Cronaca

Flotilla, l’azione eversiva dietro l’umanitarismo di facciata

Centri sociali, sindacati e opposizione cavalcano la protesta per destabilizzare il governo e rompere con Israele. Della Palestina, in fondo, non importa a nessuno

attivisti flotilla
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Come da previsioni della vigilia, le imbarcazioni della missione Flotilla sono state inevitabilmente intercettate da navi militari israeliane a circa 70 miglia da Gaza, e i suoi attivisti momentaneamente arrestati per poi essere trasferiti nel porto di Ashdod e da lì espulsi. E come già ampiamente annunciato, alla notizia dell’avvenuto abbordaggio, l’allegra pattuglia di manifestanti ProPal si è prontamente riversata nelle piazze delle grandi città italiane, messe ancora una volta a ferro e fuoco dalla furia “pacifista” dei contestatori. E come da copione, leader, partiti d’opposizione e organizzazioni sindacali hanno immediatamente colto la ghiotta occasione per accodarsi anch’essi ai manifestanti, nel chiaro intento di cavalcare politicamente l’onda della protesta.

Tutto, ma proprio tutto è andato secondo modalità e tempi previsti. Nessun fuori programma e nessuna sorpresa. E, del resto, cosa mai ci si sarebbe potuti aspettare da un’operazione di matrice eversiva studiata ad arte da frangie antigovernative e interamente concepita per produrre effetti destabilizzanti nel Paese? Null’altro che non fosse quella tumultuosa azione a cui, attoniti, stiamo assistendo proprio in queste ore. Eppure, quanto sta accadendo sotto i nostri occhi risulta fin troppo chiaro: un gruppo di attivisti e politicanti nostrani ha “convintamente” sposato la causa “umanitaria” palestinese, esclusivamente nella speranza di poter incrinare le relazioni diplomatiche tra Roma e Tel Aviv e surriscaldare il clima nelle città italiane.

D’altra parte, anarchici, centri sociali, comunistoidi e analfabeti funzionali di vario genere e specie, non avendo ancora digerito il risultato democratico decretato dalle urne ormai tre anni or sono, hanno lestamente colto l’occasione per riversare in strada abbondanti colate di odio represso. Allo stesso modo, leader politici di centrosinistra e aspiranti tali (ergo, il solito Maurizio Landini), pienamente consapevoli della loro manifesta inferiorità elettorale, hanno scelto cinicamente di fare uso politico di un dramma, nel disperato tentativo di risalire la china nei sondaggi e colmare almeno parte di quel vuoto cosmico che da tempo li affligge. In buona sostanza, dunque, a nessuno di costoro importa alcunché di Gaza o delle sorti del martoriato popolo palestinese. E, al di là degli scroscianti proclami di rito, tutte le loro recenti azioni lo hanno ampiamente ed inequivocabilmente dimostrato. La loro, ed occorre di ribadirlo con forza, è solo ed esclusivamente una continua lotta politica subdolamente celata dietro un becero umanitarismo di facciata.

Salvatore Di Bartolo, 5 ottobre 2025

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