Qui al bar ci siamo ormai convinti di vivere davvero in un mondo al contrario. Ci sono gli agenti coinvolti nel fermo di Abderrahim Fakir a Bologna, finiti alla gogna mediatica per le frasi che hanno pronunciato mentre l’uomo era a terra. Esternazioni che dei professionisti della sicurezza potrebbero e dovrebbero risparmiarsi, certo. Ma espresse dopo che quest’uomo si era scagliato contro di loro, mettendoli a rischio. Scarica di adrenalina, rabbia, agitazione, lucidità che inizia a venir meno. Parliamo pur sempre di poliziotti, mica di Navy Seals. Tra l’altro, l’autopsia disposta dalla Procura ha dimostrato in modo ormai inequivocabile che la morte di Fakir non può essere imputata all’intervento delle forze dell’ordine. Ma se mettere in croce gli agenti è lecito, non è lecito criticare una giudice per aver rimesso in libertà Youssef Siher, la presunta mente del Movimento 17 ottobre. Incriticabile, anche se in odore di conflitto d’interessi ideologico: la gip firmava appelli per la Palestina e ha fatto scarcerare un pro Pal. Lui, magari, non è propenso a reiterare il reato che gli viene contestato. Ma gli esagitati che ha contribuito a caricare? Interpreteranno l’episodio come una tana libera tutti? Lui non ha detto parole choccanti? Non aveva infilato, come hanno messo nero su bianco i pm, una dichiarazione di guerra all’Italia in ogni frase? Evidentemente, tutto ciò non preoccupa i nostri magistrati. E nemmeno i giornali, troppo impegnati a prendersela con la polizia.
Nel mondo al contrario succede così: si va a caccia di guardie, mentre i fuorilegge restano a spasso. E si festeggia come trionfo della democrazia un’elezione – quella in Brasile di Lula – durante la quale i termini del voto sono stati prorogati in zona Cesarini da un giudice della Corte Suprema, che faceva l’avvocato del candidato poi risultato vincente; e dopo la quale al perdente viene sospeso il passaporto, in modo tale da sbatterlo al gabbio con un’accusa di corruzione. Bei modelli che hanno in mente i signori del campo largo, che aspirano a governarci: Siher, Lula, la Cina. Qui al bar iniziamo a sudare freddo.
Il Barista, 29 ottobre 2026
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