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Emergenza casa un corno: gli studenti contro il caro affitti rinunciano ai letti pubblici

I dati ufficiali dell'Emilia-Romagna, emersi da un'interrogazione in Regione, fotografano una situazione che solleva più di un interrogativo sulla gestione del diritto allo studio

A Bologna oltre la metà dei nuovi studenti convocati da ER.GO per ottenere un alloggio universitario non accetta il posto offerto. Proprio nella città in cui gli universitari protestano contro il caro affitti piantando le tende nelle piazze per denunciare la mancanza di stanze a prezzi accessibili. Su 4.630 studenti risultati idonei, ER.GO, l’azienda regionale per il diritto allo studio, ha convocato 1.430 nuovi richiedenti per l’assegnazione di un alloggio a Bologna. Di questi, 365 hanno rinunciato espressamente e 380 non si sono nemmeno presentati, senza fornire alcuna motivazione. Totale: 745 studenti, il 52%. Soltanto 595 hanno accettato e preso alloggio, mentre altre 90 posizioni sono sospese, per esempio in attesa del visto o dell’immatricolazione.

Sono numeri ufficiali della Regione Emilia-Romagna, emersi grazie a un’interrogazione che ho presentato martedì 3 novembre in Assemblea legislativa. Quando qualcuno rinuncia, la graduatoria scorre e il posto viene proposto ad altri. Quindi non ci sono 745 posti letto vuoti. Resta però una contraddizione difficile da ignorare: in una città dove trovare casa è diventato un problema enorme, moltissimi studenti non accettano una sistemazione a tariffa agevolata. Per quale ragione? La prima sorpresa è che ER.GO non lo sa. L’azienda non registra sistematicamente le motivazioni delle rinunce.

L’assessore Giovanni Paglia, nella risposta alla mia interrogazione, riconosce che il fenomeno è in aumento e prospetta soltanto ora una rilevazione specifica. È già una lacuna significativa: come si può migliorare un servizio senza conoscere le ragioni per cui tanti potenziali beneficiari decidono di non utilizzarlo? Questi numeri sollevano altre domande. Negli anni la Regione si è presa abbastanza cura delle proprie residenze universitarie? Le ha mantenute moderne, accoglienti e capaci di rispondere alle esigenze degli studenti? Qualche indizio arriva proprio dalla Giunta. Molti ragazzi preferiscono camere singole, mentre gran parte dell’offerta ER.GO è costituita da doppie. E gli studentati privati realizzati grazie ai finanziamenti PNRR potrebbero risultare più attrattivi perché, a tariffe agevolate analoghe per gli aventi diritto, offrono edifici nuovi, spazi comuni più accoglienti, sale studio e servizi aggiuntivi.

Sono ipotesi, non cause accertate delle mancate accettazioni. Ma se uno studente, spendendo una cifra simile, può scegliere tra una residenza datata e una struttura nuova, con ambienti migliori e maggiori servizi, perché dovrebbe preferire la prima? Non è una questione di capricci. Chi studia lontano da casa non cerca soltanto un materasso sul quale dormire, ma un luogo dove vivere e preparare gli esami. Nessuno pretende che le strutture gestite da ER.GO aumentino il numero di camere singole. Il problema è quanto l’offerta pubblica sia rimasta al passo con le esigenze di chi dovrebbe usufruirne.

Il confronto con il passato è significativo. Durante le giunte di Vasco Errani, le aziende per il diritto allo studio predisponevano piani di riqualificazione delle proprie residenze sostenuti da finanziamenti regionali. Negli ultimi anni, invece, gli interventi di ammodernamento delle strutture ER.GO hanno fatto affidamento soprattutto sulle risorse dell’azienda stessa. Sono continuati i cofinanziamenti regionali per singoli progetti edilizi, ma è mancato un analogo sostegno strutturale al patrimonio esistente.
Grazie al PNRR si è aperta un’opportunità importante per aumentare l’offerta di alloggi universitari.

