A Milano, un agente della Polizia locale, Francesco Imprezzabile, è morto durante l’inseguimento di un’auto che non si era fermata all’alt. Era cominciato tutto come un normale controllo, nella zona di Ponte Lambro. Il conducente del Suv, invece di fermarsi, ha accelerato ed è fuggito. L’inseguimento è proseguito fino a Peschiera Borromeo, dove l’agente, in moto, è finito a terra. Ora si cerca l’auto pirata e si verifica anche l’ipotesi più grave: che possa averlo speronato, il che, per me, è irrilevante perché comunque un poliziotto è morto inseguendo un fuggitivo, che ne è comunque responsabile.
Ci saranno indagini, ma vedrete che mediaticamente questa storia durerà poco. Oggi il cordoglio, domani qualche aggiornamento, dopodomani il silenzio. Nessuna grande protesta nazionale, nessuna ossessione mediatica, nessuna lunga radiografia morale dell’inseguimento. È la legge dura del giornalismo, si dirà: fa notizia l’uomo che morde il cane, non il cane che morde l’uomo. Qualcuno, inconsapevolmente, la penserà come Vallanzasca che un giorno disse: «Non mi pento di nulla. Ci sono vittime per le quali posso sentire una colpa pesante. Altre invece che fanno parte del gioco. Un poliziotto che ha l’indennizzo di rischio, sa di andare incontro alla possibilità di incontrare un Vallanzasca. Fa parte del gioco».
Io però non ci sto. Quando a morire è chi fugge dalle forze dell’ordine, mediaticamente e politicamente si scava in ogni dettaglio. Se muore chi indossa una divisa, tutto rischia di diventare una prevedibile ed accettabile fatalità. Il nome di Ramy è ancora inneggiato sui muri e nelle manifestazioni; quello di Francesco Imprezzabile rischiamo di non ricordarcelo già stasera. Allora, bisogna dirlo senza esitazioni: servono misure drastiche. Chi forza un posto di controllo e usa la fuga come arma contro lo Stato deve sapere che lo Stato può fermarlo con le buone o con le cattive, sia con lo speronamento che con l’uso delle armi, quando quella fuga mette in pericolo la vita degli agenti e dei cittadini. L’articolo 53 del codice penale già prevede l’uso legittimo delle armi e dei mezzi di coazione fisica, ma viene poi imprigionato da un’interpretazione che esige la proporzione della reazione pubblica, che, sulla strada, finisce per disarmare o frenare chi dovrebbe proteggerci.
Io penso il contrario: davanti a una fuga criminale e pericolosa, la reazione dello Stato – qualunque essa sia – se finalizzata all’immediata cessazione del pericolo, deve sempre considerarsi proporzionata. La politica deve farsene carico al più presto con apposite leggi. Così, magari, Francesco Imprezzabile non sarà morto invano.
Giorgio Carta, 23 giugno 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Francesco Imprezzabile, l'agente di polizia locale morto


