
Il prezzo dell’oro continua a correre e segna un nuovo massimo storico, confermando una fase di forza che sembra andare ben oltre le dinamiche tradizionali del bene rifugio. Il metallo prezioso con consegna immediata passa di mano a 5.084,56 dollari l’oncia, in crescita dell’1,51% rispetto alla chiusura precedente, mentre l’oro con consegna ad aprile sul Comex viene scambiato a 5.127 dollari, con un progresso più contenuto dello 0,09%. In controtendenza l’argento, che dopo la forte corsa delle ultime sedute ripiega fino a 110,36 dollari, segnando una flessione del 4,42%.
L’oro non è più solo un bene rifugio
Il superamento per la prima volta della soglia dei 5.000 dollari l’oncia rappresenta, secondo Diego Franzin, Head of Portfolio Strategies di Plenisfer Investments SGR, un vero spartiacque storico. A suo giudizio, “il suo ruolo storico di semplice bene rifugio è ormai superato: l’attuale trend ascendente ne fa un indicatore di un cambiamento profondo nel sistema monetario e geoeconomico globale. Non reagisce al presente, ma anticipa il futuro”.
In questa lettura, l’oro smette di essere una risposta alle crisi contingenti e diventa una bussola del nuovo ordine monetario, capace di intercettare prima di altri strumenti finanziari le trasformazioni strutturali dell’economia globale.
Il ruolo chiave delle banche centrali
Secondo l’analisi di Franzin, il mercato dell’oro sta incorporando un quadro macroeconomico caratterizzato dall’accumulo di debito pubblico e da una normalizzazione monetaria sempre più complessa. In questo contesto, le quotazioni del metallo giallo riflettono una ridefinizione delle aspettative di lungo periodo. “In quest’ottica – spiega – gli acquisti da parte delle banche centrali non rispondono all’urgenza del momento, ma alla necessità strategica di ridurre l’esposizione a valute sempre più soggette a pressioni politiche e a strumentalizzazione geopolitica”.
L’oro, a differenza delle riserve finanziarie tradizionali, non può essere congelato, diluito o influenzato da decisioni discrezionali, ed è proprio questa caratteristica a renderlo centrale nelle strategie di lungo periodo delle autorità monetarie.
Un cambio di paradigma
Il 2025 ha segnato un cambio di paradigma epocale anche per i portafogli degli investitori finanziari, che hanno aumentato l’esposizione all’oro non più soltanto come copertura tattica, ma come componente strutturale. In un contesto in cui manca un riferimento credibile privo di rischio reale, il metallo giallo viene percepito come un punto fermo, capace di orientare le scelte di lungo periodo.
Negli ultimi dodici mesi il prezzo dell’oro è salito dell’85,9%, un dato che rende tangibile l’impatto anche per i risparmiatori. Una sterlina d’oro che un anno fa valeva circa 550-560 euro oggi può essere rivenduta intorno ai mille euro, trasformandosi in un vero e proprio tesoretto per chi ha investito in lingotti, monete o fondi legati al metallo prezioso.
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La geopolitica dell’incertezza
La corsa dell’oro si inserisce in un quadro di incertezza geopolitica diffusa, alimentata da conflitti ancora aperti come quello tra Russia e Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente, dalle rivolte in Iran, dalle esercitazioni militari cinesi vicino a Taiwan e dagli ultimi scontri diplomatici che coinvolgono Stati Uniti ed Europa. Secondo Franzin, però, il rialzo delle quotazioni non prezza tanto il caos quanto “il cambio della natura del sistema, la normalizzazione dell’instabilità: un mondo caratterizzato da maggiore indebitamento, minore coordinamento internazionale e crescente interferenza politica nelle decisioni monetarie”.
Dollaro sotto osservazione
Il dibattito si intreccia anche con il ruolo del dollaro. Alcuni analisti collegano la forza dell’oro a un calo di fiducia nella valuta americana, complice la politica commerciale protezionista degli Stati Uniti. Una lettura che non convince la direttrice del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva, secondo cui non ci saranno “cambiamenti rilevanti” nel ruolo internazionale del biglietto verde, destinato a restare dominante grazie alla profondità dei mercati dei capitali Usa.
Ciò non esclude, tuttavia, che la corsa dell’oro possa proseguire. Giorgio Di Giorgio, docente di politica monetaria alla Luiss Guido Carli, sottolinea che “l’aumento del prezzo dell’oro è un trend che va avanti da diversi anni” e che, pur con fisiologiche fasi di volatilità, il metallo potrebbe restare su valutazioni elevate finché la situazione geopolitica non si stabilizzerà.
Argento tra record e volatilità
Anche l’argento ha vissuto una fase di forte apprezzamento, superando i 110 dollari l’oncia e beneficiando della crescente domanda legata alla transizione energetica. Le prospettive restano però più incerte. Secondo gli esperti di Vontobel, “le prospettive dell’argento possono essere definite cautamente ottimistiche, ma con una volatilità elevata”, sottolineando come il rally del 2025, pari a circa il 138%, sia stato in larga parte alimentato da posizionamenti speculativi più che da solidi fondamentali.
Enrico Foscarini, 27 gennaio 2026
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