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Il canale interrotto

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Secondo lo storico greco Erodoto il primo tentativo di costruire un canale dal Mar Rosso al Mediterraneo fu intrapreso dal faraone Nekao II nel 600 a.C., tentativo però non riuscito; andò meglio invece al re Dario I, conquistatore dell’Egitto, che – intorno al 500 a.C. riuscì nell’operazione di scavare un canale dal Nilo al Mar Rosso (il canale dei Faraoni).

Già in epoca romana però il canale era ormai insabbiato e inutilizzabile e così rimase per altri secoli, durante i quali fu modificato, distrutto, ricostruito e definitivamente abbandonato.

Nel 1504 furono i veneziani a riproporre l’idea dell’opera ai sultani mamelucchi che regnavano in Egitto ma la cosa non ebbe seguito.

Bisogna arrivare a Napoleone e alla stabile presenza dei francesi in Egitto per avere, nel 1846, la costituzione di una “società per lo studio del canale di Suez”; il progetto fu redatto da un ingegnere trentino, Luigi Negrelli. A capo della società di costruzione del canale era Ferdinand de Lesseps, un diplomatico francese; i lavori iniziarono nel 1859 e terminarono dieci anni dopo, il canale venne inaugurato il 17 novembre 1869 alla presenza dell’imperatrice Eugenia (moglie di Napoleone III), dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, di nobili e ambasciatori.

La proprietà del canale era inizialmente del governo egiziano per il 44% e della Francia ma l’Egitto – a causa del debito estero – vendette la sua quota al Regno Unito.

Nel 1870 transitarono nel canale 486 navi per una stazza complessiva di 437mila tonnellate.

Da allora il canale attraversò diverse crisi (durante la prima e la seconda guerra mondiale e poi nella Crisi di Suez del 1956 quando, in seguito all’occupazione da parte degli egiziani al comando di Nasser, inglesi, francesi e israeliani attaccarono  e bombardarono l’Egitto innescando una crisi internazionale). 

Arriviamo quindi ai giorni nostri, e la notizia è quella che tiene svegli parecchi operatori del commercio internazionale: la gigantesca nave porta container Even Given, lunga circa 400 mt., durante una tempesta di sabbia si incaglia nei fondali del canale bloccandolo completamente in entrambe le direzioni.

Attualmente, per il canale di Suez, transita circa il 12% del commercio mondiale e il 30% del traffico container; circa 52 navi attraversano lo stretto d’acqua ogni giorno trasportando merci di ogni tipo: nel 2020 circa 19.000 navi hanno navigato nel canale trasportando più di 1 miliardo di tonnellate di merci.

Più di 200 navi da entrambi i lati sono in attesa di poter riprendere la navigazione e ogni giorno di fermo costa circa 9 miliardi di dollari di mancati commerci.

Tutto questo per dire che quando i risparmiatori pretendono di investire soltanto in presenza di condizioni di sicurezza/certezza stanno chiedendo qualcosa di impossibile che, semplicemente, non esiste; il rischio è parte integrante della filosofia dell’investimento, o lo si accetta o è meglio non investire.

Alcune certezze però le posso dare:

-il rendimento dei titoli di stato italiani è negativo fino al 2027 circa

-I tassi in America risalgono ma nel resto del mondo (Europa soprattutto) sono ancora fortemente in territorio negativo

-Le azioni rendono di più nel lungo termine ma oscillano.

 

 

Massimiliano Maccari

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