Economia e Logistica

LA MAZZATA

Manovra 2026, stangata sui dividendi

La manovra introduce l’Ires piena sui dividendi da partecipazioni sotto il 10%. Forza Italia insorge: “Doppia tassazione e freno agli investimenti”

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La manovra 2026 introduce un cambio radicale nella tassazione dei dividendi, colpendo società, imprenditori ed enti residenti che detengono partecipazioni inferiori al 10 per cento. L’articolo 18 del disegno di legge, bollinato dalla Ragioneria dello Stato, prevede infatti che tali dividendi non potranno più beneficiare dell’esclusione quasi totale dalla base imponibile.

Fino a oggi, soltanto l’1,2 per cento della cedola era soggetto a imposta, per evitare una doppia tassazione dell’utile già colpito a monte. Con la nuova norma, invece, l’Ires sarà applicata sul 100 per cento del dividendo, portando il prelievo effettivo al 24 per cento.

L’impatto sul gettito sarà immediato: secondo la Relazione Tecnica allegata alla manovra, l’Erario incasserà 983 milioni di euro già nel 2026, cifra destinata a superare il miliardo negli anni successivi.

Ma la misura ha già scatenato tensioni nella maggioranza. Forza Italia ha espresso “forte contrarietà” alla proposta, definendola un errore di impostazione fiscale. “L’introduzione di una soglia minima del 10% per accedere all’esclusione dalla base imponibile – si legge in una nota firmata da Maurizio Casasco, responsabile economia del partito – non solo comporta un aumento abnorme della tassazione, ma genera una doppia imposizione sugli utili, con effetti negativi su investimenti e competitività”.

Casasco ricorda come il regime del dividend exemption, introdotto con la riforma Ires del 2003, fosse pensato per garantire la neutralità fiscale lungo le catene partecipative e non rappresentasse un’agevolazione. “Intervenire per fare cassa – conclude – significa arretrare rispetto ai principi di coerenza e stabilità del sistema tributario”.

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Il nuovo prelievo rischia di colpire anche nomi di primo piano dell’economia italiana. Tra i possibili interessati figurano Unicredit, che detiene quote sotto il 10 per cento in Mediobanca e Generali, e Banco Bpm, azionista al 4,4 per cento di Mps. Anche imprenditori come Francesco Gaetano Caltagirone e la famiglia Benetton, azionisti storici di Generali, potrebbero rientrare nella nuova tassazione.

“È una rottura rispetto ai principi su cui si fonda la nostra architettura tributaria”, ha commentato Gaetano De Vito, presidente di Assoholding. “Si tratta di un intervento che, pur apparendo tecnico, avrebbe conseguenze strutturali sull’intero sistema economico”.

Secondo De Vito, il colpo sarà particolarmente duro per le holding di investimento, le società veicolo e le Pmi organizzate in gruppi, che vedranno ridursi la capacità di reinvestire gli utili e consolidare la crescita, con effetti diretti sulla competitività internazionale.

La norma, se approvata, si applicherà agli utili deliberati a partire dal 1° gennaio 2026 e inciderà già sugli acconti fiscali del periodo successivo al 31 dicembre 2025. Un intervento che il governo difende come misura di equità, ma che il mondo delle imprese e parte della maggioranza leggono come una tassa mascherata, destinata a pesare sulla ripresa.

Enrico Foscarini, 23 ottobre 2025

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