Esteri

Figuraccia Macron: il premier Lecornu si dimette dopo una notte

Nuova rogna per Macron. Governo durato solo 27 giorni

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Un nuovo terremoto politico scuote la Francia: Sébastien Lecornu ha rassegnato le dimissioni da primo ministro dopo appena 27 giorni di mandato. Una crisi-lampo che riporta l’Eliseo in piena instabilità e mette seriamente in difficoltà il presidente Emmanuel Macron, già alle prese con un Parlamento spaccato e una crescente sfiducia nel Paese.

La fine anticipata del governo Lecornu era nell’aria da giorni. Nominato lo scorso mese per ricomporre la crisi apertasi con la caduta del governo Bayrou, Lecornu non è mai riuscito a consolidare una vera maggioranza parlamentare. Proprio ieri, il presidente Emmanuel Macron aveva nominato i 18 ministri per costruire l’ossatura del nuovo esecutivo, ma le reazioni negative non si erano fatte attendere.

A scatenare il terremoto politico è stata la riconferma di Bruno Le Maire, già ministro dell’Economia e ora passato alle Forze Armate. Un nome sgradito a molti, soprattutto all’interno dei Républicains (LR), il partito di centrodestra da cui Le Maire proviene, e che ora accusa l’ex ministro di aver contribuito all’esplosione del debito pubblico francese. Non solo, il 22 settembre scorso proprio Le Maire dichiarava di “escludere totalmente” l’ingresso nel governo Lecornu dopo la sconfitta alle legislative del 2024. Cosa sia successo nel frattempo non è dato sapere, ma il suo ritorno ha scatenato il malcontento più violento.

Il segnale più chiaro è arrivato proprio da Bruno Retailleau, appena riconfermato Ministro dell’Interno, che su X ha dichiarato: “La composizione del governo non riflette la rottura promessa. Data la situazione politica creata da questo annuncio, convocherò domani (oggi, ndr) il comitato strategico dei Républicains”.

Un messaggio che aveva messo in allarme l’Eliseo. L’ipotesi di un ritiro di LR dalla maggioranza – che già poggiava su equilibri fragilissimi – ha subito fatto circolare il timore che il governo Lecornu possa nascere già morto, aggravando ulteriormente la crisi politica francese innescata dalle dimissioni del governo Bayrou dopo appena 9 mesi.

Secondo molti analisti politici, Macron ha fatto il gioco delle tre carte: la formazione dell’esecutivo ha infatti lasciato sul campo numerosi scontenti anche tra gli alleati, soprattutto per la scelta di riconfermare ben 12 ministri del governo precedente, segnando una continuità che molti hanno visto come una presa in giro più che un segnale di stabilità.

Uno scossone interno alla maggioranza che si è trasformato in un vero e proprio terremoto istituzionale. Macron, al secondo mandato e senza maggioranza assoluta in Parlamento, dovrà gestire l’ennesima crisi politica nel giro di poche settimane.

Cristina de Palma, 6 ottobre 2025

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