
Giugno si conferma uno dei mesi più pesanti sul fronte delle tasse. Tra il 17 e il 30 giugno i contribuenti italiani dovranno versare all’erario ben 59,3 miliardi di euro. Un fiume di denaro che arriva in due tranche ravvicinate e che, per molte imprese, rischia di trasformarsi in un vero incubo.
Il 17 giugno il primo maxi-versamento: 42,3 miliardi
La scadenza del 17 giugno vale da sola 42,3 miliardi, anche se il dato – secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre – è sottostimato perché non tiene conto dei contributi previdenziali. Di questa somma, circa 34 miliardi saranno versati dalle imprese. Le principali voci sono:
-
14,4 miliardi di ritenute Irpef sui dipendenti;
-
13,2 miliardi di Iva;
-
5 miliardi di Imu;
-
1,3 miliardi di Irpef sui compensi ai lavoratori autonomi.
Molte di queste sono partite di giro, ma il problema resta: servono liquidità e le aziende, in particolare le piccole, continuano a farne fatica.
Il 30 giugno si replica: altri 17 miliardi da versare
Anche il secondo appuntamento fiscale del mese si preannuncia impegnativo sul fronte delle tasse. Il 30 giugno il fisco incasserà altri 17 miliardi, relativi a:
-
Ires (9,8 miliardi),
-
Irap (4,9),
-
Irpef (1,5),
-
Addizionali regionali e comunali (0,9).
Alcuni contribuenti (Isa e forfettari) hanno ottenuto una proroga al 21 luglio, ma per la maggior parte l’appuntamento resta in calendario.
Pressione fiscale tra le più alte d’Europa
Con un’incidenza del 42,6% sul Pil, l’Italia è tra i Paesi Ue più gravati dal fisco. Peggio fanno solo Francia, Danimarca, Belgio, Austria e Lussemburgo. La Germania è sotto di 1,8 punti, la Spagna addirittura di 5,4. Il confronto europeo è impietoso anche in termini di burocrazia: 30 giorni all’anno per adempiere agli obblighi fiscali in Italia, contro i 17 della Francia e i 18 della Spagna.
Leggi anche:
- Altro che evasori, siamo sudditi tartassati
- Meloni: “Taglieremo le tasse al ceto medio”. Giorgetti frena
- Ceto medio in crisi, ultima chiamata per il governo
Evasione in calo, ma resta alta
Una nota positiva arriva dal fronte dell’evasione: nel 2024 l’Agenzia delle Entrate ha recuperato 33,4 miliardi, un risultato record. Dal 2017 al 2021, il totale dell’evasione è sceso da 108,4 a 82,4 miliardi di euro. Merito anche di strumenti come la fatturazione elettronica, lo split payment e i controlli basati sui dati digitali.
Il peso regionale dell’evasione
A livello territoriale, la Lombardia guida la classifica per evasione assoluta con 13,6 miliardi, seguita da Lazio (9,2) e Campania (7,7). Ma in rapporto al gettito, il picco si registra in Calabria (20,4%), seguita da Campania, Puglia e Sicilia. La più virtuosa? La Provincia di Bolzano, con un tasso dell’8,6%.
Le imprese chiedono semplificazione e accesso al credito
Le tasse arrivano puntuali, i pagamenti tra privati un po’ meno. In questo contesto, la scarsa liquidità e le difficoltà di accesso al credito – soprattutto per le Pmi – rappresentano un nodo ancora irrisolto. Mentre il sistema fiscale resta pesante e complicato, cresce la richiesta di strumenti più snelli e di un sostegno concreto alla regolarità.
Enrico Foscarni, 14 giugno 2025