Remigrazione non è deportazione, non sono proprio compatibili anche se la sinistra un po’ finge di non capirlo e un po’ non lo capisce davvero essendo analfabeta. Remigrazione, tecnicamente, è sbattere fuori dalle balle stragisti, stupratori, mafiosi, cannibali e clandestini come ha cominciato a fare tutto il mondo una volta scoperto con sgomento che non ci pagavano le pensioni ma eravamo noi a dover pagare le loro carneficine.
Deportazione è disperdere un popolo dalla sua terra legittima, come la sinistra sostiene stia accadendo a Gaza, ma in ogni caso non può decentemente sostenere stia succedendo in Italia dove avviene l’opposto: una conquista barbarica senza più difese né reazioni, una sharia di risacca che ci sospinge ogni giorno più in là. Ai margini.
Essendo la sinistra complice, “se non li avete digerirti li digerirete”, non può decentemente sostenerlo ma indecentemente sì perché il fine ultimo della sinistra parassitaria, a parte mangiare sopra ogni cosa si sviluppi al mondo, determinata da tutto ciò che essa sinistra non è, è rivoluzionare il mondo e metterlo sotto il proprio tallone burocratico.
Il sogno dei nostri cantanti analfabeti che non perdono occasione per raggrumarsi in appelli vergognosi dove pretendono che l’individuo non sia mai autonomo, non appartenga mai a se stesso ma, in ultima istanza, allo Stato che la sinistra pretende di rappresentare: meno ne sanno questi cantantucoli affaristi e più intervengono, ossia militano per il partito, oggi per la Palestina, ieri per il clima, domani per la educazione psicosessuale nelle scuole che non educa un bel niente, è intesa a sfornare generazioni di debosciati allevati all’idea che masturbarsi a tre anni credendosi di sesso opposto sia un gesto di consapevolezza civile e di ribellione contro il capitalismo, il tutto sotto il controllo di 4 travestiti e 2 psicologhe del PD.
Per la cosiddetta integrazione che non c’è è lo stesso e l’integrazione non c’è perché si risolve in disintegrazione e disintegrazione equivale a sostituzione: quel curioso fenomeno per cui orde di fuggiaschi dalle tirannidi natie sbarcano qui e immediatamente rivendicano, pretendono tutto ciò che li tiranneggiava in patria perché dove sono sbarcati gli fa schifo. Però ci restano. E noi siamo indotti a mollare su tutto in base ai programmi della élite antioccidentale, dell’Unione Europea, del woke che è la peggiore demenza tossica neocomunista degli ultimi 100 anni, solo che non è proprio come quello slogan che gira per i social, “importi terzo mondo diventi terzo mondo”, se mai importi barbarie subisci barbarie. E tornare indietro è praticamente impossibile.
La cosa sta bene alla sinistra Politburo che vuol farcela digerire e ai conduttori organici delle reti che, come ha detto quel direttore Mentana de la7, è praticamente al servizio del PD e della Lella Schlein, che dignità, con l’apparato dei suoi programmi da salotto improntati al più efferato conformismo militante. Solo che poi basta lasciarli parlare, come dice la mia amica Francesca Totolo, e subito, dietro la maschera del dialogo, affiorano i tratti disturbati, congestionati del comunista imbruttito.
Circola una clip di uno scazzo, ma se volete ve lo chiamo dialogo, confronto, fra il presentatore Formigli e il vicedirettore de la Verità, Borgonovo, proprio sulla faccenda delle remigrazione: tutti dicono che Borgonovo a Formigli lo ha sfasciato, a me, senza nulla togliere a Francesco, pare, più precisamente, che Formigli si sia disarticolato da solo ovvero a Borgonovo basta restare freddo, impercettibilmente sfottente com’è nel suo stile, e subito a quell’altro scappano i cavalli: perché Formigli è della schiatta egemonica che fa sempre più fatica, non per la sottomissione di una destra incapace di opporsi (tranne Borgonovo e non molti altri) quanto per le continue smusate contro il muro della realtà: quando i Formigli, o le Bianche, o uno a scelta, tanto ce ne stanno a un soldo la dozzina, non si sentono più temuti, quando percepiscono che della loro egemonia a chi gli sta davanti importa meno di un beato cazzo, si smarriscono, vanno in panico perché non sanno più che fare.
