Cronaca

Elogio di Carlá

Carla Bruni sarkozty
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Nella recente cronaca, c’è un’immagine che mi è rimasta impressa: Carla Bruni che accompagnava, per mano, Nicolas Sarkozy fino all’auto che lo avrebbe condotto in carcere. Nessun passo indietro, nessuna fuga tattica, nessuna smemorata reinvenzione di sé stessa per prendere le distanze dall’uomo che, fino al giorno prima, era stato un gigante della politica francese.

Un’immagine che stride con ciò che, in situazioni simili, abbiamo visto troppo spesso: consorti sparite all’improvviso, biografie riscritte in un lampo, fedeltà evaporate appena il vento della magistratura si faceva torbido. Basta ricordare il terremoto di Mani Pulite, quando più di un “grande decaduto” si ritrovò improvvisamente solo, ripudiato non solo dagli italiani che fino a poco prima lo avevano osannato, ma perfino da chi un tempo gli era stato accanto.

Carla Bruni ha seguito tutt’altra strada: quella della presenza, perfino ostentata. Non ha recitato ruoli, ma ha incarnato un gesto raro, quello della lealtà nella sconfitta, che vale più del glamour nelle stagioni fortunate. L’ha fatto a testa alta, davanti ai fotografi e ai cronisti, assumendosi il peso di un momento devastante senza cedere alla tentazione di salvarsi l’immagine sfilandosi all’ultimo metro. In un’epoca in cui è facile essere compagni di vita dei potenti e difficilissimo restarlo quando mettono di esserlo, Carla Bruni ha dato una lezione che non riguarda la politica, ma la dignità. Chapeau, signora Bruni.

Giorgio Carta, 21 novembre 2025

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