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Elezioni, chi è il vero sconfitto

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Non sono perspicace come tutti i commentatori politici, che la sanno sicuramente ben più lunga di me. Ma secondo me il vero perdente di queste elezioni è Mario Draghi. Secondo i più, han vinto Giorgia Meloni e un po’ Giuseppe Conte, e han perso Luigi Di Maio, Enrico Letta, un po’ Forza Italia e un po’ tanto anche Matteo Salvini, come ha perso un po’ la coppia Calenda&Renzi. Che la Meloni abbia non vinto ma stravinto è fuori discussione. Dopo di che, vediamo gli altri.

Enrico Letta: dire che abbia perso, non mette nella giusta prospettiva – a mio parere – il caso Pd. Questo partito è da anni sgradito ai più e il voto recente non ha fatto altro che confermare il voto del 2018 (lasciamo i distinguo sui decimali ai politologi): vi sono indubbiamente nel Paese (oggi, come nel 2018) quei 5-6 milioni d’elettori che votano Pd anche se il loro candidato fosse uno spaventapasseri. Il fatto che sembri che il Pd abbia perso è dovuto solo al fatto che esso governava il Paese sebbene fosse, nel Paese, sfacciata minoranza. Insomma, il Pd era un perdente – un perdente arrogante – prima ancora che si votasse. Forse ridimensionerà un po’ della sua arroganza, ma devo vedere l’evoluzione delle cose prima di metterci la mano sul fuoco: ormai siamo avvezzi a tutto.

Luigi di Maio: un altro perdente in partenza, con gravi problemi di cultura generale – geografia inclusa – ma per qualche misteriosa ragione diventato ministro degli Esteri, brillante per la spocchia. Avremo contezza di quel che abbiamo perso non appena sapremo cosa farà il giovanotto nella vita.

Calenda&Renzi: non sono arrivati, insieme, all’8%, per cui avrebbero un poco perso perché non hanno superato il loro obiettivo minimo che era il 10%. Ma chi li ha fregati è stato Mario Draghi.

Movimento Cinque Stelle: il commento più popolare è che esso abbia ripreso. Ripreso cosa? 11 milioni di voti nel 2018 e 4 milioni nel 2022 è una ripresa? O forse è ritenuta tale perché ci si aspettava che solo la zia e la nonna di Giuseppe Conte avrebbero votato Giuseppe Conte medesimo. Il M5s sono degli scappati di casa, il loro cervello più fine era Di Maio, e s’è visto com’è finito il giovanotto. Bisognava solo farli governare per vederli sparire, com’è appunto sparito Di Maio. La ripresa di Conte allora è invece il riflesso della sconfitta di Mario Draghi.

Lega e Forza Italia: si dice che abbiano perso. Non la vedo così. La metà dei loro elettori del 2018 hanno semplicemente riversato i loro voti sulla Meloni, cioè nella stessa coalizione. Come chiarirò a breve, il vero destinatario della batosta sferrata è stato Mario Draghi.

Quelle sopra, le premesse. Ora veniamo alla tesi: il vero sconfitto è Mario Draghi. Era sconfitto prima ancora che si votasse, perché non s’è presentato alle elezioni come premier di nessuno. L’uomo non è un leone. S’è imbrodato da solo sostenendo, lui, di aver fatto non bene ma benissimo: cose che generalmente uno lascia dire agli altri. Non si batte mai, teme il confronto. Le vette lui le raggiunge solo se qualcun altro ce lo paracaduta. Da solo non sa fare. Prima ancora che fosse nominato premier, il 9 febbraio 2021 avevamo previsto che sarebbe stata una delusione il 9 febbraio 2021 avevamo previsto che sarebbe stata una delusione, e che fosse un mezzo bluff lo avevamo sospettato il 3 ottobre 2021lo avevamo sospettato il 3 ottobre 2021.

I fatti ci hanno dato ragione: non ha saputo tenere in piedi un governo pur avendo una maggioranza che mai nessuno prima aveva avuto. Non ne ha azzeccata una con la gestione del piano vaccinale (“se non ti vaccini, uccidi”) e con la guerra (“l’aria condizionata o la pace”). Non ha saputo regolare le bollette energetiche, non ha saputo tenere sotto controllo la gestione del reddito di cittadinanza e neanche la gestione del superbonus 110%. Lascia un paese povero e in guerra. Insomma, ha fallito su quasi tutto. Il “quasi” è di cortesia, perché non sappiamo dire dove abbia avuto successo. E già l’8 febbraio 2021, quando non era ancora Premier, scrivevamo: «Se Draghi fallisce, pagherà chi l’ha sostenuto».

E infatti hanno pagato Calenda&Renzi che lo volevano di nuovo a Palazzo Chigi e dichiaravano che la loro agenda era l’agenda Draghi. Ha pagato Enrico Letta, che straparlava di “metodo Draghi”: si rileggano in proposito le frasi sopra riportate di Supermario e si rammentino gli idranti contro i triestini che in ginocchio e col rosario in mano imploravano di non essere vaccinati. E han pagato Lega e Forza Italia che hanno sostenuto il governo Draghi. Ha rimontato dal tracollo Giuseppe Conte che, molto furbescamente in campagna elettorale (ma solo in campagna elettorale) s’è dichiarato contrario al coinvolgimento bellico tra Russia e Ucraina. E, naturalmente, ha stravinto Giorgia Meloni che da Draghi ha sempre mantenuto le debite distanze.

Franco Battaglia, 27 settembre 2022