Ci risiamo. Elly Schlein, dal suo pulpito ideologico, torna a proporre la solita minestra riscaldata della sinistra progressista: più “educazione all’affettività, al rispetto, alle differenze” nelle scuole. Ovviamente, obbligatoria. E naturalmente, dalla materna fino all’università, perché l’educazione, per loro, è solo quella che passa dal filtro ideologico del politicamente corretto.
Questa volta, la segretaria del Pd parla a margine di un evento a Vigevano. E mentre annuncia di voler contrastare la violenza sulle donne — problema serissimo, sia chiaro — colpisce ancora una volta la scuola, il luogo dove, secondo questa sinistra ideologica, devono essere rieducati i cittadini del futuro. Altro che imparare a leggere, scrivere e pensare con la propria testa: ora vogliono insegnare ai bambini l’affettività, come la intendono loro.
Perché, diciamolo chiaramente: chi decide cosa è “rispetto”? Cosa è “affettività”? Chi stabilisce cosa va insegnato e cosa no? Un comitato etico formato da sociologi progressisti e attivisti gender? L’ennesimo corso tenuto da esperti selezionati non per il merito, ma per l’aderenza al pensiero unico? La Schlein lo dice senza mezzi termini: “La repressione non basta”. Ah no? Ma quando si tratta di sicurezza, di polizia, di punizioni certe, la sinistra nicchia, balbetta, smonta il problema o lo relativizza. Però, quando si tratta di ficcare la loro ideologia nei programmi scolastici, lì sì che sono pronti a intervenire con mano ferma. Altro che libertà educativa. Altro che pluralismo.
E attenzione: non è che il rispetto non vada insegnato. Ma non è compito dello Stato dire come dobbiamo pensare, chi dobbiamo amare o cosa dobbiamo rispettare. I genitori, la famiglia, l’educazione civica – quella vera – bastano e avanzano. E se proprio vogliamo parlare di violenza sulle donne, iniziamo da pene certe, processi rapidi, e tutela concreta, non da seminari sulle emozioni nelle scuole. Il rischio è chiaro: dietro la parola magica “prevenzione” si nasconde un progetto di rieducazione. Una nuova morale di Stato. E come sempre, sono i nostri figli il campo di battaglia preferito di una sinistra che ha perso ogni contatto con la realtà.
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Purtroppo la Schlein non è l’unica. Anche per la senatrice M5S Alessandra Maiorino servono “educazione affettiva e sessuale nelle scuole, e divieti veri di accesso a qualunque piattaforma pornografica senza certificazione autentica di identità”. Evidentemente i giallorossi non hanno capito che gli italiani non hanno alcuna intenzione di ascoltarli, come del resto accade da anni. Un recente sondaggio realizzato da Noto ha rivelato che quasi 8 italiani su 10 non vogliono l’educazione sessuale a scuola, rivendicando di fatto il diritto di priorità e di libertà educativa della famiglia per quanto riguarda la sfera sessuale e affettiva dei propri figli.
Franco Lodige, 30 agosto 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


