Secondo quanto riportato dal sito del Tgr Abruzzo della Rai, a breve il Tribunale dei minori dell’Aquila potrebbe prendere una decisione in merito alla drammatica condizione che da oltre otto mesi sta vivendo la cosiddetta Famiglia nel bosco.
Nel frattempo, mentre l’attuale legale della coppia anglo-australiana, continua a produrre a mitraglia istanze in favore del ritorno a casa dei tre minori reclusi in una struttura “protetta” di Vasto – l’ultima risale a pochi giorni addietro – sarebbe quasi ultimata la casa ecologica realizzata nei pressi della vecchia abitazione, il cui progetto è stato firmato dall’architetto pescarese Maria Mascarucci. Si tratta di una casa di 66 metri quadri – il minimo di legge per un nucleo di 5 persone – con due camere da letto, un bagno, un soggiorno e una cucina
.
Come spiega nei dettagli in un articolo Luca Incoronato, pubblicato su quifinanza.it, “Il tutto sarà arricchito da una veranda-serra bioclimatica dalle grandi vetrate. Qualcosa di espressamente richiesto da Catherine. Il tutto pensato per una migliore integrazione nel paesaggio del bosco, con un impatto visivo ridotto al minimo.
Sul fronte tecnico, il progetto punta tutto sulla bioarchitettura. Struttura portante in legno, montata “a secco”, con pareti in blocchi di canapa e isolamento in materiali naturali, come:
- paglia
- lana di pecora
- fibre vegetali.
Anche le finiture interne saranno in legno, mentre quelle interne in intonaco di terra cruda. Sarà inoltre una casa “passiva”, ovvero priva di impianti tradizionali di raffrescamento e riscaldamento.
Il calore necessario arriverà da un camino e da una stufa a legna, sfruttando inoltre al meglio le ampie finestre.
Previsto anche un impianto fotovoltaico per l’elettricità, il solare termico per l’acqua calda e un sistema di fitodepurazione per le acque reflue (oltre all’uso dei materiali di recupero)”.
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Ciò, se ce ne fosse ancora bisogno, dimostra che i genitori di questi sfortunatissimi bambini hanno veramente fatto i salti mortali per venire incontro ai vari diktat che sono stati loro imposti per riavere con sé i propri figli. Ciononostante, questi ultimi, sebbene fossero stati ascoltati per 3 ore dai magistrati il 7 luglio, restano inchiodati nella casa-famiglia, mentre le persone più sensibili ed empatiche di questo disgraziato Paese ancora non riescono a comprendere la ragione di tutto ciò.
Personalmente vorrei esprimere per l’ennesima volta la speranza di rapido lieto fine per queste pacifiche persone, ma sono frenato dal famoso detto secondo cui “chi vive di speranza muore disperato”. Vediamo se questa volta riusciamo a scrivere una storia diversa rispetto a quella di Penelope, che per restare fedele ad Ulisse dovette tessere e poi disfare la famosa tela per alcuni anni.
D’altro, a titolo d’informazione, per comprendere la velocità con cui viaggia la giustizia italiana, basti pensare che la condanna definitiva per plagio nei confronti di Roberto Saviano, stabilita in questi giorni dalla Cassazione, risale ad alcune denunce presentate da un gruppo di giornalisti in ordine all’uscita del romanzo Gomorra. Denunce risalenti a 18 anni fa. Non so se sia un record, ma forse ci andiamo vicini.
Claudio Romiti, 25 luglio 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


