
La sessione autunnale di bilancio non è ancora cominciata, ma già si accende una delle polemiche più roventi tra gli alleati di governo: quella sulla tassazione delle banche. Una tensione ciclica, che torna puntuale ogni estate e vede da una parte la Lega, intenzionata a colpire i profitti record degli istituti di credito, e dall’altra Forza Italia, che difende il ruolo del sistema bancario nell’economia e respinge ogni ipotesi di nuovo prelievo fiscale.
Salvini: “Profitti miliardari? Le banche devono pagare”
È stato il vicepremier Matteo Salvini a riaprire il dossier durante la festa della Lega a Cervia. “Le banche fanno soldi senza fatica. Devono pagare”, ha tuonato dal palco, ricordando gli oltre 11 miliardi di euro di utile netto registrati nel primo semestre da Intesa Sanpaolo e Unicredit.
La proposta rilanciata dal leader del Carroccio prevede un contributo volontario — o forzoso — da parte degli istituti per finanziare la rottamazione delle cartelle esattoriali. Un’iniziativa dal costo stimato di 5,2 miliardi di euro, che secondo Salvini potrebbe essere coperta attingendo ai 46 miliardi di euro complessivamente guadagnati dal settore nel solo 2024.
Il messaggio è chiaro: “Milioni di italiani sono in difficoltà, mentre le banche chiudono semestrali record. È giusto che restituiscano qualcosa”. Una nota della Lega ha ulteriormente acceso il dibattito: “Quanto danno le banche a chi presta loro soldi? Lo 0,…%. Quanto chiedono per prestare (con sempre maggior difficoltà) soldi? Il 5, 6, 7…%. Che una parte di questi maxi-profitti venga restituita per aiutare imprenditori e lavoratori in difficoltà è giusto, è economicamente e moralmente doveroso”.
Tajani: “Non si governa con le minacce di nuove tasse”
Dal fronte opposto arriva il no secco di Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, che dagli Stati Generali del Mezzogiorno a Reggio Calabria ha difeso una visione liberale dell’economia. “Le banche non sono il nemico pubblico. Non si governa con le minacce fiscali, ma con il confronto”, ha dichiarato, mettendo in guardia contro una deriva punitiva che rischia di minare la stabilità del credito.
Tajani ha ricordato l’importanza del ruolo sociale delle banche popolari e cooperative e il valore strategico dei grandi istituti, come nel caso di Unicredit in Russia, dove l’istituto sostiene ancora 270 imprese italiane operative.
La replica di Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, è stata netta. Intervenendo alla chiusura della manifestazione di Reggio Calabria, ha avvertito: “Io sono contrario a qualsiasi aumento delle tasse. Non deve aumentare nessuna tassa. Sento dire ‘Facciamo pagare alle banche’, un odio contro le banche. Io penso alle banche di credito cooperativo, alle popolari: chi erogherebbe il credito al piccolo artigiano, al piccolo commerciante?”
Tajani ha definito l’idea della Lega un vero e proprio “assalto alla diligenza”, ribadendo che le banche, pur dovendo pagare le tasse come tutti, sono parte essenziale del sistema economico italiano: “Non serve fare guerra contro chi guadagna. Dobbiamo far sì che la produzione della ricchezza sia a vantaggio di tutti. Una furia anti-banche non ha senso”.
La posizione del ministro è in continuità con quella espressa nel 2023, quando Forza Italia contribuì a smussare la tassa sugli extraprofitti bancari proposta dal governo, poi riformulata in un accantonamento patrimoniale sotto pressione della Bce.
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Giorgetti: “Le banche tornino a fare credito all’economia reale”
Nel dibattito non si può non tener conto della posizione del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che pur restando cauto su nuove imposizioni, ha lanciato un messaggio esplicito al settore bancario.
Durante l’assemblea dell’Abi dello scorso luglio, Giorgetti ha sottolineato come i buoni risultati di bilancio delle banche siano stati possibili anche grazie al sostegno pubblico ricevuto durante la pandemia, e che oggi queste dovrebbero “tornare a fare le banche”. Ovvero, intermediazione e finanziamento all’economia reale, meno gestione patrimoniale e speculazione.
Il ministro ha poi rivendicato il consolidamento della finanza pubblica e il calo dello spread, aggiungendo: “Non è il risparmio a far crescere l’economia. Serve credito alle imprese, soprattutto quelle piccole, che rischiano di essere escluse da un sistema bancario troppo distante dai territori”.
Una decisione politica, in attesa di Meloni
La partita resta comunque nelle mani della premier Giorgia Meloni, che sarà chiamata a mediare tra le due anime economiche della maggioranza.
Nel 2023, la tassa sugli extraprofitti avrebbe potuto generare 38 miliardi di euro, ma la misura fu ridimensionata per evitare impatti troppo pesanti sul settore. La legge di Bilancio 2025, invece, ha autorizzato un prelievo di circa 4 miliardi, riassorbiti dal sistema.
Nel 2025 si riparte da zero, ma con un avvertimento chiaro: tassare i profitti solo perché esistono non è una strategia sostenibile. La linea sottile tra giustizia fiscale e distorsione del mercato rischia di diventare il banco di prova più delicato dell’autunno.
Enrico Foscarini, 3 agosto 2025
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