La Francia ripiomba nel caos. Barricate in fiamme, lanci di pietre contro gli agenti, edifici presi di mira e decine di arresti. Doveva essere la grande giornata della mobilitazione contro il carovita, ma in diverse città il ritorno dei gilet gialli si è trasformato nell’ennesima occasione per scatenare la guerriglia urbana. Da Parigi a Marsiglia, passando per Rennes e Rouen, gruppi di casseur e black bloc hanno approfittato dei cortei per seminare il disordine e attaccare le forze dell’ordine. Un copione già visto, con i poliziotti ancora una volta costretti a fronteggiare la violenza di chi sembra interessato più allo scontro che alle rivendicazioni sociali. E per Emmanuel Macron, che ha rivolto un appello alla calma, è l’ennesima grana di un finale di mandato sempre più complicato.
La mobilitazione di sabato 17 ottobre era stata annunciata da settimane sui social network. L’obiettivo era quello di riunire le diverse anime del malcontento francese: studenti, sindacati, agricoltori, insegnanti e soprattutto i gilet gialli, tornati in piazza a otto anni dalla rivolta contro il rincaro dei carburanti. Una protesta nata sulla spinta delle difficoltà economiche e del peggioramento dei servizi pubblici, ma che rischia di essere oscurata dalle violenze dei gruppi più radicali. Le autorità avevano previsto centinaia di iniziative in tutto il Paese, predisponendo un imponente dispositivo di sicurezza.
A Parigi la tensione è esplosa fin dalle prime ore del mattino. Le forze dell’ordine sono intervenute per disperdere due cortei non autorizzati, mentre nella capitale si moltiplicavano gli episodi di disordine. Alle 11 erano già 61 le persone fermate. Il prefetto di polizia Patrice Faure aveva disposto il divieto di manifestare in alcune aree strategiche, in particolare nei pressi dell’Eliseo, di Matignon e degli Champs-Élysées. Una misura adottata proprio per evitare che i gruppi più violenti potessero raggiungere i luoghi simbolo del potere francese.
Particolarmente grave quanto accaduto davanti alla sede di CNews, l’emittente televisiva del gruppo di Vincent Bolloré, che ospita anche la redazione di Europe 1. Intorno alle sette del mattino un centinaio di individui incappucciati ha bloccato l’accesso al parcheggio dell’edificio, lanciando oggetti e mandando in frantumi alcune vetrate. La polizia è dovuta intervenire per ristabilire l’ordine, procedendo all’arresto di 21 persone. Un’intimidazione in piena regola contro un organo d’informazione considerato vicino alla destra francese. La stessa emittente ha condannato l’accaduto, ricordando che “informare deve poter avvenire senza paura, intimidazioni e violenza”. Parole sacrosante. Perché la libertà di manifestare non può trasformarsi nella pretesa di decidere quali giornalisti abbiano diritto di lavorare.
Ma la guerriglia non ha risparmiato il resto del Paese. A Rennes alcuni manifestanti hanno eretto barricate incendiarie lungo la tangenziale, interrompendo la circolazione nei pressi della porta di Villejean. Sulla route de Lorient sono stati lanciati addirittura dei sampietrini contro le forze dell’ordine, come denunciato dalla prefettura. A Marsiglia, invece, si sono registrati incendi di cassonetti, lanci di oggetti contro i poliziotti e un attacco a una postazione della polizia municipale. Gli agenti hanno dovuto ricorrere ai lacrimogeni per contenere i disordini. A Lione, nei pressi dell’università Lyon 3, le forze dell’ordine sono intervenute per disperdere un assembramento di circa trecento persone.
Preoccupazione anche a Rouen, dove durante la notte un incendio ha devastato parte della facciata e della copertura di un edificio della facoltà di Lettere. Sul posto sono intervenuti cinquanta vigili del fuoco con trenta mezzi. Le autorità hanno aperto un’inchiesta per chiarire le cause del rogo e, secondo le prime informazioni, non si esclude l’origine dolosa. Resta da accertare un eventuale collegamento con le manifestazioni.
La nuova ondata di proteste arriva dopo settimane di mobilitazioni studentesche, cominciate a settembre nelle periferie parigine e rapidamente allargatesi al resto della Francia. Le rivendicazioni riguardano la carenza di insegnanti, le condizioni degli edifici scolastici e il peggioramento del potere d’acquisto. Questioni concrete, che meritano risposte politiche. Ma i numeri delle violenze raccontano anche un’altra realtà: secondo i dati riferiti dalle autorità, nelle settimane di disordini sono rimasti feriti oltre 900 appartenenti alle forze dell’ordine. Un bilancio pesantissimo, al quale si aggiungono i numerosi feriti tra manifestanti e personale scolastico e le polemiche sugli interventi della polizia.
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Il governo segue l’evoluzione della situazione attraverso una cellula interministeriale di crisi, mentre il ministro dell’Interno Laurent Nunez deve fare i conti con una protesta difficile da controllare. Macron ha ribadito il diritto dei cittadini a manifestare pacificamente, condannando chi cerca deliberatamente lo scontro. Ma gli appelli rischiano di rimanere lettera morta davanti a gruppi organizzati che utilizzano il malcontento come pretesto per colpire agenti, danneggiare edifici e paralizzare le città.
Protestare contro il carovita è un diritto. Prendere a sassate un poliziotto, incendiare barricate o assaltare una redazione non lo è. E sarebbe ora di smetterla di confondere la rabbia sociale con la violenza di piazza. Perché dietro le divise bersagliate dai casseur ci sono uomini e donne chiamati a garantire la sicurezza di tutti, compresi coloro che scendono in strada per manifestare. Chi li attacca non sta difendendo alcun diritto: sta semplicemente cercando di imporre la legge della violenza.
Massimo Balsamo, 17 ottobre 2026
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