Entro la fine del 2025, una semplice tazzina di caffè potrebbe raggiungere i 2 euro. Un aumento significativo rispetto ai 0,87 euro del 2020, che rischia di trasformare un gesto quotidiano quasi in un lusso (soprattutto se si considera che gli habitué non si limitano a una sola consumazione quotidiana). Ma cosa ha scatenato questa “tempesta perfetta”?
Le cause dell’aumento: una concatenazione di eventi
Il clima sfavorevole ha ridotto i raccolti in Brasile e Vietnam all’aumento dei costi energetici, passando per l’inflazione e le nuove normative ambientali, il settore del caffè è sotto pressione. A completare il quadro, i dazi imposti durante l’era di Donald Trump hanno ulteriormente aggravato la situazione.
I numeri: un aumento del 50% in cinque anni
Secondo il Centro studi di Unimpresa, il costo del caffè al bar è passato da 0,87 a oltre 1,30 euro negli ultimi cinque anni, con punte di 1,49 euro a Benevento e 1,45 euro a Bolzano. Cristina Scocchia, amministratore delegato di Illycaffè, ha sottolineato al Meeting di Rimini che «il persistente trend rialzista della materia prima potrebbe causare un ulteriore aumento».
L’impatto sociale: un rito a rischio?
«Per i consumatori italiani la questione non è soltanto economica», afferma Mariagrazia Lupo Albore, direttore generale di Unimpresa. «Il caffè incide per meno dell’1% sulle spese annuali delle famiglie, ma ha un valore simbolico enorme: è il rito quotidiano che accompagna la socialità. Se il suo prezzo diventa proibitivo, il rischio è che venga percepito come un lusso e perda quella dimensione democratica che lo ha reso unico nel mondo».
Un futuro da decifrare
Se le previsioni di Unimpresa si avvereranno, il 2025 potrebbe segnare un punto di svolta per il caffè italiano. Un rito che rischia di diventare sempre meno accessibile. La domanda è: siamo pronti a pagare 2 euro per una tazzina di espresso?
Enrico Foscarini, 30 agosto 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


