Cronaca

Famiglia nel bosco, ora basta: restituite quei bambini ai genitori

Gli ultimi aggiornamenti fanno sperare in un epilogo positivo dopo mesi di grande apprensione

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Mentre la lunga mano della giustizia minorile dovrà decidere il destino delle due sorelle fuggite dalla casa famiglia di Civitella Alfadena in Abruzzo (nel frattempo i tre indagati per sequestro di persona aggravato – capo d’accusa che appare francamente sproporzionato – sono stati scarcerati con obbligo di dimora e di firma), ci sono molti elementi che sembrano propendere per un prossimo ricongiungimento della cosiddetta famiglia nel bosco.

Un ricongiungimento che è stato richiesto da una istanza, ex art 473 bis.23 Cpc, presentata dal nuovo avvocato della sfortunata coppia anglo-australiana, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. Come riporta un articolo dell’Ansa, “Il documento consta di 99 pagine “in cui si ricostruisce la vicenda processuale e umana, si evidenziano i nuovi accertamenti istruttori e i significativi fatti sopravvenuti che hanno consistentemente modificato la situazione”.

In soldoni, nell’istanza Pillon mette nero su bianco “che ormai tutti i soggetti coinvolti, Ctu, consulenti di parte, equipe di Neuropsichiatria infantile e comunità scientifica nazionale, chiedono sia disposto rispettivamente un ‘precoce’, ‘immediato’ e ‘urgente’ rientro dei minori in famiglia. Sono state offerte al Tribunale – prosegue la nota del legale – le valutazioni della difesa in ordine al bilanciamento dei nuovi elementi e si è prodotta una rassegna della giurisprudenza italiana ed europea di legittimità e di merito in materia. Si è dato atto – sottolinea ancora Pillon – del rinnovato clima di collaborazione che si è instaurato tra le parti e del proposito di superare, con il confronto e il dialogo, le rimanenti difficoltà.

Sarebbe bellissimo, e oso sperarlo – conclude il difensore – che la decisione fosse favorevole e intervenisse prima di uno dei compleanni dei bambini, che cade proprio tra meno di un mese. Sarebbe una grande festa per tutti”.

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Occorre poi ricordare, a beneficio di chi non ha seguito in modo approfondito il caso, che i tre bambini si trovano reclusi nella casa famiglia di Vasto da oltre 7 mesi, un’era geologica nella dimensione del tempo delle tre piccole anime che ne sono entrate quando avevano 6 e 8 anni, e che i loro genitori, dipinti inizialmente come ostili ad ogni forma di compromesso, oggi hanno accettato qualunque cosa sia stata loro imposta – perché di imposizioni si tratta – dai responsabili delle istituzioni preposte, almeno sulla carta, alla tutela e al benessere dei minori.

E qui mi fermo. A questo punto restiamo speranzosi in attesa che il miracolo del ricongiungimento si compia.

Claudio Romiti, 26 giugno 2026

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