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La guerra in Ucraina

Finlandia e Svezia nella Nato, colpo di scena: Erdogan dice di no

I due Paesi scandinavi rompono la loro storica neutralità. Ma la Turchia potrebbe porre il “veto” al loro ingresso nella Nato

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Eccola, la mossa che non ti aspetti. O forse sì. La Russia ci aveva sperato che il fronte Nato non fosse così unito nell’accettare la richiesta di adesione da parte della Finlandia e della Svezia. Mosca guardava a Ankara e Ankara ha risposto. Il sultano Erdogan, che nelle prime settimane di guerra si era speso per cercare un accordo di pace tra Russia e Ucraina, chiude la porta in faccia alla premier finlandese: la Turchia è contraria all’ingresso nella Nato dei due Paesi scandinavi e potrebbe far valere il suo diritto di veto.

Cosa significa? Significa che lo “schiaffo” auspicato da molti ai danni dello Zar potrebbe non verificarsi. Lo dicevamo ieri: per confermare la scelta atlantica è necessario che tutte le capitali già membri della Nato si dicano favorevoli. I trenta Paesi però non sono così granitici: in Croazia si sono levate le prime voci di protesta, ma certo non è un membro di peso. Il gran rifiuto turco invece cambia tutto.

Erdogan è stato chiaro. Dice di non avere una “opinione positiva” sull’adesione di Finlandia e Svezia all’Alleanza. Il motivo? Ankara ha sempre accusato i due Paesi scandinavi di ospitare i militanti curdi con cui è in guerra perenne. “Stiamo seguendo gli sviluppi – ha spiegato – i Paesi scandinavi danno ospitalità alle organizzazioni terroristiche“. La posizione della Turchia nel conflitto ucraino è sempre stata equilibrista: a Kiev vende i suoi micidiali droni, ma la sua economia dipende molto dalle relazioni amichevoli con Mosca. E poi Erdogan punta a ritagliarsi un ruolo di peso nello scacchiere mondiale, dunque “scostarsi” dalla linea tracciata da Biden o da Macron è questione di leadership internazionale. Per questo ha fatto riferimento “all’errore” commesso con l’adesione della Grecia, con cui ha una storica contesa mediterranea.

Una dichiarazione non fa un veto, ovviamente. La Turchia potrebbe anche cambiare posizione. Ma certo l’uscita di Erdogan cambia le carte in tavola. Intanto la Russia cerca di reagire. Ieri Mosca ha parlato di “minaccia”, ha paventato “ritorsioni” e un possibile conflitto atomico. Oggi Putin e membri del Consiglio di sicurezza russo si sono riuniti per discutere di un possibile ingresso scandinavo nella Nato. Non bisogna poi dimenticare di guardare alla Cina, dove la storica decisione di Helsinki è stata vista criticata. Il Peoples Daily, organo in inglese del Partito Comunista cinese, ha scritto che “l’espansione verso nord della Nato minaccerà ulteriormente la sicurezza sostenibile dell’Europa e del mondo”. Il timore, si ragiona a Pechino, è che “la Nato voglia mettere piede anche in Asia”, tanto che “per la prima volta ha invitato il Giappone e la Corea del Sud alla riunione dei suoi ministri degli Esteri il 7 aprile e tra gli altri partecipanti c’erano Australia, Nuova Zelanda, Finlandia e Svezia”.