Franco Baresi è stato il mio primo supereroe. Io non sono passato per Batman, Superman o Spiderman, anzi l’Uomo Ragno era ai miei tempi. No no, io ho iniziato direttamente con lui. Avevo sette anni e nei sogni da bambino c’era già il mestiere che avrei poi reso una ragione di vita. Ricordo che avevo un quadernino in cui, dopo averle lette sulla Gazzetta dello Sport, riproponevo le cronache delle partite del Milan.
Un Milan poverello, che stava in serie B. A fine “articolo”, ammazza quanto ero tenero, mettevo sempre il migliore in campo: se Verza aveva fatto almeno due gol, era lui. Altrimenti era sempre e solo il Capitano. Con tanto di giudizio: “come sempre, insuperabile.” Sempre lo stesso. Poi crescendo ho scoperto che quel Capitano, che io vedevo giocare solo nella mia fantasia e in qualche highlight trasmesso dalla zzxdf< dopo le 22.30, il primo momento in cui mandavano i gol della B, ecco, quel difensore lì era davvero insuperabile.
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Ricordare qualche partita significherebbe fare un torto a qualche altra. Preferisco ricordare quell’uomo semplice, col fisico da ragioniere e i peli sul petto da impiegato in vacanza al mare con la famiglia, così lontano dalla perfezione fisica di oggi, che aveva però un carisma e una naturale leadership per cui, al suo passaggio, quasi ti veniva spontaneo metterti di lato. Partiva in anticipo, intercettava la palla, ribaltava l’azione e andava dritto verso la porta avversaria, galoppando in praterie che riusciva a vedere solo lui, sotto il boato crescente di San Siro.
Ecco, lo ricorderò sempre così, Franco Baresi. Ogni altra parola, è superflua. Franco prende tutti in contropiede per l’ultima volta a 66 anni. Due volte 6. E non poteva che essere così. Ciao Franz, l’averti saputo “nostro” ci farà scontare pene meno amare.
Guglielmo Mastroianni, 31 luglio 2026
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