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Previdenza integrativa, quale futuro?

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In questi giorni alcuni articoli di giornali propongono possibili novità fiscali in ambito pensionistico. La previdenza integrativa pare oggetto di modifiche fiscali per quanto riguarda le agevolazioni in termini di tassi e tasse ad essa riservate.

Mossa che speriamo non si concretizzi.

Al netto della manovra ipotizzata, il prodotto stenta a decollare per scarsa cultura finanziaria e per visioni troppo vaghe ed approssimative sul futuro da parte dei ragazzi di oggi nonché delle capacità economiche degli stessi. Cultura finanziaria al cui interno nella sezione comparto assicurativo le capacità di dialogo tra addetti del settore e clientela appaiono in tutta la loro difficoltà.  

Gli italiani continuano a considerare, nella maggior parte dei casi, il pagamento del premio di una polizza danni come un costo puro e non una mancata perdita in conto capitale dei propri risparmi in caso di “situazione avversa”.

 

Troppo poche ancora le sottoscrizioni in ambito ltc e previdenziale.

Analogamente il problema pensionistico non viene adeguatamente considerato, posticipando le considerazioni in merito allo stesso a quando la situazione oramai palese renderà di fatto inutile ogni tentativo di recupero.

In ambito assicurativo ed in generale negli investimenti più tempo si dedica attivamente agli stessi meno capitale sarà necessario per ottenere i medesimi risultati. Come per un piano di accumulo generico, prima si attiva un piano di previdenza integrativa minore sarà la rata necessaria ad ottenere il medesimo montante da dedicare a rendita futura.

Prima si aderisce ad un contratto di pensione integrativa e minore sarà l’impatto delle tasse sul montante finale complessivamente realizzato tra versamenti e rendimento di mercato. Sembra incredibile come anticipare l’adesione al servizio, comporti una drastica riduzione delle tasse effettivamente contabilizzate, ottenendo contestualmente una maggiore rendita mensile accreditata in conto corrente.

Si vocifera dunque di un drastico ridimensionamento dei vantaggi fiscali. Sarebbe probabilmente un boomerang, una mossa controproducente, limitando di fatto le già scarse adesioni, ed in prospettiva una drastica riduzione delle capacità economiche reddituali delle prossime generazioni.

Il futuro dei ragazzi che verranno sarà particolarmente carico di debito complessivo e paradossalmente di minor reddito. Un azzardo prima della riforma potrebbe essere un regalo buttato là ai propri figli e nipoti.

 

Regalare dunque l’accesso alla previdenza integrativa?

Magari tra le pieghe delle riforma i vecchi contratti terranno immutati i vantaggi fiscali.

Magari col tempo l’azzardo si rivelerà una fortuna economica sotto molteplici punti di vista.

L’adesione generalmente non comporta alcun vincolo da parte della compagnia assicurativa. La rata può variare da mensile ad annuale, modificabile in qualsiasi momento come importo e frequenza. La sospensione dei premi è sempre possibile. In questo ultimo caso però non si raggiungerebbe l’obiettivo di compensare alla scadenza pensionistica il divario tra ultimo stipendio e pensione percepita.

Concedete e concediamoci questa possibilità.

Potrebbe, dicevamo, rivelarsi nel tempo un felice azzardo, meglio ancora una scelta consapevole.

 

Giovanni Cedaro

 

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