Cultura, tv e spettacoli

Festival senza Sanremo: sarà sempre un baraccone

Braccio di ferro tra Comune e Rai: l'evento nazional-popolare rischia di trasferirsi altrove

sanremo carlo conti Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Sostiene l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, che Sanremo o non Sanremo la Rai non rinuncerà al Festival e la sua affermazione risponde al buon senso della banalità. Perché come fa la televisione di Stato a rinunciare alla sua emissione principale che le garantisce 100 milioni di fatturato pubblicitario e altrettanti di indotto? Sanremo o non Sanremo, per dire che se non si farà in Riviera si troverà un altro posto, ma il Festival resta Festival e resta della Rai: già è stato dichiarato ammissibile il bando per i prossimi 5 anni, tre più due rinnovabili, già è stato dato mandato a Carlo Conti di procedere nell’organizzazione, mastodontica, che tiene conto del lotto di canzoni pessime, inconsistenti ma raccomandate, da far passare per forza, vincitrice inclusa.

Sì, certo, il Festival è il peggio della spazzatura televisiva: è kermesse di regime, ma finché in dieci, dodici milioni non ci rinunciano come fai a rinunciarci tu, sedicente servizio pubblico? Poi si capisce che il sindaco di Sanremo giochi al rialzo, ma difficilmente i sanremesi, che ci campano un anno, accetterebbero di perdere la loro vetrina turistica per eccellenza; e non si capisce chi altri potrebbe schierare la potenza di fuoco di una tivù pubblica che ci mette i soldi delle tasse, dei cittadini. I network privati, italiani o internazionali? Sì, ma poi viene sempre fuori quel non so che da fondale, improbabile, raffazzonato: Sanremo è Rai e Rai è Sanremo da settant’anni, è una delle tradizioni o se si vuole delle consuetudini nazionali ed è improponibile rinunciarci, vederla traslocare armi e bagagli come un Fabio Fazio qualunque.

Non è questione di teleMeloni, come qualche sito cretino insinua: è la tipica faccenda per cui i regimi passano ma il Festival resta perché è organico, è esso stesso regime e se mai i regimi politici si rifanno a lui. A “Lui”, come un’entità trascendente e immanente. Per cui le voci su eventuali trasbordi vanno prese per quelle che sono, schermaglie di sottopotere, manovre senza particolare concretezza. Mettici pure, e non è un segreto per nessuno, che la Rai insieme al Comune di Sanremo ha in cantiere, ormai da anni, un progetto da 60 milioni di euro per una megastruttura festivaliera che dovrebbe concentrare l’intera operazione con un nuovo teatro (l’Ariston sarà pure magico come pretendono i cantanti ma è in realtà un buco di provincia che i registi debbono sforzarsi di rendere sontuoso come il Bolscioi), nuove strutture ricettive (l’albergo funzionale e contestuale al teatro è roba da 3 stelle risicate), un centro direzionale e commerciale che risolva i problemi logistici concentrando la rappresentanza, l’ospitalità e il consumo: cosa che, comprensibilmente, preoccupa bottegai e ristoratori sparsi per il centro fino alla parte vecchia, che chi scrive ricorda famigerata, appannaggio di maranza spacciatori coi cani, quando ci andavo per lavoro me li ero fatti amici e mi lasciavano passare senza propormi più nessuna droga.

La fortuna di essere cresciuto in contesti pericolosi. Lo stesso “roof”, la colossale dispersiva sala stampa sopra il teatro è un incubo che avrebbe bisogno di alternative, con quel baretto da stazione ferroviaria di paese. Di Sanremo, del Festival è facile parlare ma devi averlo bazzicato, dentro e fuori, per sapere davvero di cosa stai parlando e allora ne cogli le assurdità, le carenze, le necessità insoddisfatte di un evento che nasce dal caos primordiale e ogni volta riesce nello sconcio miracolo di paralizzare il Paese. Sia come sia, il Festival senza Sanremo non è pensabile e non è pensabile Sanremo senza la Rai, la Rai senza il Festival.

La Ripartenza

Una delle pochissime istituzioni davvero trasversali, nel senso che ogni regime di ogni colore non può permettersi di farne a meno: è vernice che tiene su l’azienda coi suoi sprechi colossali ed è vettore propagandistico di potenza inaudita: se c’è da inaugurare un regime repressivo si parte da qui, se c’è da dichiararne la fine, il nunc redit animus che fa tornare alla legalità formale, costituzionale, si passa da qui e si scomoda il presidente monarca; qui vengono assoldati i giullari di corte, qui si consacrano le nefandezze ideologiche del politicamente corretto e allo stesso modo si giubilano, qui il potere testa il polso alla pancia del Paese, alla plebe di cui si verifica il grado di tolleranza, di sudditanza.

Dopo cinque anni di esperimento sociale affidato ad Amadeus con Fiorello, a cavallo della pandemia per cui venivano maledetti e presi in giro i “novax”, ci si è affidati al normalizzatore Conti per espungere le esagerazioni woke di cui si avvertivano, dall’America, gli scricchiolii. Sanremo ha creato il divismo popolare, ha anticipato e poi lanciato il divismo televisivo, il conformismo sociale che faceva inorridire Pasolini e Flajano, quanto a dire che non è immaginabile una storia nazionale senza il binomio Festival – Televisione di Stato, o se si preferisce di regime.

Potranno anche dirottarlo, ma durerà poco perché non è una questione di spettacolo affaristico fine a se stesso, ha a che fare con la democrazia populista che come un millepiedi cammina sulle gambe delle canzonette, della tivù, dei partiti, della Rai, degli sponsor, delle istituzioni, del comparto tuitico, dell’apparato creditizio, di quello che usiamo chiamare “sistema” senza sapere come definirlo perché è lui a definire noi.

Max Del Papa, 29 giugno 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis)

Lo sapevi che...

Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Lui conserva tutto - Vignetta del 16/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Lui conserva tutto

Vignetta del 16/05/2026