Borgonovo insiste glaciale, indifferente al moralismo formigliesco, e quello non sa letteralmente più che replicare; allora risponde con una giaculatoria di frasi fatte gravide di un livore balbettante, gorgogliante, che non si tiene, che trasuda provocazioni disperate alle quali l’altro non si sogna di abboccare. “Eh!… eh… l’inte… l’integrazione ha… ha funz… ha funzionato… in Germania sono arrivati due milioni di Siriani… ma che cosa dici…”. E Borgonovo, algido: vai a vedere i tassi di criminalità in Germania. Corrado sbrocca in dérapage, “Si va beh va beh va beh… torniamo agli stati etnici riportiamo i Serbi di Bosnia a fare la pulizia etnica…”. Una biondina cerca di corrergli in soccorso ma peggiora le cose e alla fine Formigli quasi si scusa con Borgonovo, che ghigna e lo sistema in uscita, ma dovrebbe se mai scusarsi con se stesso, con la figura avvilente che ha messo in scena.
I siriani in Germania? Formigli omette che i siriani imbarcati da Merkel erano in maggioranza ingegneri veri, non come il nostro stragista modenese, non li conta i miliardi allungati a Erdogan perché si tenesse la feccia, va beh va beh va beh e liquida la taharrush gamea del Capodanno 2016 Colonia, che poi funzionò come modello da esportare in tutta Europa, fino all’ombra del Duomo di Milano, gli sfugge pure la pulizia messa in atto subito dopo Merkel, che evidentemente agiva pour cause. Insinuare che l’altro auspica la pulizia etnica balcanica siccome non è d’accordo non è una carognata, una bassezza, è un capriccio puerile del quale poi ci si scusa, penosamente. Ecco il parastato gramsciano di cui parla Boni Castellane quando non viene più preso sul serio.
Quanto a noi, nei 20 giorni dalla strage di Modena, che è strage dell’immigrazione e serviva da innesco, abbiamo assistito a un inesorabile tracimare della violenza di conquista dalle Alpi al Lilbeo con altre efferatezze, aspiranti martiri provvidenzialmente bloccati (a Firenze, Vimercate e Reggio Emilia), stupri di strada (Avezzano, Milano, Roma), spedizioni punitive (Vicenza, Porto San Giorgio), scannamenti per futili motivi (Roma), pestaggi in branco (Parma, Anzio, Treviso, ancora Vicenza, Brescia), esecuzioni (Milano), aggressioni con machete (Milano), stragi (Amendolara, pakistani su pakistani), tentate stragi (Pergine Valsugana, Civitacampomarano), macelli di strada (Genova), minacce di morte a un sindaco (Porto San Giorgio), senza contare, ma mettiamoceli visto che il sacro Colle dice che siamo tutti irreversibilmente europei.
Bruxelles a ferro e fuoco, Parigi devastata dai maranza dopo la vittoria della locale squadra maranza in Champion, l’emersione del razzismo della polizia britannica contro i bianchi, e questo è solo un televideo, un elenco ossuto ma, volendo, potremmo andare avanti per l’infinità del web. A Formigli tutto questo sta bene? Non vuole tornare agli Stati etnici, che non ci sono mai stati, che non sono ipotizzabili? Fa’ una cosa, Corrado, fatti la tua immigrazione alla rovescia, va’ tu nei posti da cui questi son partiti e vediamo se ti integri. Mandaci una cartolina.
A noi, dopo 30 anni di colonizzazione che ci ha ridotto a una colonia islamica, basta di salvarci e per salvarci ci vuole la linea durissima, una nuova crociata fatta di persecuzione dei persecutori, di leggi fulmineamente cambiate, come fanno in Giappone dove ai musulmani tracotanti e viziati non concedono niente e appena fiatano li rimpacchettano. Difatti si disperava quel diplomatico iraniano, “ma come? Abbiamo speso milioni, milioni per infiltrare il Giappone e non c’è cascato nessuno, un solo convertito e non era neanche giapponese”. Qui da noi se uno fa una strage ti senti dire che “bisogna abbracciarlo”.
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Ai tempi della pandemia il regime si divertiva a “rendere la vita un inferno” a gente che voleva solo salvarsi dalla sanità di Stato, della quale avremmo poi visto tutti i crimini e le ruberie a man salva: e non lo fanno con tagliagole, primitivi e jihadisti? In altre parole: remigrazione di ferro. Che non è deportazione ma autotutela, se ancora siamo in tempo. Ma di tempo da perdere davvero non ce n’è più. Remigrazione, però non di parole: concreta, materiale, diciamo quella di Pozzetto con Paolone, il bambino grasso.
Max Del Papa, 7 giugno 2026
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