In merito all’angosciante vicenda della cosiddetta Famiglia nel bosco, come riportato anche su queste pagine, ci sono stati due fatti di un certo rilievo: la, a mio avviso, prevedibile archiviazione dell’inchiesta sui magistrati aquilani promossa dal ministro della Giustizia e l’incontro, in un luogo diverso dalla casa famiglia in cui sono reclusi i tre bambini anglo-australiani, tra questi ultimi e i loro due disgraziati genitori.
In merito alla citata archiviazione la questione è molto semplice e, sempre a modesto parere di chi scrive, andrebbe affrontata non a colpi di ispezioni e carte bollate, bensì modificando una legislazione che fa acqua da tutte le parti.
Una modifica che, in parole molto semplici, si richiami ai capisaldi messi nero su bianco dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale stabilisce che tale decisione deve essere assolutamente eccezionale, giustificata solo da un grave e imminente pericolo per il bambino e deve, inoltre, essere orientata a preservare, ove possibile, il legame genitoriale.
Nel nostro ordinamento, al contrario, è sufficiente stabilire che vi sia una sorta di pregiudizio i cui effetti, secondo quanto si evince dal caso in oggetto, si potrebbero manifestare anche a distanza di tempo. Ciò sembrerebbe configurare una sorta di processo alle intenzioni nei confronti della coppia Trevillion-Birminghan, rea – sempre secondo chi ha chiesto l’allontanamento dei tre minori – di aver compromesso, con le loro scelte di vita, il futuro dei propri figli.
Per quanto invece riguarda il citato incontro della famiglia riunita in un luogo neutro, in quel di Gissi, paese a qualche chilometro da Vasto, mi è capitato per caso di leggere un articolo pubblicato dal sito libero.it, nell’imminenza del citato incontro, firmato da Ilaria Macchi, in cui quest’ultima ha focalizzato l’evento su mamma Catherine.
Questo il passaggio che mi ha particolarmente colpito: “Un momento così importante, ma speciale per tutti e quattro, non potrà però avvenire in totale libertà, tutto sarà infatti monitorato con l’obiettivo di salvaguardare l’interesse dei minori. Si agirà cercando di tenere presenti due aspetti, altrettanto importanti, portare avanti il legame affettivo con la mamma, come è giusto che sia, ma allo stesso tempo proteggerli, evitando traumi che potrebbero segnarli”.
Leggi anche:
- Famiglia nel Bosco, finalmente l’incontro: Catherine riabbraccia i suoi figli
- Famiglia nel bosco, il grido di papà Nathan
Ora vorrei segnalare alla giornalista che forse ci sono pochi dubbi sul fatto che, come ha sostenuto l’illustre psichiatra Tonino Cantelmi – consulente di parte – in una enciclopedica relazione di 300 pagine, uno strappo familiare tanto prolungato traumi quasi irreversibili li abbia già prodotti su queste tre povere anime innocenti.
Tuttavia, prendendo a prestito un celebre detto romano in voga alcuni decenni addietro, la sfortunata famiglia, nella prospettiva di incontrarsi a cadenza settimanale in un luogo protetto e sotto stretta sorveglianza, “si potrà giustamente consolare con l’aglietto”.
Claudio Romiti, 6 giugno 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


