guidare questa transizione con progetti industriali di altissimo profilo economico. L’amministratore delegato del Gruppo Autostrade per l’Italia (Aspi), Arrigo Giana, ha ricordato il valore strategico della rete autostradale nazionale, che sostiene l’85% del traffico merci interno e serve l’80% degli addetti manifatturieri dislocati a meno di venti chilometri dai caselli; per rigenerare e mettere in sicurezza questa essenziale infrastruttura, i concessionari privati sono pronti a investire la cifra di 50-60 miliardi di euro in un orizzonte di 15-20 anni.
Sul fronte dei cieli, l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma (AdR), Marco Troncone, ha confermato la valenza strategica del piano di sviluppo dell’hub di Fiumicino, che poggerà su ben 9 miliardi di euro di investimenti interamente privati, chiedendo procedure autorizzative rapide e spedite per assecondare il boom del mercato. Anche il trasporto merci su ferro è pronto a fare un salto di qualità grazie alla proposta dell’ad di Fs Logistix, Sabrina De Filippis, che punta a introdurre incentivi economici volti a spingere l’industria verso una reale e integrata intermodalità mare-ferro-gomma.
Il governo accelera sui cantieri e blinda le grandi opere
A sostenere questa formidabile spesa industriale c’è l’azione decisa del governo, che attraverso il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini rivendica una programmazione solida con 264 miliardi di investimenti complessivi già contati, finanziati e pronti a terra. Il dicastero è impegnato in una vera e propria corsa contro il tempo per spendere almeno 30 dei 42 miliardi del PnrR entro il prossimo agosto, dimostrando una capacità di spesa e di rimodulazione dei fondi estremamente efficiente.
Salvini ha difeso a viso aperto i cantieri storici del Paese, a partire dal Ponte sullo Stretto, un’opera da 13,5 miliardi di euro che connetterà stabilmente l’Italia all’Europa abbattendo i tempi di percorrenza dei treni merci da tre ore a soli quindici minuti, garantendo redditività e decarbonizzazione. Il piano dell’esecutivo punta inoltre a far volare il turismo nazionale espandendo la capacità della rete aeroportuale fino a 300 milioni di passeggeri entro il 2035, una strategia condivisa con il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che ha celebrato il primato qualitativo dello scalo Leonardo da Vinci di Fiumicino nel contesto di un mercato aeronautico che nel 2025 ha già superato la soglia record di 230 milioni di viaggiatori.
Enrico Foscarini, 19 giugno 2026
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