In merito al caso molto doloroso della Famiglia nel bosco, dopo lo straziante video messaggio realizzato dalla sempre più sconcertata coppia anglo-australiana, il loro legale, l’ex senatore leghista Simone Pillon, punta il dito contro i servizi sociali. Quest’ultimi, in particolare, pare si siano dati uccel di bosco, evitando fino ad ora collaborare con i consulenti della famiglia onde organizzare al meglio il già discutibile periodo di transizione ordinato dal giudice competente.
Nei fatti, una volta appresa la decisione del Tribunale dei minori, con la quale già da oltre una settimana sarebbero dovuti iniziare gli incontri diurni della famiglia riunita nella casa di Palmoli, animali compresi, Pillon, come riporta un articolo de il Centro, ha chiesto un incontro con tutte le parti coinvolte per cercare di organizzare al meglio possibile le visite. “Sia la tutrice che la curatrice (Maria Luisa Palladino e Marika Bolognese ) – spiega l’avvocato – nonché i medici della Neuropsichiatria infantile di Atessa hanno immediatamente offerto la loro disponibilità. Spiace prendere al contrario atto che il Servizio Sociale affidatario abbia rimandato sia la propria disponibilità sia – e ciò è più grave – la concreta applicazione dei rientri a Palmoli dei minori“.
Per Pillon era ed è prioritario, visto che il 14 settembre inizia l’anno scolastico per i tre bambini, dare una risposta in tempi rapidi. Invece pare che questi professionisti del bene siano irraggiungibili. Così sottolinea a tale proposito il legale: “Anche le rassicurazioni verbali, ricevute giovedì, circa una comunicazione via email che avrebbe dovuto arrivare entro venerdì 4 settembre, sono rimaste lettera morta – punta il dito Pillon -. Ad oggi non solo non è stato avviato il programma di rientro dei minori ma non è stata neppure offerta alcuna data utile per il richiesto incontro tra le parti”.
Dopodiché Pillon porta il suo affondo senza fare sconti, vista la penosa condizione dei suoi assistiti: “Il segnalato allarme sullo stato di salute dei minori (allarme lanciato anche dalla Neurospichiatria infantile dalla Asl locale) e il loro più volte manifestato desiderio di rientro sarebbero dovuti essere presi in considerazione dal Servizio affidatario, consigliando quella stessa urgenza e immediatezza di intervento che era stata applicata quando si è trattato di portare i minori in casa-famiglia o di allontanarne la madre. Si prende atto – conclude l’avvocato – dell’inerzia e della inaccettabile dilazione dei tempi per ragioni burocratiche, che non è giusto siano fatte pagare ai minori”.
Come non dargli torto. Un sistema fulmineo a togliere i figli alle famiglie, ma che in questo caso, quando si tratta di riportarli indietro, si comporta come nel famoso paradosso di Zenone di Elea, secondo il quale Achille non raggiungerà mai la tartaruga. Ma l’importante è credere che tutto questo venga fatto per tutelare il benessere e i diritti dei tre bambini, parola di giovane marmotta.
Claudio Romiti, 7 settembre 2026
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