In Campania si brinda, ma non tutti hanno davvero motivo per farlo. Roberto Fico, secondo gli exit poll Opinio-Rai, ottiene tra il 56,5 e il 60,5% delle preferenze. Una forbice ampia, che certifica una vittoria netta sul candidato del centrodestra Edmondo Cirielli, fermo tra il 35 e il 39%. Un trionfo lapalissiano, che rispecchia le previsioni della vigilia. Percentuali importanti, dicevamo, di quelle che in teoria dovrebbero proiettare un leader verso l’inizio di una nuova stagione politica. Una fase salda, stabile, che non teme scossoni o scherzetti. In teoria, appunto.
Perché il successo elettorale non sempre coincide con il potere reale. È la storia della politica, ma soprattutto di certa politica. E la Campania lo dimostra come meglio non potrebbe. Fico ha vinto, anzi ha stravinto, questo è fuori discussione. Ma la domanda vera è: governerà? E se sì, come? La coalizione che lo sostiene è ampia, trasversale, piena di equilibri delicatissimi. il campo largo contro la Meloni, il discorso è sempre lo stesso. Ma soprattutto l’ammucchiata è costruita attorno a due figure che, nel contesto campano, contano molto più dei voti di un exit poll e delle proiezioni: Vincenzo De Luca e Clemente Mastella.
Il primo, De Luca, è il vero architetto del centrosinistra regionale. Non è un dettaglio: il sistema di potere che porta il suo nome resta in piedi, immutato, anche ora che sulla carta sale un altro al vertice. Basti pensare alle trattative con Elly Schjlein, che hanno permesso al figlio Piero di ottenere un incarico di rilievo nella galassia dem. Fico, che viene dalla stagione “morale” del M5s, quella della rottura col passato, si ritrova paradossalmente a dover governare grazie al lavoro – e alle reti – del suo storico avversario. Una dipendenza politica di fatto.
Poi c’è Mastella. L’eterno. Il professionista della sopravvivenza politica. Colui che il Movimento 5 Stelle ha combattuto per anni come incarnazione della vecchia politica. Bene: oggi, per una bizzarria tutta italiana, lo stesso M5s si ritrova in una posizione in cui la sua stabilità passa anche da lui. Non un alleato naturale, ma un fattore inevitabile.
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E così, mentre i numeri degli exit poll raccontano una vittoria limpida, la realtà del potere dice altro: Fico comincia il suo mandato con più vincoli che libertà. Non può cantare vittoria perché la sua leadership, almeno per ora, è più formale che sostanziale. Il centrosinistra potrà anche festeggiare, il Movimento può rivendicare il risultato, ma la vera partita si gioca da domani. E da domani inizieranno i guai, quelli veri. Perché in Campania – come in qualsiasi altra Regione governata da coalizioni del genere – chi vince non sempre decide. E chi decide spesso non è sulla scheda elettorale. Fico ha ottenuto i voti. Ora dovrà capire se avrà anche il potere. E questa, più dei numeri, sarà la vera sfida.
Franco Lodige, 24 novembre 2025
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