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Esame di Stato, perché gli studenti devono fare lo scritto

I nostri giovani spesso fanno fatica a scrivere e si rintanano nella musica, nel silenzio o nei social. Un peccato, perché la scrittura rende (più) liberi

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In trincea, sempre pronto a rintuzzare l’assalto del nemico o a passare all’attacco, circondato dalla morte, dalla sofferenza e dall’assurdità della guerra; ogni istante è una scommessa con il destino.

Sugli involucri delle pallottole, su foglietti, “cartoline in franchigia, margini di vecchi giornali, spazi bianchi di care lettere ricevute” e poi su un taccuino scrive. Scrive versi vibranti e intrisi di vita.

In una condizione terribile, Ungaretti scrive. Perché? Perché scrivere è per lui un’urgenza, una necessità.

“Ero in presenza della morte, in presenza della natura, di una natura che imparavo a conoscere in modo nuovo, in modo terribile. […] Nella mia poesia non c’è traccia di odio per il nemico, né per nessuno: c’è la presa di coscienza della condizione umana, della fraternità degli uomini nella sofferenza, dell’estrema precarietà della loro condizione. C’è volontà d’espressione, necessità d’espressione, c’è esaltazione, nel Porto Sepolto, quell’esaltazione quasi selvaggia dello slancio vitale, dell’appetito di vivere, che è moltiplicato dalla prossimità e dalla quotidiana frequentazione della morte. Viviamo nella contraddizione.”

In ogni testo scritto autentico si annida una certa quantità di vita che dichiara qualcosa di utile e bello, spesso un grido di gioia, di dolore, a volte una constatazione, una riflessione, un’analisi, un’argomentazione.

Che si scriva prosa o poesia non importa, va bene tutto se questo permette di esprimersi, di esportare un nostro pezzetto di mondo. Nell’elaborare e perfezionare un pensiero, infatti, si dovrà fare i conti con se stessi fino a riuscire a specchiarsi e a distinguere i propri tratti sulla carta, tra le lettere, in un connubio di mente, cuore e spirito. Alcuni lettori, a loro volta, si riconosceranno in quelle parole e daranno inizio a un dialogo interiore che porterà idee nuove e creazioni.

Scrivere è dunque un’urgenza per tutti. Non importa a quale livello, lo è e basta. Ognuno si esercita a raccontare la sua, anche affrontando un testo argomentativo o un tema d’attualità. E si cimenterà nel trovare un suo stile, nell’essere originale, pur stando dentro a delle convenzioni grammaticali. Magari proverà a forzarle un pochettino, dando vita a una tensione nuova e speciale. Ci si allena per questo, per trovare il proprio stile nella scrittura come nella vita. Alcuni riescono a improvvisare e a eccellere, altri hanno bisogno di lavoro di lima e di tempo, ma per tutti, nessuno escluso, la scuola è il luogo in cui, guidati, mettersi alla prova.

I nostri giovani spesso fanno fatica a creare con le parole scritte e si rintanano nella musica, nel silenzio o nei social, alzando barricate e cementando i pertugi con l’esterno. Da molti anni ho la fortuna, perché di questo si tratta, di una grandissima fortuna, di leggere i temi dei miei alunni. Ho letto temi delle scuole medie, delle superiori, temi d’esame e da ciascuno ho imparato qualcosa. È come se sfiorassi il loro animo. È uno degli aspetti che amo di più del mio lavoro, che mi mette sempre in contatto con loro e quindi con l’energia vitale più autentica; spesso mi provoca, mi mette in discussione, mi commuove.

Quante volte i miei adolescenti mi hanno presentato il loro universo e mi hanno catapultata in mondi che avevo dimenticato o in abissi che ignoravo! I loro scritti sono espressione di un’unicità che impara a osservarsi, a raccontarsi, sono lo scheletro di un pensiero, di un giudizio che li porterà alla maturità.

I ragazzi di quinta dovrebbero pretendere di poter scrivere all’esame, perché scrivere rende liberi.

Fiorenza Cirillo, 15 febbraio 2022