Per due anni ha scritto messaggi su Telegram a una giornalista. Messaggi privati, certo. Peccato che adesso siano finiti in un libro e che la Francia possa leggere cosa pensa davvero Emmanuel Macron di alleati, avversari, riforme e perfino delle sue possibili dimissioni. Il linguaggio? Non esattamente quello compassato di un presidente della Repubblica.
A raccontare tutto è Françoise Degois, ex giornalista di France Inter ed ex consigliera di Ségolène Royal, autrice di Vous êtes tous trop durs avec moi («Siete tutti troppo duri con me»), pubblicato da Robert Laffont. Il settimanale francese Marianne ha anticipato il contenuto del volume, che raccoglie conversazioni cominciate nell’estate del 2024. E le rivelazioni sono piuttosto interessanti.
Cominciamo dagli amici. O presunti tali. Gabriel Attal, ex primo ministro e uomo del campo macroniano, viene liquidato con una frase che lascia poco spazio all’affetto: «Gli abbiamo dato troppo. Sempre. Troppo». Non proprio un attestato di stima nei confronti di uno dei protagonisti della maggioranza presidenziale.
Ma non finisce qui. Nei messaggi riportati dalla stampa francese, Macron se la prende anche con i suoi detrattori, utilizzando espressioni come «salopards», traducibile con «bastardi» o «farabutti», e «mabouls», cioè «pazzi». Per altri riserva il termine «nazes», ovvero «incapaci», mentre incoraggia il socialista Olivier Faure a candidarsi alle presidenziali del 2027.
Poi c’è la politica. Quella vera. Ricordate il terremoto provocato dallo scioglimento dell’Assemblea nazionale nel 2024? Ebbene, Macron continua a difendere quella decisione. Alla giornalista che parla di un fallimento totale, risponde semplicemente: «Non sono d’accordo». E alla sinistra che rivendicava la vittoria replica che il vero beneficiario del voto era stato il Rassemblement national. Nei messaggi Macron definisce i dirigenti della destra dei “pazzi pericolosi” e distrugge Lucie Castets, la candidata della sinistra alla carica di primo ministro nel 2024: “Solo lei e voi di sinistra potete pensare che possa andare un giorno a Matignon. Non siete voi ad avere vinto le elezioni, è il Rassemblement national. Anche se adesso non era pronto, ma in ottobre lo sarebbe stato. Questa è stata una delle ragioni che mi ha spinto a sciogliere l’Assemblea e ad andare al voto immediatamente, senza aspettare”.
Anche sulla contestata riforma delle pensioni il presidente non sembra intenzionato a fare concessioni. Secondo La Dépêche du Midi, nei messaggi sostiene che sospenderla significherebbe mettere il Paese nei guai. Una difesa senza ripensamenti di uno dei provvedimenti più divisivi della sua presidenza. “I mercati ci guardano. Se voglio rifarmi l’immagine, allora sì, sospendo la riforma. Se penso al Paese, assolutamente no. Se sospendiamo la riforma, posso dirle che è davvero il Paese che mettiamo nella m…”.
E le dimissioni? Nemmeno per sogno. «Démissionner? Jamais!», cioè «Dimettermi? Mai!». Macron esclude categoricamente di lasciare anticipatamente l’Eliseo e ribadisce di non avere alcuna intenzione di disertare. Per quanto riguarda il suo futuro, dice: “Se dovessi dedicarmi al business, sarebbe per conto mio e penso di farlo piuttosto fuori dalla Francia, ma non sarò né un loro dipendente, né ai loro ordini. Mai”.
C’è però un altro particolare curioso. Secondo quanto ricostruito da Marianne, tutto sarebbe cominciato dopo che Degois aveva difeso pubblicamente Brigitte Macron dalle teorie complottiste sulla sua identità. Il presidente l’avrebbe ringraziata con un messaggio privato. Da lì sarebbe nata una corrispondenza durata due anni, progressivamente diventata più confidenziale.
La giornalista ha deciso di pubblicarla senza chiedere l’autorizzazione del presidente. E, stando alle informazioni di Marianne, l’Eliseo avrebbe saputo dell’esistenza del libro soltanto il 2 novembre, a pochi giorni dalla sua uscita.
Sulla prossima corsa alle presidenziali Macron non crede che Melenchon abbia chance (“a strategia della France insoumise è pazzesca ma non ci credo”) e non vede possibile nemmeno una vittoria di Marine Le Pen (“Non potrà nascondere a lungo la sua inclinazione naturale, la sua china naturale, filo-Putin e filo-Maga. Non ci riuscirà. E i francesi lo detestano. Alla presidenziale i nodi vengono al pettine”).
Poi la lamentela, da cui nasce il titolo del libro: “In questi otto anni abbiamo fatto passi avanti. Abbiamo fatto molto contro il separatismo (islamista, ndr), a favore del potere d’acquisto… Spesso siete tutti troppo severi con me”. E l’attacco ai partner europei: ““Mi annoio – scrive durante un vertice a Bruxelles – Mario Draghi e Angela Merkel mi mancano terribilmente”.
Resta comunque una questione politica e giornalistica: quanto deve sapere l’opinione pubblica delle parole pronunciate in privato da chi governa? La riservatezza merita tutela, ma quando un presidente parla delle proprie decisioni, dei rapporti con gli alleati e del futuro del Paese, l’interesse pubblico diventa difficile da ignorare. E così, mentre Macron difende in pubblico le istituzioni francesi, i suoi messaggi privati mostrano il linguaggio molto più diretto con cui giudica la politica e i suoi protagonisti. Altro che comunicati dell’Eliseo. Stavolta a parlare sono le chat.
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