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Francia e Berlino si smarcano dagli Usa. Draghi che fa?

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Mentre sulla Piazza Rossa di Mosca hanno sfilato mezzi militari e soldati per il Giorno della Vittoria, il presidente francese Macron ed il cancelliere tedesco Scholz si sono incontrati a Berlino. Ancora una volta, il vertice ha sottolineato la necessità di sostenere la resistenza ucraina ed il conseguente invio di armi a Kiev: “Putin non ci lascia altra scelta: ha leso il principio dell’inviolabilità dei confini per il suo progetto di rivincita di un impero russo”, ha affermato Olaf Scholz.

C’è, però, un limite fondamentale rimarcato dall’asse Parigi-Berlino: il conflitto non dovrà mai estendersi oltre i confini ucraini. Sia Macron che il cancelliere tedesco hanno parlato di rapida de-escalation, ma senza che l’Ucraina giunga ad un trattato di pace formato solo da diktat. Insomma, la volontà è quella di ostacolare l’offensiva di Putin, cercando in tutti i modi di impantanare l’esercito russo sul campo, pur tenendo aperto il canale delle trattative e della diplomazia.

La posizione sembra discostarsi da quelli che sono stati i toni dell’amministrazione Biden nelle ultime settimane. Ricordiamo che, sin dall’inizio del conflitto, la Casa Bianca ha apertamente esplicitato l’ipotesi di imporre un cambio di regime a Mosca, definendo più volte Putin un “criminale” ed un “dittatore omicida”. Ora, indipendentemente dalla veridicità delle formule utilizzate dal presidente Usa, è evidente che l’utilizzo di questi toni non mira al raggiungimento di una soluzione diplomatica, ma al rischio di rendere il Cremlino ben più radioattivo di quanto non lo sia già oggi, di portare ad un’ulteriore chiusura “a riccio”.

Proprio in queste ore, il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, è volato a Washington. I temi principali di cui tratterranno i leader saranno essenzialmente due: gas ed invio di armi.

Sotto il primo profilo, gli Usa sembrano intenzionati a fornire maggiori forniture sia a Germania che Italia, proprio per svincolarle dalla massiccia influenza russa. Per quanto riguarda il secondo, invece, Biden confermerà l’atteggiamento atlantista, cercando di convincere l’Italia a sostenere la superpotenza nell’applicazione di nuove sanzioni contro Mosca, nonché nell’invio di ulteriori armi, soprattutto mezzi anti-carro e anti-aereo.

Molti analisti hanno sottolineato l’importanza strategica del viaggio del premier.

In questi due mesi di conflitto, infatti, il governo Draghi ha costantemente sostenuto il profilo delineato dall’amministrazione Biden. Mentre Scholz ha mostrato più volte tentennamenti sulla vicenda del gas – per esempio, già inizialmente col blocco del gasdotto Nord-Stream 2 – ecco che l’ex governatore della Bce non ha mai proceduto in direzione opposta a quella della Casa Bianca.

C’è però un altro aspetto da analizzare. Al di là della figura di Draghi, il vero problema pare essere la maggioranza, la quale rimane spaccata sulle questioni principali che avvolgono la guerra. Molte volte, infatti, Movimento 5 Stelle e Lega hanno mostrato più che dubbi sull’invio di armi a Kiev, a differenza del Pd di Enrico Letta, che pare seguire la linea draghiana e, di conseguenza, quella di Washington.

Quindi, quale potrà essere l’atteggiamento che Draghi assumerà alla Casa Bianca? L’Italia confermerà il suo sostegno alla direzione oltranzista di Biden, oppure si farà da portatrice di un asse Ue (Roma-Berlino-Parigi) per una politica più aperta, caratterizzata da toni maggiormente distensivi?