Cronaca

Famiglia nel bosco, il compleanno senza abbracci: ai genitori concesse appena due ore con i figli

La decisione sul ricongiungimento slitta ancora: previsto un percorso graduale tra incontri vigilati e nuove prescrizioni per i genitori

famiglia nel bosco incontra i figli Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Chi sperava che i magistrati competenti dessero l’agognato via libera al ricongiungimento della Famiglia nel bosco sarà rimasto molto deluso. Il Tribunale dei minori dell’Aquila si è preso altro tempo per emettere l’ardua sentenza. E così anche il compleanno della primogenita, Utopia Rose, che compiva 9 anni il 23 luglio, è passato nella calma piatta più assoluta, sebbene i servizi sociali abbiano magnanimamente consentito ai due sfortunati genitori di passare con la festeggiata ben due ore.

Nel frattempo, come segnala un articolo de Il Messaggero, secondo alcune indiscrezioni le autorità, che ricordiamo lavorano esclusivamente per tutelare il benessere psico fisico dei minori (parola di giovane marmotta), starebbero pensando ad un percorso di riavvicinamento molto graduale. Esso si articolerebbe con incontri a giorni alterni, sotto la necessaria vigilanza dei servizi sociali – che tanto hanno fatto i tre bambini -, per poi arrivare con una certa calma ad una condizione di relativa normalità.

Condizione che, tuttavia, non potrà prescindere dall’obbligo di un percorso scolastico tradizionale e, non meno importante, l’impegno da parte dei genitori di tenere alta la barra della socializzazione. Cosa poi significhi nel concreto quest’ultima prescrizione imperativa lo sapranno certamente meglio di noi comuni mortali le citate autorità competenti.

D’altro canto, possiamo anche comprendere l’estrema cautela con cui si dovranno riavvicinare a “mummy” e “daddy” i tre pargoli, in considerazione dei gravissimi rischi che hanno corso mentre scorrazzavano felici nella loro rustica proprietà, insieme ai loro affettuosi animali e circondati dal verde.

Rischi veramente inaccettabili, i quali fanno passare in secondo piano quelli ribaditi in un ulteriore documento del reparto di neuropsichiatria infantile del comprensorio di Lanciano, Vasto e Chieti, presentati dal difensore Simone Pillon, secondo cui “un’ulteriore permanenza dei minori in casa famiglia potrebbe comportare il rischio di sviluppare una sindrome da stress post-traumatico”.

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In tal senso, chissà perché, mi è venuto di chiudere questo breve articolo con una frase del ritornello di un celeberrimo stornello romanesco: “Ma che ce frega ma che ce ‘mporta se l’oste ar vino ci ha messo l’acqua. E noi je dimo e noi je famo C’hai messo l’acqua nun te pagamo, ma però noi semo quelli che j’arrisponnemmo ‘n coro: E’ mejo er vino de li Castelli de questa zozza società!” Ridiamo per non piangere.

Claudio Romiti, 26 luglio 2026

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