Più sono cattivi e più sono intoccabili i maestri all’italiana e Francesca Albanese è intoccabile. O meglio è come i fili dell’alta tensione, chi la tocca casca stecchito. Chi sia questa Albanese non è presto detto: “Giurista italiana” la celebra il Fatto, che la pompa, ma è una che su Israele ha come minimo idee antagoniste tanto quanto simpatetiche per la confraternita di Hamas, considerata umanitaria, resistente, “ha fatto cose buone, ha fatto le scuole”.
Roba incredibile, che si aggiunge alla disinvoltura estetica sul curriculum, ritoccato con tanto di minacce al puntuto professor Puglisi che le contestava la targa di avvocato: “Te la vedrai coi miei legali”. Salvo subito smentirsi, “non sono mai stata avvocato” e allora la si riciccia come giurista e salvatrice della Palestina in seno a quell’altro bell’organismo, equidistante, equilibrato che sarebbe l’ONU. Il mondo capovolto! Simili attitudini non ne fanno una paria ma una martire, il partito di Salis se la litiga con quello di Conte, Travaglio le produce i libri, lei viaggia come la Madonna in kefiah per inviti, vernici e se trova modo di incazzarsi se a un convegno dell’avvocatura ci ripensano, le ritirano la passerella. Intoccabile. Vero, Rocco Tanica?
A quest’altro personaggio sanremese, anche lui chissà perché in aura di intellettuale, di provocatore artistico sulla scia di Frank Zappa (Signore non perdonarli perché non sanno le fregnacce che dicono), è capitato di saltare sui fili dell’alta tensione e ci ha rimesso l’ospitata a un Festival Terre Tagliamento: non aveva capito con chi aveva a che fare.
Ovviamente, il passepartout dell’intolleranza è il “sessismo”, le “frasi volgari”. Che ha detto il Tanica? Che la diversamente avvocata è “una compagna antisemita che sbaglia”: si potrebbe convenire, e il sessismo c’entra come le scuole paritarie di Hamas, dove si indottrinano i pargoli alla strage semita e al martirio precoce. No, Rocco decisamente non ha capito. Non gli resta che spararla altrettanto grossa e mettersi in pari, per dire allo stesso livello politico, di candidatura.
Non che gli manchi l’attitudine: questo Tanica è tristemente noto per le sue uscite vaneggianti, strampalate sui social, dove, evidentemente, ha molto tempo libero da spendere. Chi scrive si ritrovò definito “la merda” dopo una foto in diretta dal reparto di ematologia dove mi stavo curando un linfoma; la mia colpa? Aver messo in relazione il cancro col vaccino, di cui l’ubiquo Tanica era stato testimonial, fra innumerevoli pubblicità di tutto quello che si può commerciare al mondo: a un utente che gli chiedeva: “Esiste un brand al quale voi di Elio e le Storie Tese non vi vendete?”, il gentiluomo rispose: “Tua madre, budget troppo basso”.
Tanto per riassumere il tipo. E mi tocca pure difenderlo. Quando gli fecero notare che se la pigliava con uno che stava forse crepando, e che forse tutti i torti nell’ipotizzare una correlazione non li aveva (col senno di poi, particolarmente), il Tanica, sommerso di insulti, non trovò la dignità di una resipiscenza, non fece né tanto né quanto ovvero fece come fanno quelli del suo stampo: cancellò il tweet, che però io ho conservato.
Morale della favola: vanitas vanitatum et omnia cazzate. Nessuno si tiene più, tutti che pretendono di sfogare le proprie frustrazioni/depressioni a bombette di commenti idioti o farneticanti nella totale scomparsa del buon senso, del senso della misura, del senso dell’età. Questo Rocco sconta la sindrome di Pierino e il Lupo, per una volta che poteva aver ragione, si ritrova cacciato per una più intoccabile di lui, scopre che la Tanica può rivelarsi un bidone su cui pestano per gesto estetico, per far casino.
Al di là del fatto specifico, resta il paradigma: nel Regno Unito già ti vengono a prendere per un post razionale, per aver scritto che se un maschio travestito da femmina invade i posti delle femmine, va chiamata la polizia; e la polizia infatti arriva, ma per prendere il reprobo; qui ci arriveremo, nel frattempo non si può eccepire sulla santità di chi considera Israele uno Stato canaglia, ma non Hamas, e sul 7 ottobre tradisce come minimo una vaghezza, una distrazione sospetta. La tecnologia ludica, infantile, con cui divertirsi a bullizzare chi capita, si risolve in tecnologia del controllo che ti stritola, ti fa perdere ingaggi, intacca la credibilità, almeno di chi ce l’ha, di chi la merita.
Oggi si colpisce un Tanica per educarne cento, lo si allontana come persona non grata con la censura gregaria degli stupidi, si fa passare per volgare e sessista una commentino che nessun codice penale potrebbe sanzionare. Perché qui davvero, cosa inusuale per il Tanica – style, di eccessivo, di sbracato c’è poco e niente. Qui c’è solo la cattiva, pessima coscienza di chi non si assume le proprie responsabilità. L’abbiamo scritto le millanta volte, criticare Israele si può e magari si deve: a patto che non diventi scontato, che non si risolva nella difesa d’ufficio di una tipa che proprio non ce la fa a definire, a concepire terroristica una accozzaglia di tagliagole che ha l’abitudine di cuocere i neonati – vivi – nei forni, falciarli a raffiche di mitragliatrice, e come obiettivo definitivo prevede l’estinzione degli ebrei.
Poi, su tutto il resto si può discutere: ma senza questo presupposto, discutere non si può. Allora una così può affermare che Hamas è una forza democratica che ha vinto le elezioni, che fa scuole e ospedali, che ha ucciso molta meno gente di Israele (per forza, non ha avuto la possibilità di fare di più); e la sinistra tutta la porta in processione; ma se uno sugli stessi social si azzarda a ricordare, in modo sgangherato ma lieve, certi livori, certi deliri, finisce segato. O gassato, se preferiscono. Perché Israele non va criticato, anche duramente: va odiato a morte, allo sterminio con la furia degli invasati e degli opportunisti. Che volete, oggi va così, domani, quando usciranno menti e finanziementi della lugubre pagliacciata della “Flotilla”, tutti a fischiettare, a salpare per altre rotte di cialtronaggine stronza, e non poco.
Max Del Papa, 6 settembre 2025
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