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Furore (John Steinbeck)

Furore, meglio sarebbe stato titolarlo in modo letterario e cioè Grappoli di ira, di John Steinbeck è considerato un capolavoro della letteratura americana. Secondo me non lo è.

Si tratta più o meno di un reportage sulla condizione dei piccoli proprietari terrieri del midwest ai tempi della depressione. Con un stile che oggi si potrebbe dire alla Report o alle Iene, e cioè moralistico, e con una tesi da dimostrare, si racconta la triste epopea di una famiglia che perde tutto.

E alla ricerca dell’eldorado, attraverso la Route 66, cerca fortuna in California. I piccoli proprietari spogliati di tutto sono onesti, lavoratori, saggi e uniti ai valori della famiglia. incontrano un mondo di tremendi capitalisti, cattivi, avidi, sfruttatori e assassini. Assistiti da una banda di sceriffi corrotti e violenti.

In Furore, vincono i cattivi, o meglio il sistema dei cattivi, che non accetta sindacati, leghe e rivendicazioni di ogni tipo. È un inno al socialismo, alle comunità che si autoregolano, ai collettivi, avrebbero detto una trentina di anni dopo.

Perché un romanzo così scontato, banale, corretto, osannato da chi la pensa sempre bene e da Le Monde, interessa questa rubrica liberale?

Per due motivi.

1) Il primo ha a che vedere con la trasformazione. I contadini del midwest vengono cacciati dalle loro terre, perchè dei “mostri”, i trattori, sostituiscono gli aratri trainati dagli animali. Il romanzo, il furore di Steinbeck nasce tutto da la. Il padre della famiglia perde la sua ragione perché perde la sua terra. In realtá ha perso il treno della storia.

Qualcuno forse ha rimpianti per la terra e l’aratro. L’america, grazie ai trattori e non solo, è diventato il luogo piú ricco del pianeta. In trent’anni sfamiamo tre miliardi di persone in più. Il progresso tecnologico ha portato gli uomini ad esigere il wifi, più che una patata per non morire di fame. Oggi come allora siamo in un momento in cui il mondo sta cambiando.

La rivoluzione digitale ha lo stesso effetto dirompente che la meccanizzazione ha avuto nell’agricoltura. Rischia di creare nuovi poveri, li sta giá creando, siamo noi rimasti ancorati alla zappa e all’aratro. Possiamo urlare come fa Tom, l’eroe di Steinbeck, o capire a manovrare i trattori.

2) Il secondo motivo è che durante processi di trasformazione, la grande depressione americana, la rivoluzione digitale oggi, la feroce transizione può essere raccontata in modo moralistico e romantico alla Steinbeck, o denunciando il rischio di perdere le nostre libertà conquistate alla Ayn Rand. La sua Fonte meravigliosa, segue di poco Furore, ma con ben altro spirito.

Insomma il rischio del trattore e dei big data è dietro l’angolo, occorre comprenderlo e non combatterlo.

Nicola Porro, Il Giornale 2 gennaio 2018

5 Commenti

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  1. sono assolutamente d’accordo con quanto scritto da Andrew Earp.
    sono cittadina italiana e statunitense e vedo, per onestà intellettuale i difetti di ‘both the countries’.
    Ciò nonostante apprezzo moltissimo le capacità del dott Porro, solo che mi manca il tempo per commentare, dato che come persona femminile in Italia sono oberata di compiti.
    Laura Bendel

  2. Due parole .ho letto il libro da giovane e ho visto il film .mi dica lei che differenza c’è con oggi .nessuna .è il problema è che solo in pochi lo abbiamo capito .troppi tonti ci comandano e semoriamo tanti ebete che battono le manine . Veda Gentiloni

  3. beh, Steinbeck era un fellow traveler, come Sinclair Lewis e altri del genere, e quindi per definizione un media darling – uno dei motivi per cui diffido subito di chi è un media darling, appunto. e la depressione americana è stata prolungata e approfondita dagli interventi governativi. ma trovare un riferimento a questo in Steinbeck…

  4. Dottor Nicola Porro mi spiace ma qui ha toppato completamente. La tesi del libro non è l’avvento del trattore, bensì le ruberie delle banche. Forse non l’ha letto bene. I contadini perdono la terra perché le banche li avevano convinti a fare sempre più mutui per comprare appezzamenti di terreno e sementi ecc. Poi ci furono gli anni delle grandi carestie, le grandi tempeste di sabbia (il Midwest divenne verde solo dopo la II Guerra Mondiale, prima era desertico), e i raccolti furono tutti in perdita. Alla crisi del ’29 le banche pretesero da migiliaia e migliaia di persone il rientro dei debiti. Impossibilitati a farlo, persero tutto, casa, terra e denaro. Questo è il quid. Allora le corportation rilevarono la terra per pochi soldi e la tecnologizzarono. Poi il romanzo è superbo per lo stile d’avvanguardia meraviglioso. È letterariamente il più bel romanzo del Novecento, e socialmente la denuncia più seria e dura di queste problematiche. Io sono uno studioso di letteratura americana e vivo in Kansas, quindi so di cosa parlo, mi creda. Lo rilegga e venga a farsi un giro a conoscere i discendenti di quegli Okies. Cordialmente e con immutata stima.

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