I bandi prevedono che i gestori privati finanziati riservino almeno il 30% dei posti agli studenti aventi diritto al sostegno pubblico, attraverso convenzioni con gli enti regionali come ER.GO. Non è quindi un favore concesso dai privati, ma una condizione prevista per ottenere i finanziamenti. C’è un aspetto economico da non trascurare. Per i primi tre anni ER.GO acquisisce questi posti alle tariffe che applica ai propri studenti in graduatoria, non ai prezzi di mercato. Sono quindi alloggi accessibili per gli studenti e potenzialmente convenienti per la stessa azienda regionale, che può disporre di posti in strutture nuove senza dover sostenere direttamente i costi di costruzione e gestione.

Quanto è stata sfruttata questa opportunità? Nella risposta in Aula, Paglia ha indicato l’aggiunta di 326 posti letto in Emilia-Romagna con i fondi PNRR: 205 attraverso accordi con privati, 117 tramite progetti diretti PNRR e 4 con risorse proprie. Per spiegare perché non siano stati sottoscritti ulteriori accordi con gestori privati, la Giunta ha richiamato la distanza di alcune strutture dagli atenei e il rischio di dover pagare anche posti non occupati. Sono considerazioni legittime. Ma resta da capire se siano state valutate fino in fondo le opportunità offerte da strutture nuove, con servizi migliori e condizioni economiche agevolate. Soprattutto alla luce delle difficoltà dell’offerta esistente.

La ministra dell’Università Anna Maria Bernini ha ricordato che gli studentati PNRR non possono essere dipinti indistintamente come residenze di lusso riservate a pochi. Una parte dei posti è destinata agli studenti aventi diritto al sostegno pubblico, mentre altri vengono offerti a canoni calmierati. Quando un operatore privato, grazie anche a finanziamenti del PNRR, riesce a realizzare strutture moderne e offrire servizi migliori a prezzi accessibili, non può essere considerato il problema. Il problema, semmai, è un sistema pubblico che rischia di restare indietro, anche quando avrebbe gli strumenti per rinnovarsi e collaborare con chi può offrire soluzioni utili.

C’è infine un’altra scelta regionale che merita attenzione. In Emilia-Romagna, per l’anno accademico 2026-2027, la soglia ISEE per le borse di studio è fissata a 25.000 euro, mentre il limite massimo nazionale è di 28.339,88 euro. La Regione ha deciso di fermarsi al di sotto del tetto consentito, escludendo potenzialmente famiglie che faticano comunque a sostenere affitti e spese universitarie. Anche questa è una scelta politica, non una fatalità. Sia chiaro: nessuno vuole accusare gli studenti che rinunciano. Possono avere trovato casa altrove, preferire una sistemazione più vicina alla facoltà o avere esigenze personali. Possono inoltre utilizzare la componente della borsa destinata all’alloggio anche al di fuori delle residenze ER.GO. Sarebbe scorretto attribuire loro motivazioni che non conosciamo.

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Allo stesso modo, nessuno nega che Bologna abbia un problema abitativo serio. Gli affitti sono alti e trovare una stanza accessibile può diventare un’impresa. Ma un’emergenza reale non può trasformarsi in un alibi permanente per chi governa. La vicenda emersa grazie alla mia interrogazione racconta una parte del problema rimasta finora ai margini del dibattito. Non sappiamo quanti studenti abbiano scelto sistemazioni private più attrattive. Sappiamo però che una quota altissima dei nuovi convocati non accetta il posto proposto, che alcune residenze hanno bisogno di interventi e che negli ultimi anni la Regione non ha sostenuto la riqualificazione del patrimonio ER.GO come avrebbe dovuto.

È facile denunciare ciò che manca. Molto più difficile è rendere conto di come sia stato gestito ciò che già esiste. Il diritto allo studio non si difende soltanto aumentando il numero dei posti letto, ma garantendo che siano accessibili, ben mantenuti e adeguati alle esigenze degli studenti. Perché il vero fallimento di una politica pubblica non sarebbe soltanto avere troppo pochi alloggi, ma lasciare che quelli disponibili perdano attrattività al punto che, potendo scegliere, i ragazzi preferiscano cercare altrove.

Elena Ugolini 7 novembre 2026

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