Risparmi e investimenti
LA RELAZIONE

Consob e quella tentazione di indirizzare il risparmio

L'Authority chiede più investimenti privati nell'innovazione europea. Ma rendimento e rischio sono scelti liberamente dai cittadini

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La Consob torna a richiamare l’attenzione sulla necessità di mobilitare il risparmio privato europeo per finanziare innovazione, crescita e competitività. Nel discorso annuale al mercato, la presidente vicaria Chiara Mosca ha sottolineato come la grande quantità di ricchezza finanziaria detenuta dalle famiglie europee rappresenti una potenziale fonte di capitale per colmare il divario con Stati Uniti e altri concorrenti globali.

Secondo Mosca, “se solo una parte degli oltre 11mila miliardi di euro di risparmi delle famiglie europee venisse indirizzata verso gli investimenti nell’innovazione, l’Europa sarebbe in grado di colmare il divario con i principali concorrenti globali”. Un ragionamento che si inserisce nel più ampio dibattito sulla capacità dei mercati europei di finanziare la crescita delle imprese e sostenere settori strategici come l’intelligenza artificiale.

Il tema, però, non riguarda soltanto la quantità di risorse disponibili, ma soprattutto il modo in cui il risparmio viene allocato. I capitali privati non sono una risorsa pubblica da assegnare secondo priorità politiche: sono il risultato delle scelte delle famiglie, che decidono dove investire sulla base del rapporto tra rendimento atteso e rischio percepito.

Il risparmio non deve essere “indirizzato” dalle istituzioni

L’idea che una quota maggiore dei risparmi europei debba essere destinata automaticamente verso determinati settori, per quanto motivata dalla necessità di aumentare gli investimenti, rischia di confondere due piani diversi. Il compito delle istituzioni non è decidere dove debbano andare i soldi dei cittadini, ma creare le condizioni perché quei soldi trovino opportunità di investimento convenienti e sicure.

Un risparmiatore acquista un’azione, un’obbligazione o un altro strumento finanziario perché ritiene che il rendimento potenziale compensi il rischio assunto. Se un’impresa, un settore o un mercato non riescono ad attrarre capitali, la domanda da porsi non dovrebbe essere come spostare artificialmente quelle risorse, ma perché gli investitori non considerino conveniente impiegarle in quella direzione.

Il problema europeo, infatti, non è soltanto la disponibilità di risparmio. L’Europa dispone di una delle più grandi masse di ricchezza privata al mondo. La questione è piuttosto la capacità del sistema economico di trasformare quella ricchezza in investimenti produttivi attraverso mercati efficienti, imprese competitive e regole capaci di favorire la crescita.

Più capitali arrivano dove il contesto è più favorevole

Mosca ha ricordato che per rilanciare la competitività europea nei settori strategici serviranno 750-800 miliardi di euro annui di investimenti aggiuntivi. Per la presidente vicaria della Consob, “mercati integrati e più profondi” sono indispensabili per finanziare ricerca, innovazione e crescita delle imprese europee.

Il punto centrale è proprio questo: i mercati non si sviluppano perché il risparmio viene spinto verso di essi, ma perché diventano luoghi in cui gli investitori trovano opportunità credibili. Le famiglie scelgono di investire quando percepiscono che esistono aziende capaci di generare valore, un sistema normativo stabile e un ambiente economico favorevole.

La politica economica può quindi incidere profondamente sulla capacità di attrarre capitali, ma attraverso strumenti diversi dalla destinazione obbligata del risparmio. Ridurre la pressione fiscale, semplificare la burocrazia, migliorare la giustizia civile e rendere più competitivo il sistema produttivo sono interventi che possono aumentare naturalmente l’interesse degli investitori.

Al contrario, tentare di orientare il risparmio verso obiettivi stabiliti dall’alto rischia di trasformare una scelta economica individuale in uno strumento di politica industriale.

Il confronto con gli Stati Uniti parte dalla struttura dei mercati

Nel suo intervento Mosca ha evidenziato il ritardo europeo rispetto agli Stati Uniti nello sviluppo dei mercati finanziari. La capitalizzazione di Borsa rispetto al Pil nell’Unione europea è pari al 75%, mentre negli Stati Uniti raggiunge il 247%. Anche il peso dei mercati azionari europei sulla capitalizzazione mondiale resta molto inferiore: circa il 10% contro il 45% degli Stati Uniti.

Questi numeri mostrano una differenza strutturale. Il mercato americano è riuscito maggiormente a trasformare nuove imprese e nuove tecnologie in società finanziate dai mercati pubblici e privati. La risposta europea, però, non può essere chiedere ai cittadini di assumersi rischi che il sistema non riesce spontaneamente ad attrarre.

Il capitale privato segue gli incentivi. Dove esistono crescita, innovazione, tutela degli investitori e prospettive di rendimento, i capitali arrivano. Dove questi elementi mancano, il problema non è il risparmiatore che sceglie diversamente, ma il contesto che non riesce a convincerlo.

Più libertà di scelta per trasformare il risparmio in crescita

Il grande patrimonio finanziario delle famiglie europee può certamente rappresentare un motore di sviluppo. Ma perché questo accada non servono campagne per “convogliare” il risparmio verso determinati obiettivi.

Serve invece un ambiente nel quale gli investitori siano liberi di scegliere e nel quale le imprese abbiano la possibilità di competere per ottenere quei capitali. Il ruolo delle istituzioni dovrebbe essere quello di costruire questo ambiente, non quello di sostituirsi alle decisioni di milioni di risparmiatori.

Il risparmio, del resto, non è una risorsa sottratta al mercato da recuperare per finalità pubbliche. È il frutto delle decisioni delle famiglie, spesso ottenuto dopo aver già pagato tasse e contributi. Proprio per questo la sua destinazione deve restare una scelta individuale, fondata sulla valutazione libera di opportunità e rischi.

Enrico Foscarini, 13 luglio 2026

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