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L’influenza delle scelte di investimento sul benessere del nostro pianeta

Emanuela Cappellazzo ci parla di come le nostre scelte di investimento possono influire sul benessere del nostro pianeta
Emanuela Cappellazzo ci parla di come le nostre scelte di investimento possono influire sul benessere del nostro pianeta

Chi mi conosce sa che ho sempre vissuto la mia professione come una missione e oggi, catapultata in una realtà o meglio “nuova realtà” surreale in cui non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi, sento ancora di più la responsabilità del mio ruolo. Non ci può essere un’economia in un pianeta malato e dunque mi chiedo …
io, goccia in un grande oceano, come posso dare il mio contributo per migliorare il mio pianeta?

Oggi più che mai, si sente parlare di investimenti finanziari sostenibili, i così detti ESG (attività legate all’investimento responsabile che considerano aspetti di natura ambientale relativi alla salute dei sistemi naturali, sociale collegati al benessere dell’umanità e di governance ovvero modelli di business aziendali). In realtà i primi investimenti finanziari sostenibili trovano origine negli Stati Uniti già nel 1928 con la nascita del primo fondo di investimento “etico”, il Pioneer Fund. Recentemente, la sensibilità a questo tema ha subito un’accelerazione con l’approvazione nel 2015 dell’“Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile” da parte delle Nazioni Unite che individua 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030, e con il primo accordo universale di Parigi sui cambiamenti climatici entrato in vigore il 4 novembre 2016. Nel marzo 2018, con la definizione dell’“EU Action Plan on Financing Sustainable Growth”, sono stati delineati ulteriori obiettivi da perseguire attraverso l’emanazione di appositi regolamenti comunitari in materia di finanza sostenibile fino alla recente approvazione, da parte dell’UE, del Green Deal che prevede di destinare mille miliardi di investimenti alla lotta ai cambiamenti climatici, con l’obiettivo di una soglia di emissioni zero entro il 2050.

Non solo i Paesi ma anche le istituzioni hanno portato al centro dei propri mandati la sostenibilità. Ne è un esempio la BCE tramite il suo attuale presidente Christine Lagarde che, in occasione del suo ultimo intervento del 29 ottobre scorso, ha riproposto il tema della sostenibilità come elemento importante del suo mandato nei prossimi anni. Anche la Direttiva UE 2016/2341, “IORP II” in materia di fondi pensione intende incoraggiare i relativi gestori all’adozione di un approccio strategico di lungo periodo che prevede l’integrazione dei fattori ESG alle tradizionali strategie di investimento. Infine, anche nella revisione della Mifid2 (con effetti dal 2021) è previsto, nel processo di profilazione e di verifica dell’adeguatezza della clientela, la definizione delle preferenze da parte della stessa per investimenti sul tema della sostenibilità.

Dal report biennale della Gsia (Global sustainable investment alliance) si desume che poco meno di 31mila miliardi di dollari rappresenta il valore complessivo degli investimenti sostenibili nei principali mercati globali. L’Italia, nelle scelte di investimento legate alla sostenibilità, si trova ad un passo più indietro rispetto al Nord e Centro Europa motivo per cui la nostra industria finanziaria deve contribuire ad accelerare il processo di sensibilizzazione verso tali investimenti allineandosi alle cosìddette  “best practice” di sistema (Codice di Autodisciplina, promosso da Borsa Italiana per l’organizzazione e il funzionamento delle società quotate italiane). Il 24 maggio 2018, la Commissione Europea ha introdotto una “tassonomia” che comprende i criteri univoci, utili a banche e imprese di assicurazione, nel definire un investimento come ecosostenibile. Questo consente agli istituti finanziari di integrare fattori di sostenibilità nelle loro decisioni di investimento.

Consapevoli del fatto che non c’è abbastanza denaro pubblico nel mondo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile senza un forte sostegno da parte del capitale privato, ecco che entra in gioco la figura del consulente finanziario nell’affiancare l’investitore nel comprendere l’importanza di riorientare i flussi di capitale verso investimenti sostenibili che massimizzano il suo rendimento nel medio/lungo periodo.

Il ruolo del consulente finanziario, in questo caso, è quello di informare il cliente e sensibilizzarlo sui temi ambientali e sociali emersi anche con la pandemia da COVID-19. Informarlo e, nel rispetto del principio della libertà di scelta, renderlo consapevole che anche lui può, come goccia in un grande oceano, unire l’utilità di un investimento personale alla consapevolezza di aver contribuito al benessere del pianeta.

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