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Elezioni, è morta l’agenda Draghi

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Le elezioni sono andate come preannunciato alla vigilia. Il Rosatellum questa volta, per così dire, ha funzionato, ma qualche significativa osservazione va pur fatta.

I risultati complessivi. Il centrodestra ha ottenuto come coalizione il 44% dei voti, nella forbice prevista dai sondaggi, distanziando di circa diciotto punti la coalizione di centrosinistra, che si ferma al 26%. Questo distacco ha consentito al centrodestra, come peraltro avevamo previsto con precisione nei nostri articoli pre-voto, di vincere in circa l’80% dei collegi uninominali, tanto alla Camera quanto al Senato.

Il M5S ha ottenuto dal canto suo un buon 15,5% su base nazionale, merito di una efficace campagna  elettorale  di Giuseppe Conte, arrivando ad essere al Sud il primo partito con circa il 28% dei voti (il reddito di cittadinanza trasforma il pane in voto). Questa impennata del Movimento al Meridione ha causato la sconfitta del centrosinistra negli uninominali dati per i Dem sicuri alla vigilia, andati a 5Stelle e centrodestra. Il “fattore GG” (Giorgia-Giuseppe) di cui abbiamo scritto su questo blog – solo noi a dire il vero – due giorni prima del voto.

Fatto sta che le nostre previsioni, già quelle avanzate per la prima volta il 9 agosto, si sono rilevate  corrette. Il centrodestra, col 44% dei voti, ha ottenuto quasi il 60% dei seggi tanto alla Camera quanto al Senato: 235 a Montecitorio (più due provenienti dalla Circoscrizione Estero) e 114 a Palazzo Madama (qui mancano ancora alcuni seggi da attribuire in Sicilia, quindi si può parlare verosimilmente di 117 scranni). Una maggioranza assoluta comoda, in linea con quella del 2001.

Le liste. Primo partito è Fratelli d’Italia, che con il 26% ha sestuplicato i voti rispetto al 2018. Segue il Pd con il 19%, lo stesso risultato di quattro anni fa. Crolla il M5S, che rispetto al 4 marzo 2018 perde oltre 17 punti percentuali, ma per come si erano messe le cose dopo le amministrative di giugno, Conte ha fatto un miracolo. Cade la Lega, che si ferma all’8,9%, con percentuali al Sud che non vanno oltre il 6%. Il partito di Salvini perde 8 punti rispetto alle politiche di quattro anni fa, mentre Forza Italia perde 6 punti, infatti dal 14% del 2018 scende all’8,1% di domenica, ma Berlusconi nei sondaggi era dato attorno al 6%. Un Berlusconi rinvigorito che a 86 anni suonati vince in un collegio uninominale come quello di Monza dove a giugno aveva vinto un sindaco di centrosinistra. Non partecipa alla distribuzione proporzionale dei seggi la lista Noi moderati, che si ferma allo 0,9% (avrà qualche eletto solo  grazie agli uninominali).

Interessante l’affermazione del centrodestra sia in Toscana (dove Fratelli d’Italia è il primo partito al Senato), che in Emilia-Romagna, dove il Pd riesce a malapena a far rieleggere Casini a Bologna contro Sgarbi. A bagnomaria la lista Italia sul Serio di Azione e Italia Viva, che si ferma al 7,8% su scala nazionale, lo 0,3% in meno di Forza Italia e sotto la soglia del 10% individuata da Calenda e Renzi per chiedere a Draghi di restare a Palazzo Chigi (anche se come e perché non lo si è mai capito). Calenda era convinto di superare anche Salvini, ma più che Terzo Polo si è rivelato il Quinto Palo. Bene la lista Verdi-Sinistra italiana che con il 3,6% supera la soglia di sbarramento ed entra in Parlamento anche dalla quota proporzionale, mentre resta fuori per un soffio più Europa (2,8%). Emma Bonino ha perso pure nell’uninominale e dunque resterà fuori dal Parlamento. Fuori anche Impegno civico di Di Maio e Tabacci (0,6%), ma se Tabacci vince nell’uninominale di Milano-Centro, Di Maio è battuto sonoramente da Costa del M5S nell’uninominale di Fuorigrotta. Il ministro degli Esteri non entrerà in Parlamento. Tra Conte e Di Maio il Sud ha preferito l’ex Presidente del consiglio.

I seggi. Abbiamo detto che il centrodestra ha circa il 60% dei seggi in entrambe le Camere, con Fratelli d’Italia primo gruppo parlamentare sia alla Camera che al Senato. Per effetto della correzione maggioritaria del Rosatellum, la Lega alla Camera avrà più seggi del M5S (65-51) nonostante il significativo distacco tra i due partiti in termini di voti (8,9%-15,5%). Effetto maggioritario che si nota anche al Senato, dove la Lega ottiene 26 seggi con l’8,9% dei voti rispetto ad appena 39 seggi conquistati dal Pd con il 19%.

Il senso di queste elezioni. Due i dati salienti di queste elezioni.

  • Il primo è quello che il centrodestra è maggioranza nel Paese, lo fu nel 2018 ma non ottenne la maggioranza assoluta dei seggi (si fermò al 43% degli scranni col 37% dei voti), mentre questa volta ha una maggioranza parlamentare blindata anche perché quasi un italiano su due ha votato la coalizione nata nel 1994.
  • Il secondo dato, quello più significativo, è che nelle urne la fantomatica “agenda Draghi” non esiste. A luglio Draghi prese a male parole M5S e Lega al Senato, dicendo che era lì solo perché il Paese gli aveva chiesto di restare. Un Paese di cui, sinceramente, nelle urne di domenica non si trova traccia. Italia sul Serio (Az+IV) ha preso meno voti di Forza Italia e Lega; Di Maio – che per sostenere Draghi ha spaccato il M5S – non è stato rieletto e il Pd è rimasto al palo. A quale Paese si riferisse Draghi resta dunque un mistero.

Tra circa un mese nascerà il governo Meloni, con Salvini e Berlusconi determinanti (Fratelli d’Italia da sola non ha i numeri per governare). Chissà se in questa Legislatura il Pd resterà all’opposizione per cinque anni. I Dem vanno al governo sia quando vincono che quando perdono. Ma ora ne escono con le ossa rotte. Il vero sconfitto di queste elezioni è Letta, e a sinistra è nato un concorrente, il partito di Conte.

Paolo Becchi e Giuseppe Palma, 27 settembre 2022