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Sono tanti i sassolini che usciranno da parecchie scarpe dopo la morte di Bergoglio e l'arrivo di Leone XIV

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papa Francesco Leone XIV

Sepolto Bergoglio ed eletto il nuovo Papa, ecco che, poco alla volta, i sassolini cominciano a uscire dalle scarpe. Da subito (segno che non se ne poteva più), il cardinal decano ha risolto il pasticcio di Santa Marta, che l’ex Papa aveva elevato a residenza pontificia per un puro capriccio personale. E mettendo nei problemi quelli che ci stavano, e che adesso dovranno tornarci spendendo in risistemazioni. Gli storici appartamenti papali erano stati allestiti nei secoli con uno scopo preciso e, dunque, erano, per definizione, molto più adatti all’uopo. Il decano l’ha messa sul romantico, ricordando che i fedeli, vedendo la luce accesa nella finestra del papa, erano confortati dal fatto che il padre comune lavorava e vegliava per loro.

Bergoglio, a suo tempo richiesto sulla rivoluzionaria scelta del residence, aveva spiegato che non gli piaceva star solo. Come se negli antichi locali non avesse potuto avere tutta la compagnia che voleva. Ma il clero, come i carabinieri, è uso ad obbedir tacendo, però chissà quali mugugni i colpi di testa del papa argentino avranno sollevato. Pochi osarono protestare per le novità (anche dottrinali), chi sommessamente, chi ad alta voce. Ma lui non rispondeva ai primi e allontanava gli altri. Le scarpe nere, diceva, erano perché aveva male ai piedi. Come se il calzolaio vaticano non avesse potuto fargliele rosse e ortopediche. La papamobile l’ha donata ai gaziwi, così che ora Prevost deve ricomprarne un’altra. Infatti, Leone XIV ha messo in garage le utilitarie bergogliane e, per il momento, ripristinato il suv.

Francesco I si presentò senza paramenti e con un inedito “buonasera” all’elezione. Il nuovo papa ha indossato l’antica mise e, per non far fare brutta figura al predecessore, ha optato per un liturgico “La pace sia con voi” al posto del classico “Sia lodato Gesù Cristo”. Ha aggiunto che è quanto disse il Cristo appena risorto agli Apostoli. Solo che “Shalom” non è altro che il normale saluto che ancora oggi gli ebrei, come i musulmani (“Salam”), usano. Intervistato (adorava le interviste) sul programma del suo incipiente pontificato Francesco disse testuale: “Sogno una Chiesa povera per i poveri”.

Qualcuno ha osservato, giustamente, che la peggior disgrazia per i poveri sarebbe proprio una Chiesa povera, dato che solo Cristo fu capace di moltiplicare il pane. Ma sono tanti i sassolini che usciranno da parecchie scarpe, alcuni grossi come macigni. Come questo: Bergoglio ha viaggiato parecchio ma non è mai voluto andare nella sua Argentina, a differenza dei suoi due predecessori non italiani. Perché? Boh, attendiamo sassolini. Anche la sua predilezione, quasi ossessiva, per i “migranti”: qualche malizioso insinua che, essendo grave il deficit finanziario vaticano, l’”accoglienza” serviva almeno a tamponare. Le maggiori offerte, infatti, vengono dagli Usa e dalla Germania, ma in quest’ultima la continua fuoruscita di fedeli tassati (in Germania luterani e cattolici pagano tributi alle rispettive confessioni) e la deriva filo-woke dell’episcopato hanno messo il Vaticano in un inestricabile dilemma; i catto-americani sono ondivaghi, prima votavano a sinistra ma ora a destra, perciò insistere ancora sull’”accoglienza” rischia di indispettire Trump e Vance, che già Prevost aveva criticato sul tema.

Ma questo è il futuro. Il passato è invece, per quelli coi sassolini nelle scarpe, un Papa populista all’esterno e dispotico in casa, che si è circondato di yes-men e ha costretto i cardinali a portare a spalla la Pachamama, lavorando per plasmare una Chiesa a sua immagine e somiglianza; un “ospedale da campo”, di fatto una Ong più grossa delle altre e coi soldi anche di chi era d’altro avviso. Papa Prevost, stando ai primi gesti, pare voglia restaurare (cioè, riportare a bellezza, come diceva Ratzinger) ma senza scossoni per non apparire “conservatore”. Certo, la situazione complessiva non è delle migliori, ma, come diceva un sorridente Ratzinger intervistato da un preoccupato Messori, “la Chiesa non è mica mia, è di Gesù Cristo, ci penserà Lui”.

Rino Cammilleri, 11 maggio 2025

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